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sabato 1 marzo 2014

1 marzo 2014 - All'inseguimento del piccolo picchio


“Ah, il Parco di Monza… famoso per il picchio rosso minore”, così il Carol Tabarelli de Fatis su a Trento, in occasione dell’ultimo Convegno Italiano di Ornitologia, esaminando la comunicazione che presentavamo sul nostro Parco. “Il gioiello del Parco”, a dirlo un più nostrano Edoardo Viganò da Villasanta, grande fotografo naturalistico.
Ebbene sì: il nostro Parco ospita una popolazione significativa di picchio rosso minore, una specie non particolarmente diffusa. Il nome richiama direttamente alle dimensioni: del gruppo dei picchi europei è il più minuto. Rispetto ad altre specie della famiglia – a cominciare dall’appariscente picchio verde – è più esigente in materia di habitat: per questo, non è così presente. Lungo il Ticino o in alcuni settori del Pavese è ben rappresentato. E poi c’è il Parco di Monza, con le sue 3-4 coppie. In ambito brianzolo anzi lungo la Valle del Lambro, non è l’unica zona di presenza. Ci sono segnalazioni anche per il Lago di Pusiano e di Alserio. Per queste due aree, possiamo ipotizzare la nidificazione del simpatico pennuto. Ed esistono poi altri settori per i quali abbiamo qualche osservazione.


foto: Massimo Brigo

Anni fa, correva il 2000, il sottoscritto ha effettuato un’indagine nel Parco di Monza. Le uscite confermavano le 3-4 coppie storiche. Rimaneva però la piccola e magica ossessione per il piccolo. Motivo non secondario, la sua elusività. Malnatt: il nostro fa rivelare la sua presenza soprattutto nel periodo metà febbraio – marzo, quando comincia la stagione riproduttiva e forma il proprio territorio. Si fa udire anche ad aprile e maggio, ma in modo discontinuo. E poi c’è una piccola ripresa nelle emissioni canore nel tardo agosto.

La solita anima candidamente ottimista potrà replicare “be’… se non si ode il suo verso… lo si potrà almeno vedere…”. T’el chì ca l’è rivaa, per dirla in vernacolo. Il picchio rosso minore frequenta le parti alte delle chiome degli alberi. Mica facile individuarlo. Ma, come in tutte le cose, c’è sempre un trucco.
Nel periodo febbraio-marzo, il gioiellino del Parco risponde abbastanza bene agli stimoli sonori. È la tecnica del playback, signori: si invia il richiamo registrato e si aspetta la risposta. Il tutto secondo protocolli fissati a livello universale.

La magnifica ossessione non colpisce solo il sottoscritto. Dall’anno scorso, un gruppo di lavoro collegato al CROS (Centro Ricerche Ornitologiche Scanagatta) di Varenna ha fatto partire uno studio sulla specie, nel territorio del Parco Valle del Lambro, proprio usando la tecnica del playback. Obbiettivi: capire esattamente dove nidifica e definire bene le preferenze in termini di ambienti. Per quale diavolo di motivo, esempio, il piccolo sembra non utilizzare, o quasi, il settore tra le mura settentrionali del Parco e i Laghi di Alserio e Pusiano? Eppure, anche in questo ambito non mancano i boschi. Misteri. Per risolverli, ci siamo attivati in più persone. Con il sottoscritto, Massimo Brigo da Muggiò, Checco Ornaghi da Macherio, Italo Magatti da Monza, e Alberto Cavenaghi da Eupilio. Ognuno cura una o più zone. Lo scorso anno, abbiamo confermato la nidificazione nel nostro Parco (la foto di Massimo Brigo mostra proprio una femmina nel Parco, vicina alla cavità nido), e raccolto decine e decine di dati.

L’inseguimento del piccolo prosegue. E una volta di più le indagini naturalistiche si fanno specchio dell’umana esistenza. La vita è dura, è risaputo; le frustrazioni sono dietro l’angolo. E le uscite per il picchio non mancano di dettagli non propriamente esaltanti. Un esempio su tutti, direttamente dal taccuino di campo del sottoscritto. Tre uscite svolte fin qui quest’anno, più diverse giornate di campo nel 2013. Contatti con il picchio rosso minore: nulli. Come prevedibile, essendomi preso in carico le aree per le quali non esistevano o quasi dati di presenza. Della serie: qualcuno che faccia il lavoro sporco ci vuole sempre. Ma, come si dice, "anche il non-dato è un dato". E rimangono le impagabili sensazioni del lavoro sul campo. Ma queste, ma sa diss, sono altre storie.


Il blog seguirà il lavoro di campo. Se avete curiosità, potete scrivermi: matteo.barattieri1@libero.it 

Matteo Barattieri

venerdì 13 settembre 2013

13 settembre 2013 - Anche il Parco di Monza al Convegno Nazionale di Ornitologia


“Ah, il Parco di Monza… famoso per il picchio minore”, a parlare non è qualche trinariciuto naturalista monsciasco o delle lande brianzole. Ma il Karol Tabarelli De Fatis da Trento – il nome rimanda direttamente alla genitrice polacca –: martella oggi, martella domani con la storia del piccolo (e mica tanto scontato o comune) picchio, ospite da sempre del nostro Parco, e qualche risultato salta fuori. A centinaia di chilometri di distanza, il simpatico volatile può costituire nobile biglietto da visita. Altro che autodromo, spara subito l’anticircuito che alberga e prospera in tanti di noi. E a Trento il Parco di Monza c’è, in queste luminose  giornate di settembre. L’abito scuro non è propriamente raccomandato, ma l’evento si può classificare nella rubrica gran gala: Convegno Italiano di Ornitologia (11-15 settembre 2013  http://events.unitn.it/ornitologia2013), sissignori. La meglio gente tra studiosi e appassionati di volatili del Bel Paese, con qualche ospite straniero di prestigio invitato per la circostanza.
“25 anni di ornitologia al Parco di Monza (Monza, MB): una revisione critica per la stesura di linee guida gestionali”, questo il titolo del lavoro presentato in forma di poster. Autori, oltre al sottoscritto, altri cultori della materia, ma sa diss: Massimo Brigo da Muggiò, Francesco “Checco” Ornaghi da Macherio, Piero “il prof.” (un docente fa sempre comodo) Bonvicini, lecchese per residenza, e Italo Magatti di Monza. Tutta la brigata con lo stendardo del CROS (Centro Ricerche Ornitologiche Scanagatta) di Varenna. Il titolo della comunicazione lascia poco spazio al mistero. Abbiamo preso in mano i dati sugli uccelli raccolti all’interno della mura del Parco, in buona parte proprio da noi, negli ultimi due decenni e rotti. L’obbiettivo è duplice: da un lato compilare una lista delle specie con relativa caratterizzazione – nidificante, svernante, stanziale, presenza occasionale….ecc…. –, dall’altro lato individuare alcune strategie per una gestione del nostro patrimonio verde più attenta agli aspetti naturalistici.


Il corpus di dati comprende 101 specie, di cui 4 esotiche e/o aufughe, ovvero da non considerarsi selvatiche ma semidomestiche. Per 89 specie possiamo definire in maniera abbastanza sicura quello che in termini tecnici si chiama status, ovvero la modalità di presenza: se è visibile solo di inverno oppure durante la migrazione, se nidifica oppure no, e via andare. Poi torneremo in maniera più dettagliata sul tema, con una analisi della lista delle specie. Per il momento possiamo segnalare che 43 sono i nidificanti, con netta prevalenza, va da sé, delle specie legate al bosco, ben 25. Qualche chicca? Detto del picchio rosso minore, che qui ha una delle più note (e non molte) stazioni sul territorio lombardo, possiamo citare rapaci come lo sparviere o il lodolaio (quest’ultimo aggiuntosi negli ultimi anni), il martin pescatore, gioia e desiderio di tanti fotografi, l’ormai consolidato airone cenerino (ben noto a tanti)….


Interessanti spunti sui metodi di censimento degli uccelli in aree montane, lavori sperimentali sul passero, una bellissima ricerca sulle berte, specie del mare aperto: il convegno snocciola importanti comunicazioni, e anche il nostro Parco fa la sua porca figura.

Matteo Barattieri