martedì 17 settembre 2019

Anche il Parco di Monza al Convegno Italiano di Ornitologia 2019

Ci sarà anche il Parco al prossimo Convegno Italiano di Ornitologia (CIO XX).

Settimana prossima a Napoli: 25-29 settembre 2019.

Presentiamo un poster sui nidificanti. Frutto delle attività svolte negli anni, e dei censimenti effettuati quest'anno.

Potete scaricare il pdf del poster da questo blog.
Oppure direttamente da qui

Poster Convegno Ornitologia 2019

La grafica è pessima, e me ne assumo le responsabilità.

Un grazie a tutti i miei collaboratori.

Matteo Barattieri




lunedì 2 settembre 2019

E PER SEDILE UN MOTORE A SCOPPIO

E PER SEDILE UN MOTORE A SCOPPIO

Correvano gli anni ’80. Il tema autodromo scaldava gli animi, più o meno come oggi. Anzi, forse di più, con i due schieramenti – pro e contro – ben attivi.

La sponda autodromista – l’altra sponda, per noi sostenitori del vecchio Parco – organizza un convegno sul tema. La platea è tutta per il circuito, e per la sua permanenza a vita sotto i cieli monsciaschi. E con la platea, anche la teoria dei relatori, moderatore compreso. La sequenza degli interventi è risaputa agiografia ed ecumenico panegirico, condito dei più triti stereotipi. “Gloria e lustro per il territorio”, “Tradizione sportiva”, “L’immagine di Monza nel mondo” “Monza nota nel mondo per….”, fino alle ammorbanti note su un indotto tuttora da dimostrare.

Ma ci vuole – tributo alla, anzi maldestro conato di una par condicio ancora là da venire – anche un intervento dall’altro versante.
“E adesso sentiamo la voce di una persona contraria….”, annuncia il moderatore. Sul palco viene chiamato Virginio Bettini. Da Nova Milanese, il personaggio è gloria locale: docente universitario e uno dei massimi esperti al mondo di ecologia urbana; nel cv, anche un mandato come parlamentare europeo. Tra i primi lavori svolti, proprio un saggio sulla decadenza del nostro Parco e sulla presenza devastante della pista.

Da buon brianzolo, il Bettini mica le manda a dire. E a schiettezza di favella, aggiunge anche una faccia tosta che va oltre la chutzpah ebraica. E che lo spinse ad avvicinare una Sharon Stone d’annata in un ristorante californiano. Ricavandone, il giorno dopo, un invito a pranzo a casa della summenzionata diva. “Purtroppo, c’era anche marito”, commenterà gustosamente il nostro.
Il moderatore annuncia il nome del Bettini e la sua qualifica come esponente verde. Dai convenuti partono bordate di fischi e insulti. Il conduttore prova a calmare la canea per 2-3 volte. Niente da fare: in ogni occasione sono improperi, che coinvolgono anche la malcapitata genitrice dell’ecologista.

Alla fine, il pubblico si calma. Il Bettini mica perde imperturbabilità. “Dirò solo poche parole”, esordisce il prof. Che così prosegue “Voi siete il portato della civiltà contadina cui han messo sotto il fondoschiena” – il vocabolo usato sarebbe un poco meno castigato – “un motore a scoppio”.
La frase non fa in tempo ad arrivare al suo capolinea. Dalla folla si alzano in tanti, e inferociti. L’inseguimento termina fuori dalla sala. Dove il Bettini troverà la propria macchina in fiamme.
Mani mica tanto anonime gli faranno pervenire una vettura nuova di zecca il giorno dopo, a compensare danni ed offese.

Matteo Barattieri

sabato 31 agosto 2019

30 agosto 2019: Venne il giorno del Canapino Maggiore e della Calopsitta

Foto di Roberto Brembilla


30 agosto 2019

Venne il giorno del canapino maggiore....





Leonardo Siddi osserva un canapino maggiore al Parco. La foto, di Roberto Brembilla, mostra le caratteristiche del volatile.
Prima segnalazione registrata per la specie.

Osservazione fugace: l'animale si è dileguato subito. Purtroppo, coi migratori è così.
Di sicuro, ci sfuggono molte cose. Siamo pochissimi e dovremmo essere lì 24 ore su 24. Al Parco, i migratori spesso si fermano giusto qualche istante. Impossibile. Dovremmo essere in UK o negli USA, dove l'osservazione degli uccelli è sport nazionale.

... e della calopsitta
Attirati dalla osservazione del Leonardo, io e il Marco Casati ci siamo precipitati al Parco. Il simpatico Marco, con tanto di carrozzina e bimba neonata: certe abitudini vanno apprese fin da piccole. Il nostro abbandona dopo poco il campo. E una calopsitta (un pappagallo) svolazza in zona Cascina Frutteto: prima osservazione per il Parco.  Chi si contenta....


Matteo Barattieri



ANIMAZIONE SUL FIUME


(un articolo di Edo Melzi, che ringraziamo)

In piena città e non nel Parco: ho già avuto modo di parlare del tratto di Lambro cittadino che scorre parallelo a via Azzone Visconti e del ponte che lo scavalca. In questo tratto la presenza di germani ed altri anatidi è pressochè costante: interessante che non manchi la gallinella d’acqua, rallide estremamente comune in Italia ed in Europa, ma non per questo meno affascinante da osservare! Ieri, domenica 25 agosto, le gallinelle erano ben quattro: due adulti con l’inconfondibile piumaggio nero, solcato da una barra laterale bianca, e due giovani, con piumaggio brunastro e la barra meno marcata. La loro presenza rivela l’adattabilità della specie e la sua propensione a colonizzare aree in prossimità dei centri abitati o, addirittura, all’interno di essi. Osservazioni che non ti aspetti in una domenica mattina di fine agosto!


Edo Melzi

lunedì 19 agosto 2019

UNA PRESENZA SORPRENDENTE

un articolo del nostro Edo Melzi, che ringraziamo


UNA PRESENZA SORPRENDENTE

Faccio eco al bell’articolo di Matteo per evidenziare altre caratteristiche di questo superpicchio, il nero appunto, che affascina, stupisce e sorprende.
Devo dire che quando ho saputo della sua nidificazione nel Parco sono rimasto letteralmente sbalordito. Il nero, infatti, come già sottolineato da Matteo, è un tipico abitatore delle foreste estese, dotate di un numero significativo di grandi alberi, anche marcescenti, in cui il nostro scava crateri a scopo alimentare e, aspetto importante, un bel foro per la nidificazione. Di conseguenza un volatile esigente, che non si accontenta di poco. Proprio per questo nidifica su tutto l’arco alpino, dalla Valle d’Aosta al Friuli, dove trova un ambiente favorevole. Sull’Appennino è presente, ma più localizzato. Si rinviene, infatti, nell’Appennino tosco-emiliano, nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, in Sila e in Aspromonte.

Conseguentemente ci si potrebbe chiedere perché abbia nidificato nel Parco. Può darsi che, la sua discesa in pianura, sia stata favorita da migliorate condizioni ambientali complessive nella suddetta area.

Francamente, guardandomi attorno, non mi sembra di percepire tale miglioramento. Vedo un continuo proliferare di nuove costruzioni a scopo abitativo, spesso inutili, dal momento che la loro erezione, talvolta, non risponde ad un bisogno reale, ma solo a quello del costruttore; per non parlare poi della qualità dell’aria, sempre in bilico. Non c’è bisogno di ricordare che, durante ogni inverno, siamo assediati da polveri sottili e ristagno delle sostanze inquinanti. E allora? Forse la risposta sta in una cartina della zona. Se si osserva il Parco, magari dall’alto, lo si vede come un’oasi rigenerante di verde in mezzo al grigio diffuso. Alberi, prati, siepi, rogge ed un fiume in mezzo al dilagare incontrollato del cemento. Il picchio nero se ne sarà sicuramente accorto, ne ha approfittato e si sarà trovato bene. Sembra una fiaba a lieto fine ma è realtà.
Il mio augurio è che la sua presenza nel Parco diventi costante e che tutti noi impariamo a rispettare questo straordinario ospite!


Edo Melzi


giovedì 13 giugno 2019

13 giugno 2019 - Al Parco col binocolo (parte seconda): è gradito l'abito scuro


Al Parco col binocolo (parte seconda): è gradito l’abito scuro

30 marzo 2019. Il messaggio viaggia rapido dal mio cellulare ai gruppi whatsapp dedicati. “Trovato nido del picchio nero”. Con testardaggine tutta brianzola, perlustravo da qualche tempo l’area frequentata dalla specie. E in un albero a ridosso di un sentiero e poco distante da una stradina, il nido. L’ubicazione rimane confinata ad un gruppo ristretto. In buona sostanza, i quattro addetti alla indagine ornitologica. Cui si aggiunge, meritato posto d’onore, il Marco Casati da Monza, che fornisce contributo prezioso, condito da proverbiale stile, alla causa. Specie amata dai fotografi, ahinoi, il picchio nero. Rivelare siti di nidificazione può significare compromettere la buona riuscita della covata. Fotografi naturalisti: i bracconieri del 2000, in tanti, troppi casi.
Il bellissimo picchio – il più grande sul territorio della vecchia Europa – affascina non poco. Nel passato, era specie confinata alle aree montane. Da alcuni anni, l’animale ha esteso il suo areale, occupando via via zone di pianura, dal Varesotto a, quasi, il Milanese. Nel nostro Parco, è stato segnalato per la prima volta nel novembre 2017. Le osservazioni di quest’anno sono le prime a documentarne la nidificazione. L’espansione può essere collegata alla sempre maggiore disponibilità di piante vecchie nelle zone di pianura, tra boschi, parchi, giardini. La specie non è nemmeno poi così elusiva o diffidente.





Seguiranno osservazioni da parte della nostra allegra brigata. Due i piccoli, un maschio ed una femmina. Fino al 25-26 maggio. Il giorno 27 maggio, il nido è silente: piccoli involati, in cerca di fortuna.
Del picchio nero ho raccolto alcune emissioni vocali, oltre ad alcune tracce di attività al nido. Ma queste sono altre storie. Alla prossima


Foto di Giovanni Fontana e Francesco Checco Ornaghi (dell’associazione CROS Varenna)

Matteo Barattieri

lunedì 10 giugno 2019

10 giugno 2019 - Al Parco col binocolo (parte prima): scarpette bagnate

Al Parco col binocolo (parte prima): scarpette bagnate

“Ta me dii ca faseum i strad e i sentee…”, sacramenta il Checco, che non indossa gli stivali come gli altri della comitiva. Sbagliare calzatura quando si è sul campo non è mai cosa buona. È come, nel pallone, fallire nella scelta dei biroeu (tacchetti per l’italiano).
È il 18 aprile 2019. Il progetto: da anni, dal 2004, non vengono effettuate indagini approfondite e complete sugli uccelli del nostro Parco. In questo caso, l’obiettivo è fotografare la situazione dei nidificanti. E partiamo, a ridosso dell’alba, col binocolo al collo. Una civetta fa capolino dal tetto di un manufatto: rimane sempre un mistero capire dove nidifichino le tante civette del Parco.
Il gruppo si compone di vari elementi: accanto al sottoscritto, Massimo Brigo da Muggiò, Italo Magatti da Monza, e il summenzionato Ornaghi (Francesco o “Checco”) da Macherio. L’erba bagnata del mattino suscita suggestioni, e non solo lamentele. Ma la concentrazione deve essere massima. Si usano il binocolo o, eventualmente, la specola – più familiarmente, il cannocchiale –, e le orecchie. Ogni specie osservata o sentita viene puntualmente annotata. Dice: “ma il Parco è grande… lo girate tutto?”. Domanda appropriata. Facciamo riferimento ad una griglia cartografica, utilizzata su una piattaforma internet europea, Ornitho, nata per riportare e condividere osservazioni di uccelli. Nel tempo, Ornitho si è allargata ad altri gruppi animali, dai rettili agli insetti, dai mammiferi alle specie esotiche dannose. La griglia citata è formata da quadrati di un km di lato. Nei vari quadrati ci muoviamo su un percorso lungo 1 km, registrando le nostre osservazioni.




Un bel lodolaio – un falco dal volo rapido – attraversa il nostro cammino. Prevalgono, va da sé, le specie forestali. Passiamo anche dalla ben nota garzaia, termine tecnico che indica un condominio di nidi di aironi. Quest’anno, i nidi sono 4. Ma la stella è lui, il picchio nero. Ne parleremo più avanti. E qualche specie è ancora in migrazione. Le condizioni meteo rimangono stabili, elemento a nostro favore. Il Parco comincia a contare i suoi frequentatori, che accorrono col passare delle ore: uno dei motivi per i quali è meglio muoversi nelle prime fasi del mattino.
Tecnicamente, sono anche i momenti durante i quali i pennuti sono più attivi, soprattutto dal punto di vista canoro. A fine giornata, il totale dei quadrati coperti assomma a 5 su un totale di 13: non male. Alla prossima, e tutti con l’equipaggiamento adeguato alla bisogna.

Matteo Barattieri