domenica 22 novembre 2020

Tra pedali e calabroni

14 novembre 2020

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I found a picture of you, o-o-oh, o-o-oh
Well it hijacked my world at night
To a place in the past we've been cast out of, o-o-oh, o-o-oh
Now we're back in the fight
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Al Parco, ma solo praticando attività sportiva, bici o corsa su tutto. E rigidamente in solitaria. Così vogliono disposizioni governative anti-covid e, va da sé, buonsenso.
La bici non è mezzo ideale per girare in natura, almeno per il sottoscritto. Meglio il classico e intramontabile Cavallo di San Francesco, che permette di interagire in continuum col circostante, tra osservazioni, note per il taccuino, e magari qualche foto.
Ma, alla fine, l'uomo è specie adattabile. O, se non lo è troppo, impari ad esserlo.

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We're back on the train, yeah (ho-ah)
O-oh, back on the chain gang (ho-ah)
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Tuttavia, qualche fermata prolungata (un poco) oltre misura si impone. Sfumati, e di molto, addentellati estetici - mentre i più traggono emozioni e stupore (e immancabili istantanee) dalla visione di scenari autunnali -, le eventuali connotazioni sportive perdono da subito importanza. Lo sguardo del naturalista si concentra volentieri su dettagli altri. E si fa ingolosire da potenziali reperti.

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Circumstance beyond our control, o-o-oh, o-o-oh
The phone, the TV and the news of the world
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Legare con un buon antifurto la bici è cosa saggia. Il tutto, però, con l'ansia del collezionista. La tensione non sarà propriamente palpabile per i (pochi) passanti ma c'è tutta, alimentata dal pensiero che qualcuno si sia già impadronito dell'oggetto dell'odierno desiderio o, ipotesi non remota, che la natura sia intervenuta facendone strame.
La cavità nido usata dal picchio nero nel 2019 era successivamente divenuta sede di un bell'alveare di calabroni. Irraggiungibile, porca sidela, se non dotati di una scala bella alta. Il crollo, recente, della pianta, offre il summenzionato nido a portata di mano. Ma, un paio di settimane fa, dovevamo ancora fare i conti con la presenza di qualche imenottero ancora in movimento. E possono essere dolori.

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Got in the house like a pigeon from Hell, o-o-oh, o-o-oh
Threw sand in our eyes and descended like flies
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Il nido è ancora lì, magnificamente integro anche se (come da precedenti osservazioni) diviso in parti, e non degnato dagli sguardi dei passanti. I guanti da lavoro - da sempre nella dotazione base - servono più che altro ad entrare nella parte. 


Il taccuino recita: "totale 11 piani". I calabroni costruiscono i loro favi secondo un disegno a più piani, attaccati l'uno all'altro da sorte di gambi. Il materiale: carta, prodotta rielaborando il legno. Degli 11 piani citati, uno è in realtà costituito da un frammento.

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And put us back on the train, yeah (ho-ah)
O-oh, (ho-ah) back on the chain gang
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Le cellette sono vuote: la stagione è finita da un po'. Rimangono solo le regine, che trascorreranno l'inverno al riparo, come vuole la legge della natura. Pretendere di lasciare in vita anche maschi e femmine operaie (quindi non feconde) sarebbe suicida per la specie.


Ma i calabroni sono gli ultimi arrivati. L'occasione è ghiotta: la digitale regala, con qualche acrobazia, immagini dell'interno del fu nido del picchio nero. La foto è pessima ma mostra, abbastanza evidente, un piccolo cumulo di frammenti di legno: quando il picchio nero lavora, fa sul serio.


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The powers that be
That force us to live like we do
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Si tratta pur sempre di un albero morto: crocevia di innumerevoli specie.
Le belle incisioni nel legno sono dovute al lavoro degli scolitidi, insetti tipici in questi scenari.



Colonna sonora di oggi "Back on the Chain Gang", dei Pretenders. Qualche tempo fa, era apparso cima ad una classifica che raccoglieva i brani più adatti ad accompagnare i lavori domestici. Buono a sapersi, con gli attuali chiari di Luna. Sarebbe carino annotare qui cosa diceva la brava Shirley Manson (voce dei Garbage) in merito ad un suo scambio di messaggi con Chrissie Hynde (voce, invece, dei Pretenders). Bei momenti, di una trasferta americana di anni fa. Ma queste sono altre storie...

Matteo Barattieri

venerdì 13 novembre 2020

Il ritorno del castoro

Il castoro torna in Sudtirolo, dopo 400 anni.

10 novembre 2020
Avvistamento in Pustertal/Val Pusteria.
Chissà se un giorno tornerà anche nella nostra Brianza. Ricordo che secondo alcune interpretazioni il termine Bevera con cui sono denominati alcuni affluenti del Lambro sarebbe da collegarsi al tedesco Biber (cfr. inglese beaver), termine che significa appunto castoro.
Nella memoria storica locale non troppo lontana, si parlava invece della lüdria - termine che vale l'italiano lontra -, che abitava il nostro territorio fino a non tantissimo tempo fa.

Qui l'articolo

Pustertal: Ritorno del castoro




giovedì 5 novembre 2020

La dura legge del letame ovvero come risolvere un annoso problema

 

Ci han provato e ci provano in tutti i modi. Regole e regolamenti, cartelli e comunicati stampa. E le GEV (Guardie Ecologiche Volontarie) perennemente - più o meno, anche per loro gli anni passano, e l'orizzonte non sembra costellato di adeguato ricambio - di stanza sui prati di Parco e Giardini. Niente da fare. La piaga dei cani senza guinzaglio rimane questione annosa, e di complicata soluzione. 


Ma lei, la soluzione, può presentarsi quando meno te la aspetti. E prende le estemporanee sembianze di un automezzo agricolo. E' il 5 novembre. Puntata al Parco. I prati a nord della Cascina Frutteto, more solito, sono tempestati da padroni e relativi cani: liberi, questi ultimi, e senza museruola. Una tranquilla sgambata, come sempre, in barba a regole e leggi, anche nazionali. Ma non siamo soli. Sul prato s'avanza, inconsapevole deus ex machina, uno spandiletame. Direttamente dalla Cascina Molini di San Giorgio. Il camion è bello carico. Pare quasi discreto nella sua azione: il letame viene sparato dal fondo del cassone. Dai prati s'alza un fumo caratteristico. Merita qualche istantanea il processo. L'archivio, il mio archivio personale, mette insieme nuovo materiale. La traiettoria dell'automezzo è placida e segue il tipico andamento bustrofedico. Ma sufficiente a creare il panico tra i summenzionati proprietari di cani. E' un fuggi fuggi generale, come neanche da retata in una bisca di quarta. "Aiuto" (sic), grida una signora, atterrita, cercando di recuperare il suo quadrupede. Che avrà finalmente, forse, guinzaglio al collo, come prescrivono le disposizioni.

In un battito di ciglia, il raduno ha trovato rifugio su uno dei prati adiacenti, un filare di alberi a far da schermo e rassicurante protezione contro l'olezzante invasore. Il letame, intanto, fuma sul prato, assecondando noncurante i propri ritmi. Non credo - in tempi di lavoro da remoto, poi - che dalla vicina Cascina Fontana (sede del Consorzio) abbiano assistito alla scena. Sarebbe stata da delibera immediata: si acquistino (o noleggino) mezzi spandiletame per azione a tenaglia contro i cinofili incalliti. Ma quando si fa una cosa, va fatta bene: gli automezzi siano dotati di tubo per uscita a spruzzo, come da scenari sudtirolesi. Magari con gittata da catapulta; e prevedendo di caricare a ganga (ovvero a liquami). E pensare che c'è chi leva, in rete, alti lai contro la fertilizzazione dei prati del Parco 

Matteo Barattieri


mercoledì 4 novembre 2020

Tutti pazzi per gli aironi guardabuoi

Il marasma più totale contraddistingue la mia abitazione, tra scatole che contengono di tutto - da reagenti chimici a reperti naturalistici, da apparecchi per fare il vuoto a pezzi da ferramenta, da supercalamite a filtri per raggi solari -, cumuli di libri e documenti, contenitori di tutte le fogge. Un ammasso di ciarpame, raccolto in forma compulsiva. Roba che fornirebbe materiale per tesi in psichiatria o che, in alternativa, manderebbe in analisi fior di studiosi del cervello umano. 

La premessa parrebbe totalmente fuori tema. Minga tropp. In giro, avrei una bella collezione di penne di airone guardabuoi. Cercarla sarebbe arduo cimento. Ci proverò. Anche se, date le scadenti (eufemismo) capacità grafiche del sottoscritto, si presentano da schifo: attaccate su fogli, alla buona. La classificazione - le penne principali hanno una numerazione definita e codificata; per le altre penne e piume inserisco sui fogli indicazioni sulla localizzazione precisa - sarebbe anche accurata, ma la resa per il potenziale interlocutore invero pietosa. Insomma: l'alunno si applica ma è davvero scarso. 


Sul campo, intanto, i nostri guardabuoi si fanno valere. Oggi, 4 novembre, Egidio Papini segnala almeno una cinquantina di esemplari. Ma il nostro Egidio ha fatto giusto una stima alla buona. Più preciso è il Marco Casati, uno degli invero pochi membri della tribù del binocolo monsciasca. Il 2 novembre, Marco segnala ben 147 guardabuoi, sul prato dell'ex-ippodromo (o Prato del Mirabello). 

All'appello non poteva mancare una delle nostre sentinelle sul Parco. La sempre bravissima Carola Besana. Farebbe Lalla per gli amici, ma Carola è nome troppo bello per declinarlo in diminutivo. Carola (o Lalla) è sul campo il 2 novembre, a sua volta. Obbiettivo, anche per lei, cercare i guardabuoi: quando si dice stare sulla notizia o al passo coi tempi. E li trova, la nostra. Posati sul citato prato dell'ex-ippodromo e, anche, sul prato a nord della Casalta, dove c'è un curioso abbeveratoio, memoria di un passato agricolo mica poi tanto lontano. La foto qui sotto è sua.


Rimangono le penne. Dai, un giorno le tiro fuori. Col pensiero che l'attuale entropia della mia abitazione potrebbe essere su livelli peggiori. Un incendio nel 1987 si era portato via tutto, facendo tabula rasa di qualche lustro di vita. Ma queste sono altre storie.

Matteo Barattieri

Comitato Parco di Monza

lunedì 2 novembre 2020

Non è terra per fungiatt

Foto di Lorena Paleari

A volte il vernacolo arriva nettamente prima dell'italiano. Come si traduce fungiatt? Il termine indica i cercatori e gli appassionati di funghi. Esiste la parola fungaiolo. Ma anche questo è termine regionale, della attuale Toscana. 

Il periodo è quello classico: l'autunno porta funghi, e attiva i cercatori. Giova ricordare che in realtà questi organismi sono presenti tutto l'anno. Ovvero: i loro corpi fruttiferi - la classica accoppiata gambo + cappello ma non solo - maturano in ogni stagione. Ogni periodo dell'anno ha i suoi funghi.

Il nostro Parco non fa, ovviamente, eccezione. Il Gruppo Micologico Vittadini di Monza - che fa capo alla Associazione Micologica Bresadola, nazionale - dedica da sempre energie e tempo ad una attività di campo. Il risultato è di grande interesse: oltre 500 specie censite nel nostro Parco. Un importante elemento di biodiversità. Il lavoro ha anche prodotto un volume.

Studiare i funghi di una area come il nostro Parco non è mica solo esercizio accademico o sfogo per fanatici. Nossignori. Oltre a fornire un ulteriore tassello in quel mosaico chiamato conoscenza del patrimonio naturale di una area, ci mette a disposizione anche importanti note gestionali. Il mondo micologico comprende anche specie parassite, che possono, in talune circostanze dar vita ad insidiose patologie per la flora. Diviene quindi fondamentale avere a disposizione questi dati per chi ha il compito di curare il nostro Parco.

Non sono esperto del settore, confesso, anche se anni fa ho avuto modo di seguire un corso tenuto dal gruppo locale. Corso di alto livello, ben condotto dai relatori.

I funghi attirano tanti in questo periodo per i boschi. Importante ricordare che nel Parco la raccolta è vietata, ed è consentita solo agli autorizzati, ovvero quelli del Gruppo Vittadini. Il motivo è facilmente intuibile: immaginate cosa può succedere se decine o centinaia di persone prendono a battere il sottobosco. Il divieto, va da sé, è esteso anche a frutti, erbe e affini.


Ma qual è il corrispondente italiano di fungiatt?

Matteo Barattieri

Comitato per il Parco di Monza


sabato 31 ottobre 2020

Tra vecchie dimore e graditi ritorni: picchi neri e piccoli aironi


25 ottobre 2020. Legno morto, alberi a terra, alberi spezzati: visioni magari non propriamente gradite ai più, soprattutto se poco addentro alla materia, ma da sempre affascinanti per il naturalista. Il giro di oggi non offre molto al binocolo del sottoscritto. In altri lidi, nella nostra Lombardia, girano invece interessanti specie migratrici. Chi si contenta... Ovvero, declinata in altra maniera, se decidi di far da vedetta in un luogo, devi beccarti anche le giornate di magra. Del resto, siam mica su al Pian di Spagna, dove le osservazioni di rilievo sono connotato settimanale se non quotidiano. 

In un bosco, in cerca di una vecchia conoscenza: l'albero secco e morto, dove l'amato picchio nero ha nidificato nel 2019. L'albero ci sarebbe ancora. Ma il destino carogna si è fatto beffe della nobiltà dell'inquilino. E del valore, tra il cronachistico e lo statistico, della nidificazione: la seconda di sempre in provincia di Monza e Brianza e la prima per il nostro Parco. La pianta è a terra, crollata. Talmente secca da non riuscire nemmeno a travolgere il sottobosco: il tronco - acero di monte, per completare il quadro - è letteralmente appoggiato su cespugli e alberi bassi che un tempo lo bordavano. E talmente secca da essersi anche rotta per l'impatto col suolo, come neanche un bicchiere che precipita su un pavimento. Pregusto già la possibilità di mettere le mani nel vecchio nido: una cavità. Idea sciagurata. Dimenticavo che da tempo il sito aveva cambiato inquilini: un bel nido di calabroni. 



Faccio tempo ad allontanarmi. Qualche calabrone è ancora in piena attività. E il picchio nero? Nessun problema: la natura sa il fatto suo, per dirla col grande Barry Commoner. Mica gandulott il nostro picchio. La specie cambia ogni anno il sito di nidificazione: mossa saggia per prevenire le azioni di malintenzionati soggetti. In ogni caso, la presenza dei calabroni avrebbe pensato a rintuzzare desideri riproduttivi del piciforme. Che se la canta, intanto, poco lontano.

La stagione fredda (si fa per dire) è accompagnata dall'arrivo regolare di qualche ospite. Il 17 ottobre ecco il primo gabbiano comune, almeno per il sottoscritto. Il 28 ottobre, la specie sarà ben rappresentata sulle acque del Laghetto della Villa Reale. Nessun conteggio ufficiale per il momento. Per quello, dobbiamo aspettare il mese di gennaio, per il censimento delle specie di uccelli acquatici in ogni dove sul Pianeta. 

Un conteggio invece viene dedicato agli aironi guardabuoi. 


Siamo ad oggi, 31 ottobre. In settimana, il 29 ottobre, un po' di individui (circa 50) han becchettato sul prato dell'ex-ippodromo (Mirabello, che dir si voglia). A segnalarli, l'Italo Magatti da Monza. La specie - chi ha qualche primavera in più se lo ricorderà - era un tempo tipicamente africana. Il nome deriva dall'abitudine di farsi scarrozzare sulla groppa di qualche bovino o altri animali simili. Lo scopo è intuibile: avere un punto panoramico da dove scrutare i prati ed individuare le prede, insetti e altri piccoli animali. Dagli anni '80, la specie ha raggiunto la nostra penisola. In Lombardia, nidificano nella Bassa e nella zona del Ticino. Con l'autunno e l'inverno raggiungono anche le nostre lande: tra le altre, l'area di Agrate Brianza, Caponago, Pessano con Bornago. Lo scorso anno, prime segnalazioni anche per il nostro Parco. Oggi, tutto esaurito al comunale ma sa diseva 'na voeulta. Il conteggio arriva a 111 individui. Misti a cornacchie grigie ed aironi cenerini, questi ultimi parenti stretti del più piccolo guardabuoi. I prati concimati in questi giorni sono molto attraenti: il letame della Cascina Molini di San Giorgio porta qui insetti e affini. Scene da Bassa Padana, insomma: memoria di un passato e - perchè no? - di un presente agricolo per il nostro Parco. E la vaca la maja, appunto. 


Matteo Barattieri

Comitato per il Parco di Monza

 





mercoledì 30 settembre 2020

30 settembre 2020 In (quasi) diretta dal Parco

30 settembre 2020

Breve giro mattutino. Tra le 4.50 e le 6.00. Ore solari, ovviamente: la natura non conosce l'ora legale.

Sul prato a oriente del Laghetto non sono presenti germani e gallinelle, come avveniva nelle mattine estive. Un ramo cade da un albero, siamo sulla sponda del Laghetto. Alla Torretta, uno strano rumore: qualcosa si muove trai manufatti degli impianti elettrici. Topo? Civetta?

Civette in canto. Due esemplari sicuri: uno in zona Torretta, uno in zona ex-ippodromo o Prato del Mirabello che dir si voglia. Forse un terzo esemplare, udito alla Frutteto: il richiamo proveniva dalla ex-RAI, più o meno. Potrebbe trattarsi della stessa civetta che cantava dal Mirabello?

Ore 5.40: primi suoni delle cornacchie grigie. La giornata può cominciare. 5.45 circa: primi richiami e canti di pettirossi. Sono in buon numero: è il contingente invernale, arrivato qui da qualche giorno. Vanno ad aggiungersi ai pettirossi stanziali. Si tratta di una migrazione a corto raggio: vengono dalle montagne. 

Diverse cornacchie abbandonano il Parco, dove han trascorso la notte, presso il dormitorio che questa specie ha in autodromo da sempre.

Nella zona del Serrone, un nido di vespe di terra (un buco nel terreno, indicato dalla freccia), opportunamente segnalato e recintato dal Consorzio.



Un modo per proteggere questi animali ed evitare punture indesiderate ai frequentatori del Parco. Non è l'unico nido segnalato: un tema da affrontare prossimamente.

Matteo Barattieri - Comitato per il Parco di Monza