mercoledì 8 aprile 2020

Se vi manca il Parco di Monza - parte 24: la voce dello scoiattolo (cap. 2)


Il nostro Parco è chiuso per l'emergenza. Ci manca. E allora: una serie di testi e immagini per alleviare la nostalgia.

Correva il luglio del 2007 (credo): come sempre, ero impegnato con i campi estivi su in Valle Aurina/Ahrntal (Sudtirolo). Con un gruppo (più o meno accuratamente selezionato) avevo trascorso una nottata poco sotto la cima del Monte Lupo/Wolfskofel, in una baracca un tempo usata da cacciatori. La mattina, un suono lugubre, proprio sotto la mia testa: roba da film dell’orrore. Uno scoiattolo piazzato tra i rami di un albero. Da allora, uno degli obbiettivi, appena avessi posseduto un buon registratore, sarebbe divenuta la cattura di una traccia sonora di questo animale.

L’occasione si presentò una prima volta il 24 agosto del 2012. In realtà, ero intento a registrare altro, e strani rumori provenivano dagli aceri. Uno scoiattolo rosso, pensa te. A perfetta distanza dai microfoni.

A fare da sfondo, le balie nere, presenza tipicamente agostana per noi, e qualche altro volatile.

Qui distinguiamo un lamento iniziale, una serie di gemiti soffocati e una latrato simile ad uno sbuffo, accompagnati dal picchiettare delle unghie sul tronco di un acero. Il luogo: le aree a nord di Cascina Frutteto.


Qui distinguiamo due latrati simili a sbuffi e un gemito soffocato, oltre al picchiettare delle unghie.
Il sonogramma relativo a questa ultima traccia è più sotto.




Questo sonogramma è invece riferito ad una parte di una traccia pubblicata da Geoff Sample, nel suo volume: "Wildlife Sounds" (Harper Collins Publishers, 2006).


La traccia consiste quasi esclusivamente di brevi sbuffi. Si può notare una buona corrispondenza con i suoi emessi dagli scoiattoli del nostro Parco.
Dettaglio interessante: in rete non ci sono molte registrazioni di scoiattoli  europei. Un modo carino per mettere in evidenza il Parco di Monza.

Alla prossima

Matteo Barattieri - Comitato per il Parco di Monza

lunedì 6 aprile 2020

Se vi manca il Parco di Monza - parte 23: Uno specchio d'acqua e i suoi abitanti



Il nostro Parco è chiuso per l'emergenza. Ci manca. E allora: una serie di testi e immagini per alleviare la nostalgia.

I Giardini della Villa Reale di Monza esercitano un indiscutibile fascino su chiunque ne percorra i sentieri, in qualsiasi stagione dell’anno. E, all’interno degli stessi, il Laghetto, le cui dimensioni, peraltro, sono tutt’altro che trascurabili, rappresenta meta privilegiata. Del resto l’acqua, all’interno di un Parco, è elemento di grandissimo valore sia ecologico che paesaggistico e ne arricchisce la biodiversità favorendo la presenza di specie, che, senza l’elemento liquido, non si troverebbero.

Ho già avuto modo di parlare, su questo blog, del Laghetto ma ora lo faccio in modo un po’ più preciso e dettagliato, tentando di metterne in evidenza alcune caratteristiche.
La sistemazione dell’area si deve al Piermarini con il sinuoso laghetto dalla forma allungata e la splendida cascatella laterale che scende fra le rocce: l’impressione che se ne ricava è romantica ed irresistibile al tempo stesso.

Interessante anche il Tempietto neoclassico, situato in prossimità di un lato del lago: recentemente sottoposto ad un lavoro di restauro e di ripulitura, fa parte dell’iconografia tradizionale dello specchio d’acqua e compare in molti dei dipinti e delle fotografie che, nel tempo, lo hanno immortalato.

A proposito di pittura va detto che le rappresentazioni non mancano: Martino Knoller, nato a Steinach, presso il Brennero nel 1725 e morto nel 1804 è uno dei nomi da ricordare. Come pure vanno citati l’incisore Gaetano Riboldi e Carlo Sanquirico con le sue belle stampe.
Dicevo della frequentazione. Chi visita i giardini della Villa, difficilmente rinuncia a fare un giro del lago, peraltro interamente circondato da un bel sentiero…e non c’è stagione che tenga…se d’estate l’afflusso di persone è di gran lunga maggiore, le stagioni intermedie e l’inverno regalano spettacoli splendidi con tavolozze di colori o atmosfere oniriche e rarefatte.

Altro aspetto che stimola frequentazione e osservazione sono le diverse specie di uccelli che hanno eletto lo specchio d’acqua come abituale dimora a cominciare dagli immancabili germani reali. Questo anatide è sicuramente il più diffuso in Italia e si trova quasi ovunque ci siano laghi o fiumi anche parzialmente degradati. Dimorfismo molto accentuato fra i due sessi: il maschio ha testa e collo di un bellissimo verde, mentre la femmina è uniformemente grigio-bruna. Le tinte più dimesse la proteggono adeguatamente durante il periodo della cova.
Ma la specie che frequenta abitualmente il laghetto da alcuni anni e colpisce tutti per la splendida livrea è l’anatra mandarina. Trattasi di volatile non originario dell’Europa ma dell’Asia. Sul laghetto della Villa pare trovarsi bene e la si può osservare con regolarità. Più piccola del comunissimo germano, colpisce per la strabiliante livrea con colori che vanno dal blu al rossiccio, dal verde al marrone.


La terza specie, meno facile da osservare, ma anch’essa assai comune è la gallinella d’acqua, rallide assai simpatico e a me molto familiare perché le ho dedicato una serie di osservazioni, all’interno del Parco, per valutarne quantità e comportamenti.
Sul lago l’ho vista nuotare più volte, con la solita eleganza, ma anche stazionare, insieme ai germani, sull’isolotto della parte settentrionale.

Al di là delle specie che vivono abitualmente sull’acqua o nelle immediate vicinanze, anche gli alberi che circondano le rive del lago consentono di osservare diversi volatili delle specie più varie: cince, fringuelli, merli, pettirossi e le immancabili cornacchie grigie.


Edo Melzi

domenica 5 aprile 2020

Se vi manca il Parco di Monza - parte 22: Bifore gotiche nel Parco


Il nostro Parco è chiuso per l'emergenza. Ci manca. E allora: una serie di testi e immagini per alleviare la nostalgia.

Il Parco di Monza contiene un numero significativo di Cascine e Ville che rappresentano un singolare quanto prezioso patrimonio architettonico.
Il valore artistico di alcune di esse è fuori discussione: si pensi alla splendida Villa Mirabello che, restaurata, offre il meglio di se’; peccato non si possa dire altrettanto di Villa Mirabellino che, altrettanto pregevole, attende da anni un restauro al fine di sottrarsi alle pietose condizioni in cui versa da tempo.
Due Ville che si affiancano alla prestigiosissima e arcinota Villa Reale, componendo un trittico di grandissimo interesse anche da un punto di vista turistico.
Le Cascine sono edifici rurali altrettanto interessanti e appaiono armonicamente inserite nel paesaggio di cui sono parte integrante. Una grande lezione per tutti noi di stile e di rispetto dell’ambiente.

La cascina San Fedele spicca fra le altre per la bellezza dell’aspetto: osservandola, infatti, ci appare come un sontuoso palazzetto in stile neogotico con elegante rivestimento a fasce bicrome. Ma l’elemento di gran lunga più sorprendente sono le meravigliose bifore gotiche che adornano la facciata principale; già l’edificio spicca per la posizione dominante: le finestre non fanno che acuire la curiosità e l’interesse di chi la ammira. 

Non tutti sanno che il nome della costruzione deriva da un Oratorio medioevale che sorgeva proprio su quel poggio. La Cascina è stata edificata dal Canonica e quindi ci si domanda da dove provengano le bifore gotiche: sono opera di Giovanni di Balduccio e appartenevano alla chiesa milanese di Santa Maria di Brera, sciaguratamente abbattuta. Datate 1348, sono l’unica parte della chiesa ad essere stata recuperata ed inserita nell’edificio monzese.



Una storia singolare per una cascina che delle cascine ha ben poco.  Se ne parla in modo abbastanza ampio nella bella guida verde del Touring Club Italiano “Monza e la Brianza”. Notizie ancor più dettagliate si trovano nell’interessante volume di Valeriana Maspero e Carlo Vittone “Il Parco di Monza- Storia del più grande Parco cintato d’Europa”.

Tracce significative di storia dell’arte disseminate fra la natura del Parco.


Edo Melzi


venerdì 3 aprile 2020

Se vi manca il Parco di Monza - parte 21: Scoiattolo grigio americano: una mappa alla buona


Il nostro Parco è chiuso per l'emergenza. Ci manca. E allora: una serie di testi e immagini per alleviare la nostalgia.

Il pesante impatto dello scoiattolo grigio americano sulla nostra specie indigena - lo scoiattolo europeo - è arcinoto. La presenza dell'americano è negativa. Come sanno più o meno tutti, il grigio causa la progressiva scomparsa della nostra specie europea. Non solo: in alcune zone della Francia, è stato verificato che la presenza del grigio causa danni agli ambienti boschivi. Per questo, sono sempre in corso campagne di eradicazione della specie americana, che, ricordiamolo, non è giunta qui in maniera spontanea. Ma è stato portato dall'uomo.

Gli esemplari di scoiattolo grigio americano che girano nel nostro Parco, stando ad alcune ricostruzioni, provengono da una villa di Monticello (LC). Dove la solita anima semplice - eufemismo - li ha lasciati in giro. Da lì, in non molto tempo, si sono diffusi, fino a raggiungere il nostro Parco. Gli effetti sono ormai riconoscibili: la specie europea è in sensibile diminuzione.

Quanti sono gli scoiattoli grigi nel Parco? Qualche dato ci sarebbe, ma è in mano ad alcuni tecnici che stan seguendo il problema. 
Nel mio piccolo, ho raccolto qualche osservazione negli anni. Ma senza nessuna sistematicità. Quindi sono dati sempre utili e di qualche interesse ma non molto significativi dal punto di vista scientifico.

La mappa mostra i miei dati. La griglia è formata da quadrati di 1 km l'uno. E' la griglia ufficiale utilizzata dalla piattaforma Ornitho, piattaforma che permette di caricare e condividere osservazioni faunistiche di campo. 
I punti rappresentati sono georeferenziati, vale a dire sono collocati con precisione nel luogo in cui è avvenuta l'osservazione, grazie all'utilizzo sul campo di una specifica applicazione. Si notano due zone di concentrazione dei punti: 
- zona nord: tra parte settentrionale del golf e area del Bosco Bello
- zona sud: area dei Giardini della Villa Reale, un settore presenza classico e arcinoto a tanti frequentatori del Parco


Le prime segnalazioni note per il Parco di Monza risalgono al 19-1-2016, grazie a Francesco "Checco" Ornaghi  da Macherio. Luogo: la zona nord (Bosco Bello).
Mia prima osservazione: 2-4-2018.

Sarebbe carino dar vita a qualche attività più specifica di campo. Ma occorrerebbe la consulenza di qualche esperto studioso di mammiferi. Avrei qualche nome, gente valida, ma attualmente sono spostati su altri lidi. Ci pensiamo.

Non ho, purtroppo, registrazioni di versi dello scoiattolo americano. Classico: le poche volte che ne ho udito i suoni, o non ho fatto in tempo ad estrarre microfono e registratore, o non avevo a disposizione l'armamentario.

alla prossima

Matteo Barattieri - Comitato per il Parco di Monza

giovedì 2 aprile 2020

Se vi manca il Parco di Monza - parte 20: Il copricapo fa la differenza


Il nostro Parco è chiuso per l'emergenza. Ci manca. E allora: una serie di testi e immagini per alleviare la nostalgia.

Foto di: Gaetano Nava

In questi giorni di inattività doverosa ma forzata ciò che colpisce è il silenzio: le auto sono quasi completamente scomparse e l’assenza di motori permette di udire altri suoni e di notare altri movimenti. Per non parlare poi della qualità dell’aria, decisamente migliorata! Proprio davanti alla mia abitazione due poderosi cedri del Libano sono frequentatissimi da un gran numero di uccelletti che si danno un gran da fare fra le fronde.

Questa mattina (24-3-2020 n.d.r.), verso le 7, ho notato - col binocolo naturalmente - una coppia di capinere. Questo grazioso uccellino ha un piumaggio uniformemente grigio con cappuccio nero nel maschio e rosso-marrone nella femmina. Si distingue dalla cincia bigia per le dimensioni - la capinera è più grande - ma anche per il fatto che il cappuccio della cincia bigia è più ampio. Inoltre quest’ultima, a differenza della capinera, ha le guance chiare.


La foto mostra una femmina ed è stata scattata ad Agrate Brianza da Gaetano Nava. Un modo per ricordare Gae, che ci ha lasciato anni fa. L'immagine proviene dal sito del CROS Varenna  http://www.crosvarenna.it/ 


Nel Parco è uno degli uccelli più comuni e nel testo “Gli uccelli del parco di Monza” si parla della presenza di almeno decine di coppie. Peraltro il Parco offre a questo volatile tutto ciò di cui necessita. Alberi in quantità ma soprattutto il sottobosco che per la capinera è indispensabile: per nidificare, infatti, preferisce i cespugli e ama i luoghi ombrosi.
Nel giardino della scuola elementare dove ho notato la simpatica coppia cespugli e siepi non mancano: sicuramente luoghi di rifugio per la capinera.

Edo Melzi

lunedì 30 marzo 2020

Se vi manca il Parco di Monza - parte 19: Da un mondo all'altro


Il nostro Parco è chiuso per l'emergenza. Ci manca. E allora: una serie di testi e immagini per alleviare la nostalgia.


Ci sono luoghi del cuore che possono essere definiti in questo modo per la loro bellezza o singolarità o per il fatto che evocano ricordi e situazioni vissute.
A Monza c’è una basilica di antica origine e, a poca distanza, l’ingresso al Parco che amo di più: sto parlando della chiesa di Santa Maria delle Grazie e dell’entrata all’area verde ubicata a poca distanza, in via Montecassino.
La chiesa è stata eretta nel 1463 in stile tardogotico, ma non quel gotico esuberante e fiorito che caratterizza la cattedrale di Milano e, seppur molto diversamente, la facciata del Duomo della nostra città; è un gotico più dimesso e contenuto, tipico di tutte le chiese conventuali: Santa Maria delle Grazie infatti è edificio francescano.
Dal parco è separata solo da un muro, ma quando si arriva sul piazzale davanti alla facciata, già se ne assapora la frescura e l’ondata di verde rigenerante.
Il colpo d’occhio sulla chiesa, giunti in via Montecassino, è suggestivo: sfilano il campanile, il fianco e la facciata con finestra serliana e le monofore spezzate dal portico, aggiunto nel 1632.

Peccato che l’interno abbia perduto la decorazione originaria in seguito ad un devastante incendio divampato nel 1893.

Poco più avanti si supera il ponte sul Lambro e si perviene ad una porticina che immette direttamente nel parco: a mio parere l’accesso più bello perché il tuffo nel bosco è immediato ed impetuoso. Si passa da un mondo ad un altro: certo il passaggio è mitigato dalla spiritualità francescana e già rilassante di Santa Maria delle Grazie e dal bel ponte che schiude la vista del Lambro, ma si salutano in fretta cemento e auto -spesso nei giorni festivi parcheggiate in modo selvaggio sul piazzale della basilica ed in via Montecassino- per pervenire in luogo fresco ed ombroso dove sono gli alberi a dominare e a scandire il ritmo delle stagioni!

Il piccolo ingresso è sempre affascinante sia che lo si varchi d’inverno quando rami e fronde nude favoriscono l’osservazione degli uccelli, sia durante l’autunno o la stagione primaverile; nel primo caso si apprezzano le tonalità dei gialli e degli arancioni in una miriade di sfumature, in primavera è la sinfonia di canti ad attirare l’attenzione.

Ma credo che d’estate il passaggio produca le sensazioni più nette. Quando la canicola imperversa e non lascia scampo, varcare il piccolo ingresso fa assaporare un’immediata ventata di freschezza: un piacere impagabile.
E una volta all’interno del Parco, a piedi o in bicicletta, vien proprio voglia di perlustrare il bosco e di percorrerne i sentieri. Tra l’altro poco oltre, costeggiando il Lambro, santa Maria delle Grazie offre un altro suggestivo scorcio.

Edo Melzi - Comitato per il Parco di Monza

sabato 28 marzo 2020

Se vi manca il Parco di Monza - parte 18: La voce dello scoiattolo (cap. 1)

Il nostro Parco è chiuso per l'emergenza. Ci manca. E allora: una serie di testi e immagini per alleviare la nostalgia.

Nel nostro Parco, lo scoiattolo europeo è presente da tempo. Le prime segnalazioni rimontano al 2000. Argomento da approfondire: la competizione col grigio americano è problema di grande momento. Solo una nota, però. Gli individui di scoiattolo europeo che han colonizzato il nostro Parco vengono - con buonissima probabilità - dal Parco Regionale di Montevecchia e della Val Curone. Dove vennero reintrodotti su progetto del grande Massimo "il dott" Favaron, ormai da tempo in pianta stabile su al Parco dello Stelvio.

Ecco un paio di tracce sonore. Che, forse, faranno ricredere molti su questa specie: suoni che non suscitano propriamente tenerezza.


15 ottobre 2018
Un estratto da un lungo monologo del nostro. Luogo: la riva del Lambro, tra il Ponte delle Catene e il Ponte delle Grazie Vecchie. In sottofondo, proprio le campane delle Grazie Vecchie. 

La figura mostra il sonogramma: frequenza (kHz) contro tempo (secondi).


Come si vede, si alternano sequenze di brevi squittii e versi striduli più prolungati.


17 ottobre 2018
Un'altra registrazione: abbiamo, in questo caso, una serie di brevi emissioni. Il verso dello scoiattolo si alterna ai richiami del pettirosso (clic, clic).
Il luogo della registrazione è sempre lo stesso: la riva del Lambro, tra il Ponte delle Catene e il Ponte delle Grazie Vecchie.
Scoiattolo europeo 17 ottobre 2018

Anche per questa registrazione abbiamo il sonogramma: le bande verticali più larghe sono relative alle emissioni sonore dello scoiattolo, le righe verticali strette rappresentano i richiami del pettirosso. Come si nota, hanno frequenze diverse. Il sonogramma è relativo ai primi 50 secondi circa.


In questa figura abbiamo le due emissioni sonore del tipo breve a confronto. Ad un ascolto affrettato, potrebbero assomigliarsi. In realtà, i sonogrammi mostrano una differenza piuttosto netta. Due esemplari differenti? Molto probabile.


alla prossima
Matteo Barattieri - Comitato per il Parco di Monza