un articolo
domenica 14 agosto 2022
sabato 13 agosto 2022
Campo di padel sotto sequestro
Aggiornamento.
Il campo di padel installato sul Prato del Roccolo, nella zona dell'autodromo, nel Parco, è sotto sequestro.
La presenza di questa struttura era stata segnalata da noi del Comitato Parco una settimana fa. L'intervento della Procura della Repubblica è datato 12 agosto cioè ieri. Non conosciamo altri dettagli della vicenda.
Le foto (penose) mostrano i cartelli.
giovedì 11 agosto 2022
Da Monza Più anzi Meno a Fuori Gp ovvero 160mila euro 160
Da Monza
Più anzi Meno a Fuori Gp ovvero 160mila euro 160
Il grande – lui sì – e mai a sufficienza rimpianto Peppino Motta
l’aveva ribattezzata Monza Meno. Monza Più: la manifestazione che per anni ha
accompagnato il gran premio, nel vano e velleitario tentativo di “portare la
gara per le vie di Monza” e di “farne una occasione di promozione del nostro
territorio”. Lustri e lustri di magri risultati anzi di fallimenti. Non occorre
una analisi di (invero bassa) antropologia per capire i motivi. Per gli
indigeni, vedere qualche esposizione di automobili in centro – neanche fossimo
una capitale dell’industria automobilistica – o assistere a qualche esibizione
estemporanea per le piazze cittadine è poco attrattivo, visto che il fulcro
dell’attenzione è fissato per tanti sull’evento motoristico. Di più: in quei
giorni, non pochi monzesi disertano il centro storico perché “c’è troppa
ressa”. Ancora meno può essere attirato da iniziative volte a far conoscere i
nostri monumenti chi viene da fuori. Mica per insensibilità verso la cultura ma
per, comprensibile e sacrosanto, desiderio di raggiungere quanto prima il
circuito.
Non occorre dunque essere geni della politica ovvero della
amministrazione pubblica per capire che Monza Più hinn danee traa in dal
Lambar, per dirla in vernacolo. Insomma, meglio lasciar perdere. Invece, in
ossequio a topos trito e ritrito, la nostra politica locale cambia mica
indirizzi ma muta semplicemente nome al baraccone. Da Monza Più – o Meno, per
dirla col summenzionato Peppino – a Fuori GP. Il quadro che ne risulta è invero
ancora più desolante. Non basta: complice pro parte anche il Covid, i bandi per
aggiudicarsi la realizzazione del Fuori Gp, lo scorso anno, vanno deserti.
L’assessore alla partita, Longo, salva in extremis il tutto. Il Fuori Gp è
confermato. Inutile aggiungere che il giochino ha dei costi per la comunità.
Decine di migliaia di euro.
Passa un anno e cambia anche la giunta. Dovrebbe cambiare anche
“il ritmo” almeno stando alla compagine uscita vincitrice dalle urne. Sarà. Ma
lo spartito rimane il medesimo. Al bando per il 2022 si presenta nessuno. La
neo-assessora Bettin risolve la questione con affidamento diretto. Le cifre
coinvolte: mica poco, 160mila euro, come riporta Il Giorno del 9 agosto. Dice:
si tratta di disposizioni già in essere, volute dalla giunta precedente. Sarà.
Il problema è che la neo-assessora si pavoneggia sugli organi di stampa. Con
vocabolario che ricalca quello di longhiana memoria. Con timide variazioni sul
tema: “giovani”, “in tutte le piazze”, “arte”, “cultura”. Manca solo il
sempiterno “sostenibilità”. Ma, state sicuri, il termine farà capolino i
prossimi anni. Eh sì, perché, mica paga, la signora Bettin promette per le
prossime edizioni di “ampliare… perché il Fuori GP deve essere una festa di
tutta la città”. Non male per una esponente di una lista “ambientalista”. Pare
di sentire un Allevi o il povero – pace all’anima sua – Moltifiori, sindaci
(ahinoi) dichiaratamente ed onestamente (e legittimamente) autodromisti.
Nel bailamme della organizzazione, tra un palco da montare ed una
transenna da mettere in posto, finisce che la Bettin, incidentalmente anche
assessora al Parco, si dimentica di quanto avviene nel cosiddetto polmone verde
monzese. C’entra niente con Fuori GP, ma nell’area del Roccolo è spuntato un
campo di padel, del quale nessuno – a quanto sembra – sa niente. “Struttura che
interessa a tanti enti, anche all’autodromo”, scappa alla signora. Già,
moriremo autodromisti, (Monza) Più o Meno.
domenica 7 agosto 2022
Un airone notturno anzi due
sabato 6 agosto 2022
Quello strano campo di padel nella zona del Roccolo
venerdì 1 luglio 2022
note di cronaca purtroppo non gradevoli
In cronaca nera
Il Parco in cronaca nera
sabato 18 giugno 2022
Monza chiama Ferrara, Ferrara chiama Monza - Seconda parte -Al ritmo di…
Monza chiama Ferrara, Ferrara chiama Monza - Seconda parte -Al ritmo di…
mercoledì 8 giugno 2022
Qui Monza. Qui Ferrara. La campagna contro i megaconcerti prosegue: a Ferrara presentata una mozione in consiglio comunale
Qui Monza. Qui Ferrara. La campagna contro i megaconcerti prosegue: a Ferrara presentata una mozione in consiglio comunale
PG 76364/22 MOZIONE BRUCE SPRINGSTEEN IN CONCERTO AL PARCO URBANO GIORGIO BASSANI
PG 76364/22
Al Sig. Sindaco Comune di Ferrara
e.p.c Al Presidente Consiglio Comunale di Ferrara
OGGETTO : MOZIONE – Bruce Springsteen in concerto al Parco Urbano “Giorgio Bassani”
PREMESSA
il prossimo 18 maggio al parco Urbano 'Giorgio Bassani", si esibirà la star internazionale Bruce Springsteen.
L’evento, previsto per il prossimo anno, ha dato enorme visibilità alla città estense, così come l’ha data a tutti i luoghi in cui si svolgeranno eventi simili. Esso è stato citato in decine di giornali, siti, pagine social, canali tv. Sui siti di prenotazione on-line la notte del 18-19 maggio 2023, segna già il tutto esaurito. Tra i fan del Boss, il sindaco Alan Fabbri che, dopo aver passato la notte insonne, nell'attesa che venisse annunciata la data ferrarese, ha rimarcato l'effetto benefico che l'evento musicale porterà a tutto l'indotto cittadino e, in particolare, al settore ricettivo.
Come confermato nell'intervista al Carlino, la messa a punto dell'evento sarà poderosa. Dal piano parcheggi alla chiusura temporanea delle Mura, passando per il piano di viabilità alternativo. Una grande sfida per il “sistema Ferrara” che, il sindaco in testa ha tutta l’intenzione di vincere.
( Resto del Carlino - 26/05/2022)
Scheda sintetica Parco Urbano “Giorgio Bassani”
Storia
Il Parco Urbano “Giorgio Bassani”, esteso su una superficie totale di 1200 ettari, anticamente era riserva di caccia della famiglia estense. Nel Rinascimento, con i cambiamenti urbanistici determinati dall’opera di Biagio Rossetti e dal mutato corso del fiume Po, venne riconosciuto come area protetta.
I primi movimenti di riconoscimento del valore del parco iniziarono negli anni '60, rivolti alla tutela dell’area; nella metà degli anni '70 il Parco venne protocollato nelle mappe del Piano Regolatore come Piano Territoriale Urbano.
Il parco Bassani è l'Addizione Verde della città, la quarta addizione storica di Ferrara, realizzata da Paolo Ravenna, un’area che coincideva con una nuova pianificazione urbanistica costituita da aree aperte con un sistema articolato di zone verdi alberate e con specchi d’acqua, attrezzature per il tempo libero. Nella zona antistante i baluardi e lungo le mura sono state realizzate piste ciclabili e percorsi pedonali protetti a ricordare quello che fu l'antico territorio del Barco.
Fauna
Nel parco si possono incontrare gli aironi bianchi maggiori, le garzette, gli aironi cenerini, i germani reali, le galline d’acqua, le gazze, le cornacchie, i picchi verdi, le taccole e i piccioni.
Nel fitto del canneto che circonda i laghetti ,nidifica il tarabusino, un piccolo airone riconoscibile per le dimensioni ridotte e la colorazione nera della nuca. Lungo la fossa Lavezzola e negli altri canali, soprattutto in inverno, sono avvistabili le ballerine bianche e gialle, il martin pescatore, il codirosso spazzacamino.
I piccoli canali e i maceri sono habitat per rospi smeraldini, rospi comuni, rane verdi, libellule e damigelle. In estate, il cielo è solcato da uccelli insettivori come rondini, rondoni, balestrucci e dagli spettacolari e coloratissimi gruccioni. Non mancano volpi, lepri, ricci, talpe, tassi.
Nella zona, il pipistrello più comune è il piccolo pipistrello di Savi, che usa come rifugio anche ambienti insospettabili. Come in tutta la pianura, nel parco ci sono specie esotiche introdotte per via antropica: le numerose specie di pesci, le nutrie, i ratti, la rana toro ed il voracissimo e pervasivo gambero rosso della Louisiana.
( http://www.museoferrara.it/.../621d5dda312e42fa813219d463...)
CONSIDERAZIONI
Il parco Bassani può essere considerato un piccolo gioiello alle porte della città, che ospita un numero variegato di specie animali selvatiche e necessita della massima protezione.
Lipu e Italia Nostra hanno, in questi giorni, evidenziato le possibili enormi ricadute e il danno inestimabile al patrimonio faunistico, qualora si procedesse alla realizzazione del mega concerto in tale area e che l’unica soluzione possibile, sarebbe spostare il concerto in luogo più idoneo.
La Lipu sottolinea, inoltre, che nell’area ci sono 129 specie di uccelli selvatici, molti dei quali migranti, che completano l'arrivo entro la prima quindicina di maggio, ovvero «quando i preparativi per il concerto saranno al top» con il pericolo che essi non si fermino. Inoltre, nidificano proprio in quel periodo specie come il tarabusino, il più piccolo airone europeo, lo sparviere e il gheppio, specie protette; la civetta e il martin pescatore. (La Nuova Ferrara 26/05/2022)
Ad ulteriore rinforzo delle tesi sopra esposte, si ricorda il recente concerto di Vasco Rossi a Trento. Esso ha comportato problemi ingenti, peraltro ampiamente previsti . Un’esperienza che ha messo a dura prova la struttura ferroviaria, la polizia stradale, i vigili del fuoco, l’organizzazione sanitaria e la società di raccolta dei rifiuti ( 49,8 tonnellate raccolti da 251 addetti che hanno lavorato in turni continui sul 24 ore ).
http://www.ilfattoquotidiano.it/.../vasco-a.../6602687/...)
Considerare evento “sostenibile”, come espresso dall’amministrazione comunale, un mega concerto che prevede 50.000 presenze, significa ignorare l’inevitabile impatto negativo che si avrà su un’area dall’equilibrio ambientale e faunistico fragile, con conseguenze che potrebbero essere irreparabili.
IL CONSIGLIO COMUNALE DI FERRARA IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA
ad attivarsi affinché:
si individui con la macchina organizzativa uno spazio alternativo al Parco Urbano “Giorgio Bassani” per il prossimo, attesissimo concerto del grande Bruce Springsteen, che rispetti i canoni di un evento internazionale, senza forzatamente distruggere un’area dal valore storico, ambientale, faunistico prezioso per la città di Ferrara.
Consigliera Comunale
Gruppo Misto
Anna Ferraresi
martedì 7 giugno 2022
Moriremo golfisti
MORIREMO GOLFISTI
Per il popolino più che mai bue, il golf è "la parte più curata e meglio tenuta del Parco". Dimentiche, le masse incolte ed illetterate, di alcuni aspetti. In primis, l'erba di green e tee è verde grazie all’addizione di composti non propriamente bio. Per tacere del consumo di acqua.
Di più. Per la creazione dell'impianto, venne sfigurata e bruttata una parte consistente del malcapitato Parco. I miei - mia mamma, Lissoni di schiatta, era della immediatamente limitrofa San Giorgio (Biassono) - e nostri avi chiamavano quella zona "La Svizzera" per le sue caratteristiche: il settore era occupato da affascinante ed ampia area a bosco.
90 ettari 90: questa l'estensione del settore occupato dal Golf Club Milano, nome dalle malcelate connotazioni colonialiste. In pratica, Un settimo della superficie del Parco è riservato ai pochi soci del citato club. Una privatizzazione che stona con un contesto che si vorrebbe pubblico in toto. Ci sarebbe altro ma lo vediamo poi.
I rapporti con il Consorzio Parco e Villa Reale sono regolati da un contratto di concessione, e da un affitto non molto oneroso. Alla scorsa scadenza, come Comitato Parco, abbiamo raccolto, in un tempo da primato (2-3 mesi), circa 5mila firme per una petizione. L'istanza chiedeva di allontanare in breve tempo l'impianto, e di restituire l'area ai cittadini. All'epoca, era sindaco Faglia. Non se ne fece niente. Solo una voce in Giunta, quella della allora assessora Pollastri, chiese di ridurre almeno l'area data in uso al golf club: lettera morta.
Un'occhiata alla porzione di Parco in oggetto mostra situazione che grida vendetta. Le aree a bosco, da anni, sono state depauperate del sottobosco: fasce arbustive e alberi giovani completamente cancellati. Più volte la cosa è stata segnalata, e più volte si è chiesto di ripristinare le condizioni che sarebbero proprie di un bosco di alto fusto. Anche queste istanze: lettera morta.
Quest'anno, la concessione scade. Gli scarni capitoli dedicati al Parco dalle varie compagini in campagna elettorale non mi sembra citino una problematica così importante. Da qui la domanda. Cosa prevedete per il golf? Riusciremo finalmente a liberare il Parco da questa presenza, magari nel giro di 2-3 anni?
E, per dirla col grande Mario Fossati (1994), "il Parco Parco sia".
sabato 4 giugno 2022
Come è vivo quel monumento: una campagna pro rondoni, rondini e affini
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Un Monumento Vivo è un edificio, antico o moderno, le cui caratteristiche architettoniche hanno determinato l’insediamento di colonie di rondoni, durante il periodo riproduttivo, e di altre specie di interesse conservazionistico.
L’identificazione di colonie di rondoni , nidificanti in un edificio permette di certificarlo come Monumento Vivo e di attuare le dovute tutele in caso di ristrutturazioni e restaurazioni.
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Come si vede, parliamo di biodiversità in aree urbane: la città come ecosistema.
Il gruppo - su tutti, il simpatico e vulcanico Mauro Ferri - lancia anche quest'anno una campagna di raccolta dati. In varie parti d'Italia, binocoli attenti vanno a controllare i luoghi in cui le seguenti specie nidificano: rondone comune, rondone pallido, rondone maggiore, rondine, balestruccio, rondine montana (e eventuali altre).
La nostra Monza ospita alcune colonie di rondoni proprio in centro. E di rondone pallido: il nostro Municipio si caratterizza per la presenza di una delle colonie più importanti del Nord Italia, qualche anno fa vennero contati circa 70 nidi. Il rondone comune ha i suoi siti presso alcuni tra gli edifici religiosi principali di Monza: Duomo, Carrobiolo, San Gerardo.
Come Comitato Parco di Monza, saremo attivi da settimana prossima. Tutti possono partecipare: obbligatorio il binocolo (e magari la macchina fotografica).
giovedì 2 giugno 2022
E arrivò la Takahashia japonica
Ecco il testo di Augusto Crippa:
domenica 29 maggio 2022
Il caso Trotta
Riporto qui un post uscito questa mattina (circa un'ora fa) sulla pagina "A Monza x esempio". Va be', è un gruppo schierato ma contiene spunti per noi utili.
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Parco di Monza per sempre: 2132
e siamo a 2132 iscritti al nostro gruppo Facebook Parco di Monza per sempre
avanti così
Ibis sacro: prima segnalazione
sabato 28 maggio 2022
Chitarre e pasticci propagandistici
ecco cosa scrive Shawn Guidi oggi sulla sua pagina Facebook
Tutti pazzi per le averle (più o meno)

mercoledì 25 maggio 2022
Tra vergogna e schifo
Parco: tra vergogna e schifo
venerdì 13 maggio 2022
Come è verde la mia valle ovvero qualche riflessione sulle aree prative
Come è verde la mia valle ovvero qualche riflessione sulle aree prative
Scrive Michele Varin sul nostro gruppo Facebook Parco di Monza per sempre:
""""""
#NoMowMay è una sorta di movimento che mira a spostare lo sfalcio dei prati dopo il mese di maggio per assicurare alle api i fiori per bottinare e anche per favorire la propagazione delle piante da fiori. In Francia ho visto anche prati dove venivano lasciate delle "isole" non sfalciate per lo stesso motivo.
Potrebbe essere interessante fare un ragionamento simile anche al Parco di Monza?
""""
Ne ho parlato in un documento che ho caricato tempo fa su questa pagina e che contiene una serie di proposte per migliorare le condizioni della fauna nel nostro Parco. Ecco, di seguito, la parte che ho dedicato alle aree prative. L'idea di Michele è da sostenere e da promuovere. Proveremo a sottoporla al Consorzio Parco e Villa Reale.
Di più: ritengo sia il momento di stendere un vero e proprio protocollo di gestione per le aree prative. Ricordo che un documento di questo tipo non esiste. Le zone a prato del Parco sono curate dalla azienda Colosio (Cascina Molini di San Giorgio). L'azienda provvede a sfalcio e concimazione (con letame) dei prati in base ad una convenzione col Consorzio. questa attività non ha costi per il citato Consorzio.
Solo per due prati (Gerascia e Roccolo) l'azienda paga una quota.
I prati dei Giardini della Villa Reale sono in carico ad una azienda di servizi esterna.
Qui sotto, il testo riguardante le zone a prato, che avevo buttato giù tempo fa.
Aree prative, incolti, e colture a perdere
Coprono una estensione non indifferente ma godono, in qualche modo, di minore considerazione rispetto ai boschi. Vengono vissuti dai frequentatori del Parco soprattutto come scenari per attività di tipo ricreativo. Intendiamoci: la funzione del Parco come luogo per il tempo libero è centrale e non va messa in discussione. Per i settori prativi deriva, però, un impatto non da poco: un problema da affrontare. Anche se il calpestio, va detto, tende a concentrarsi in poche aree.
L’attività regolare di sfalcio ha permesso che col tempo si formasse una comunità vegetale e, soprattutto, che si consolidasse il manto erboso. Si arriva così alla formazione del cosiddetto prato stabile, ambiente prezioso e, alcune parti d’Italia, tutelato da specifiche categorie di aree protette.
Nella nostra Brianza, ci dicono gli esperti, possiamo trovare fino a 40-45 specie di piante erbacee nei prati stabili: non male. E nel Parco? Sempre gli esperti ci dicono che la comunità vegetale è un po’ più povera. Uno dei lavori da svolgere a breve sarà un aggiornamento dei dati relativi. Quali erbe abitano i prati del nostro Parco? Come sono distribuite? Esistono lavori svolti nel passato ma rimontano, ahinoi, agli anni ’90.
Anche se il calpestio tende a concentrarsi soprattutto in alcune porzioni, il disturbo per le specie animali e vegetali nelle aree prative è, comunque, complessivamente sostenuto. A titolo sperimentale potranno essere circoscritte piccole superfici di prato, vietandone l’accesso, e riducendo opportunamente o guidando gli sfalci. Il provvedimento avrebbe anche obiettivi scientifici: valutare l’evoluzione dell’ecosistema (variazioni nel numero e nel tipo di specie), e operare dei confronti con altri settori lasciati all’intervento e alla frequentazione dell’uomo. Allo stesso modo, dovrebbe essere steso un preciso protocollo che definisca una sorta di piano per la gestione dei prati, con attenzione, va da sé, per gli aspetti naturalistici.
Le zone di confine tra boschi e prati sono, nella stragrande maggioranza dei casi molto nette: mancano zone graduali di passaggio dall’uno all’altro ecosistema. Questi settori hanno importante ruolo ecologico: forniscono preziosi spazi per tante specie vegetali e animali (in particolare invertebrati, farfalle su tutti). Anche in questo caso, lasciare alla propria evoluzione naturale o guidare in maniera ragionata lo sviluppo di strisce di vegetazione a cavallo tra prati e boschi accrescerebbe la biodiversità. Per i frequentatori del Parco, la possibilità di osservare interessanti specie come le citate farfalle.
Alcuni settori potrebbero essere trasformati in superfici lasciate ad incolto, ovviamente guidato da opportuna gestione, per evitare il comparire di vegetazione infestante. In qualche zona, invece, potrebbero esser insediate colture a perdere – un esempio classico sono i girasoli –. Ricordiamo che lo stesso Parco Valle del Lambro ha realizzato interventi di questo tipo, per i quali, peraltro, esistono forme di finanziamento. Un settore del Parco candidabile per le operazioni appena menzionate si può individuare nelle zone a ridosso della Cascina Molini Asciutti: i prati di questa parte del complesso non sono particolarmente frequentati dai visitatori. Risulta quindi più agevole muoversi.
Le mani nel torbido ovvero cala il sipario sui nostri rospi
Chi mi conosce sa che, crapone come pochi, difficilmente mollo la presa. La lunga campagna pro rospi può essere efficace esempio. Ma esistono momenti e situazioni in cui siamo costretti a lasciare l'agone. Giovedì 12 maggio mi chiama il sempre bravo Mario Maino: la pozza è asciutta. E nessuna traccia di girini.
Ormai, conveniamo, siamo ai confini dell'accanimento terapeutico. Possiamo mica pretendere che il Consorzio porti acqua alla pozza ad ogni piè sospinto. Più di tutto poté la siccità. E, confessiamo, qualche imperizia nei lavori di sistemazione della nostra pozza.
In una prima fase, 1 maggio, abbiamo avuto la nascita di qualche embrione: il tutto si era fermato a quello stadio. Questa settimana, il caldo ha bloccato qualsivoglia stadio successivo alla deposizione delle uova.
Una annata sfortunata, insomma. Nelle difficoltà, è fondamentale mettere in cantiere da subito adeguate reazioni. Il nostro piccolo gruppo di volontari sta già preparando la prossima campagna.
Le foto che seguono sono del citato Mario Maino. Un ringraziamento va a tutti quelli che han dato il loro contributo. Tra gli altri, la azienda Colosio, sempre pronta a portare acqua alla pozza. Ringraziamo anche il Consorzio Parco e Villa Reale che non ha mai fatto mancare il proprio appoggio, anche concreto.
L'appuntamento è per i prossimi mesi.
Quel che resta della pozza.
Ancora la nostra pozza.
E ci sono sempre i minus habens che lasciano in giro i cani. Non oso pensare a cosa sarebbe successo se nella pozza ci fossero stati i girini.
Matteo Barattieri