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domenica 7 agosto 2022

Un airone notturno anzi due

7 agosto 2022  ore 1,30 circa

Quasi in diretta. 1.30 di notte. Mentre parte qualche goccia di pioggia, due nitticore fan sentire il proprio verso sopra San Biagio. Botta e risposta, più o meno.
La Nitticora è un piccolo airone dalle abitudini notturne. Carino sentirne il richiamo. Meno carino non avere pronti registratore e microfono.





martedì 19 ottobre 2021

19 ottobre 2021 - occhio alle cince more

Occhio alle cince more
(foto di Roberto Petarle)

Approfitto delle belle istantanee di Roberto Petarle: cincia mora, fotografata il 16 ottobre 2021 al Parco (zona carpini del Prato del Mirabello). Roberto le ha viste anche in altre zone del Parco.




La specie è tipicamente montana. Nelle zone montane, appunto, comunissima. Da noi a Monza, è storicamente nidificante: segnalata più volte in una zona che da San Gerardo arriva fino al Policlinico.

Queste specie di aree più fredde, ogni tanto, danno vita ad invasioni ovvero si spostano in massa verso aree più distanti. Ieri, si sentiva in zona San Biagio. Altri la stanno segnalando nel Parco. Teniamola d'occhio: se ce ne sono tante, potremmo parlare di invasione. 

Ah, ci fosse una stazione di inanellamento nel Parco, potremmo scoprirlo subito: nelle reti degli inanellatori, questi uccelletti finiscono facilmente. C'è stato chi ha provato a piazzare delle reti nel Parco, ma il lavoro risultava difficoltoso: troppo disturbo da parte di umani e cani.
Un grazie ancora all'autore delle foto. I disegni che ho aggiunto sono presi da "Guida degli uccelli d'Europa, Nord Africa, e Vicino Oriente" di Svensson, Mullerney e Zetterström (Ricca Editore 2015).

Matteo Barattieri

domenica 9 agosto 2020

Il Vialone (parte seconda) - Si fa presto a dire Vialone

Il termine Vialone è eredità della storia di questa strada monzese. Ma non è la denominazione originaria. Al solito, un excursus tra le mappe storiche ci aiuta.

Sulla carta del 1827, il nostro Vialone si chiama "Gran Viale per Milano". Per il disappunto di noi monzesi, vista la centralità data al capoluogo lombardo. Borgo San Biagio e il Borghetto sono presenti ma nessun toponimo li indica. Invece, è riportato il toponimo di (Cascina) Bruciata, qui indicata col termine dialettale (Brusada).


Sulla carta topografica del Parco del 1838, il viale che porta alla Villa Reale, qui indicata come I.R. Palazzo, non ha una denominazione. Si riconosce viale Lombardia (per Milano). Monza è molto piccola, soprattutto se confrontata con l'estensione del nostro Parco. Di San Biagio (qui Borgo San Biagio) esiste un primo nucleo, piazzato su quelle che sarebbero diventate via Prina e via Manara. Ed esiste il Borghetto, che avrebbe poi dato il nome alla omonimo (e attuale) vicolo.

Notare che le alberature lungo il viale anzi il Vialone sono poste solo sul primo tratto, partendo dalla Villa Reale. Lungo il Vialone, solo due edifici, due cascine con buona probabilità, vista la struttura.

La mappa del 1842 - immagine purtroppo sfuocata - mostra le alberature su tutto il Vialone. Ad est della linea ferroviaria, è riportata Villa Belvedere: nascono ville signorili, la Villa Reale si fa generatrice di paesaggio. Alcuni toponimi sono riconoscibili: la Bruciata, il Borghetto, Borgo San Biagio...

1850 (circa): la magica mappa del Tenente Brenna. 

Il Vialone rimane - ahinoi - anonimo. Ma i suoi caratteri sono ben definiti: una lunga aiuola e le alberature sui due lati. La coltura predominante nell'intorno è la vigna.

Notare la Cascina Consolazione, sulla attuale via Manara. Oggi, abbiamo la Chiesa della Madonna Consolatrice sull'altro lato del Vialone. Si tratta della chiesa della residenza San Pietro: che ci sia qualche connessione con la vecchia cascina quasi omonima?


1877. Viale della Regia Villa: finalmente il Vialone appare come tutt'uno con il complesso Parco e Villa Reale anche per la toponomastica. 

Sulla pianta topografica della Città di Monza del 1881 compare, finalmente, la scritta Vialone. Per la precisione: Vialone della Regia Villa. Il dettaglio della mappa non è però dei migliori: mancano tutti gli edifici posti lungo il nostro viale.

Non andrà meglio in una successiva versione (non della stessa casa editrice). Siamo nel 1897: sul Vialone corre il tram per Carate. La modernità avanza.

Il topografico del 1914 è più preciso. Il cartografo si è anche ricordato di indicare la Stazione Reale, che in realtà esisteva già da tempo (dal 1882).

1936. Notare gli edifici industriali (il Feltrificio Scotti) sui due lati della attuale via Donizetti, all'incrocio col nostro Vialone

E siamo, quasi, ai giorni nostri...

Matteo Barattieri - Comitato per il Parco di Monza

mercoledì 5 agosto 2020

Dream On ovvero quattro serate per le vie di Monza





Never gonna be on my own
It's clear as the day
Never gonna cast my anchor out
I'm a free spirit, torn in a way

"E queste sarebbero le margherite...". L'espressione del Daniele Cappelletti ha venature ironiche. Citato e, in qualche modo, decantato, lo Stile Margherita ci ha accompagnato per 4 serate 4. Sono le 22.30 passate del 30 luglio: la luce non è certo favorevole per cercare altri dettagli sulle superfici liberty nella zona del Vialone monzese per antonomasia. Quattro serate, quattro passeggiate per la nostra Monza: il Comitato per il Parco è anche questo.

Never gonna cast my anchor out
I'm a free spirit, torn in a way


La rete registra, alla fine di giugno, lamentele dei monzesi: poche iniziative all'orizzonte per l'estate. La proposta gira via telefono: tre uscite serali, di giovedì, giorno di negozi aperti fino a tardi. L'Edo - precettato per le sue competenze di Cicerone estemporaneo e per le sue conoscenze di storia dell'arte, oltre che per militanza nel Comitato fin dalla prima ora - aderisce con immediato entusiasmo. Il Lambro fa da obbligato apripista: ai brividi da vecchio ambientalismo si aggiunge un omaggio al Peo Casati, che al fiume della Brianza nel suo tragitto monzese ha dedicato l'ultimo suo libro. "Lungo l'argine (a ridosso del fu Circolo Garibaldi n.d.r.) ricordo che c'erano più anelli per le barche": memorie della città a San Gerardino. Il vero patrono dei monsciaschi, San Gerardo, ci accompagna, mentre l'Edo registra note neoclassiche in un edificio. L'inatteso e le divagazioni: immancabili e, va da sé, utili strumenti didattici.

Passato e presente, presente e passato: impossibile parlare di monumenti e strade senza accennare alle cronache ultime. L'Arengario e la sua piazza: perchè non rifarne luogo per propaganda (e discussione) politica, vietata da qualche tempo per delibera sgrammaticata? 

Trying to catch a feeling
Trying to find myself

"E tu? Dovresti far te da guida", dico alla Carola Besana, bravissima conduttrice di gruppi tra Monza e dintorni, in visita ad emergenze architettoniche, per dirla con un tecnicismo. La nostra infilerà qualche utilissima e apprezzata integrazione alla serata. C'è spazio per tutti, come è giusto che sia. Il 23 luglio, nella via cara al Merati, grande studioso della storia della nostra città - via Lambro, per i non addetti ai lavori -, si fermerà con noi un passante, esperto di storia dell'arte, a dir la sua. E con competenza. Il tema: la facciata del Duomo e i suoi restauri da un secolo a questa parte. Accade anche questo nelle notti monzesi. Giusto poco prima, due ragazzini in bici, ci han dedicato qualche minuto. A concionare era l'Edo, che nella vita è anche professore. Si incrociano le provenienze e le esperienze dai vari quartieri. Il summenzionato prof va da vedetta a San Donato e veglia sulla Cascinazza. Il Cappelletti è il nostro uomo in quel di Triante. Il sottoscritto a rappresentare San Biagio anzi San Bioss.

La conduzione delle serate è quanto più possibile sui generis. La scaletta non è propriamente rispettata. Alle voci delle due guide deputate si alternano spesso e volentieri quelle dei convenuti, il citato agente di Triante su tutti. Mentre c'è chi, eroico, si sottopone a tutte le serate. Serate che si farann da tre a quattro. 

Piazza Trento Trieste: la non-piazza. La definizione è del sottoscritto, visto l'accumularsi nei decenni di elementi, accatastati alla bell'è meglio sull'area che ospitava un tempo le chiodere, dove i produttori di tessuti appendevano i loro prodotti. Memorie antique. 

I was living for the weekend
And the drinks are on me
Skipping school and cutting out
I wish this world would let me be

Le memorie sono anche quelle di chi scrive, che ripercorre tanti momenti degli anni verdi e di stagioni più recenti. Qualche episodio si fa gustoso racconto da condividere. Altri istanti rimangono piccolo patrimonio personale: passi in un percorso, fatto di affetto e attaccamento alla vecchia Monza. E di sogni per un Parco e per una città che vorremmo sempre più belli.

Live on and dream on
I'm on top of the world and I'm on the right track
I'm on top of the world and I won't look back

Superato il Villoresi, l'oscurità non permette di raggiungere la Cascinazza e quel che resta di un prezioso reticolo di acque. Poco lontano e poco prima, San Gregorio: tra un cimitero del passato e la comunità ortodossa dell'oggi. Sarà - dettaglio curioso in una città di chiese, conventi e chiostri di culto cattolico - l'unico edificio religioso in cui entreremo. La facciata del Duomo riportata a glorioso splendore fa da sfondo ad una (gradita) sorpresa: alle tre serate ne aggiungeremo una quarta. Non propriamente un supplemento. Il progetto per l'ex-feltrificio Scotti: una campagna vuole fermare disegni poco consoni alla monumentalità del Vialone che è tutt'uno col complesso Parco e Villa Reale. E a partecipare siamo anche noi del Comitato Parco, in appoggio ad un gruppo molto attivo. A storie ed aneddoti si aggiungono anche proposte per future passeggiate e visite. 

Lungo il viale, una teoria di manufatti che riassume la storia della città degli ultimi 200 anni. Le margherite del Villino Strazza salutano il buon Daniele Cappelletti e i pochi rimasti nella notte del 30 luglio.

The time is now, I cast my anchor down
I'm on top of the world and I'm on the right track
I'm on top of the world and I won't look back

Un grazie a tutti quelli che han partecipato e han contribuito coi loro interventi alle serate.
Un grazie a Amy Macdonald per la bellissima Dream On e per tutte le sue splendide canzoni. E un grazie, di esistere, al Comitato Parco.

Matteo Barattieri - Comitato per il Parco di Monza

domenica 19 aprile 2020

Se vi manca il Parco di Monza - parte 25: Dalle mura amiche (cap. 1)

Il nostro Parco è chiuso per l'emergenza. Ci manca. E allora: una serie di testi e immagini per alleviare la nostalgia.

Le mura amiche: l'espressione rimanda direttamente a Bruno Pizzul. Il riferimento è alle mura degli stadi delle compagini che giocano in casa. In casa, appunto.

EBN Italia - ramo italiano di EuroBirdNet, rete europea che raccoglie persone appassionate di birdwatching - ha lanciato da qualche settimana un progetto direttamente legato alla nostra forzata permanenza tra le mura, detto in modo più neutrale, domestiche. 

L'invito, per il popolo del binocolo, è a dedicare tempo ad osservazioni dalla finestra e/o dal balcone. Al progetto è stato dato un minimo di scientificità, con un minimo di protocollo prefissato. I dati vengono riportati sulla piattaforma Ornitho. Le osservazioni possono essere raccolte quando si vuole. In particolare, però, assumono particolare significato i rilevamenti svolti durante i fine settimana.

Dalle mie mura amiche, in quel di San Biagio, arrivano alcune osservazioni svolte nelle ultime settimane: 28 marzo; 5, 11, 12, 18 aprile. Ogni volta, le attività si sono svolte per un'ora. Ad esse si aggiungono altri rilievi, che però qui non vengono considerati.

Dice: il Parco è vicino, quindi chissà quanta roba. In realtà, l'elenco è piuttosto povero: neanche 30 specie in totale. Per la precisione, arriviamo a 29, ad oggi 19 aprile.

Qualche annotazione può essere stesa. 

Una comunità locale
Alcune specie sono state sempre registrate. Compongono una comunità che potrebbe definita locale. Alcune di queste specie sono già intente alla nidificazione. Altre lo saranno a breve, facendo riferimento al passato e al loro comportamento in queste giornate; in ordine sparso: verzellino, fringuello, storno (intento a lavorare al nido), cornacchia grigia, cinciallegra, capinera, merlo, pettirosso, colombaccio, piccione domestico.

Altri componenti della comunità locale
Non mancano i picchi: picchio rosso maggiore, picchio verde. Queste specie non sono state rilevate sempre, ma con buona probabilità nidificano qui a San Biagio, grazie alla presenza di giardini con piante vecchie. La presenza dei picchi tra la fauna urbana è ormai fenomeno consolidato da diversi anni: le piante invecchiano, e offrono risorse alimentari e non solo ai nostri picchi.

Specie monzesi ma non nidificanti in loco
Il 23 marzo, registrata la prima rondine per il sottoscritto: non a San Biagio ma in via Carlo Porta. Il 28 marzo: il primo rondone comune. L'11 aprile il primo rondone pallido (in centro, Piazza Trento e Trieste). Rondoni e rondini faranno capolino sulle schede di campo anzi di balcone in modo regolare. In questo periodo, ai contingenti locali si aggiungono soggetti in migrazione. Le specie indicate nidificano a Monza, ma non qui a San Biagio.
Anche gazza e airone cenerino si fanno vedere: nidificano sul nostro territorio ma non a San Biagio. La gazza nidifica in altre aree di Monza, caratterizzate da un paesaggio con carattere agricolo o similagricolo.

Rapaci 
Gheppio e poiana. Entrambe le specie territoriali. Le poiane, due, volteggiano sopra il Parco, dove da qualche anno è registrata la nidificazione di questo bel rapace. Col Parco chiuso, la poiana si starà divertendo a cacciare liberamente. Per il gheppio, le osservazioni han coperto sia il Parco che il centro cittadino.


Flussi migratori
Mentre in altre zone poco lontano vengono contattati bei flussi di migratori, qui a San Biagio il quadro non è così ricco. Qualcosa ho potuto però intercettare: il cuculo, ad esempio, o una bella upupa in volo,il giorno 12 aprile. In quella giornata, e anche il giorno dopo, cuculo ed upupa venivano censite anche in altri punti, poco lontani da San Biagio e da Monza: i movimenti migratori non sfuggono ai binocoli e alle orecchie del popolo dei birdwatcher.

Cornacchia grigia
Alla faccia di chi parla di una crescita della popolazione in termini smisurati, gli effettivi registrati non sono molti. Non arriviamo mai oltre la decina. Tema da affrontare, va da sé.

Elenco delle specie rilevate
Airone cenerino, Balestruccio, Ballerina bianca, Capinera, Cincia bigia, Cinciallegra, Codirosso, Codirosso spazzacamino, Colombaccio, Cormorano, Cornacchia grigia, Cuculo, Fringuello, Gazza, Gheppio, Merlo, Pettirosso, Picchio rosso maggiore, Picchio verde, Poiana, Rondine, Rondone comune, Rondone maggiore, Storno, Tortora dal collare, Upupa, Verdone, Verzellino.

Microfono e registratore han permesso di catturare qualche suono: ma queste sono altre storie.

alla prossima
Matteo Barattieri - Comitato per il Parco di Monza

domenica 24 novembre 2013

24 novembre 2013 – Mille (e più) ali su San Biagio

FOTO: Antonella Galbiati


Domenica 24 novembre 2013. Nel primo pomeriggio mi chiama l’Antonella Galbiati. Caspita, non sapevo avesse il mio numero di cellulare.
“Sei a casa?”. Alla mia risposta affermativa, mi domanda se sto guardando il cielo. Capisco che negli ultimi tempi vedere una bava di sole possa essere una notizia, ma chiamarmi per dirmi di affacciarmi alla finestra suona decisamente eccentrico. Non è che le intemperie autunnali hanno prodotto qualche scompenso alla nostra concittadina? Niente di tutto questo, la signora – per gli amici Anta – gode, per il momento, ancora di pieno equilibrio psichico. Anzi, sempre attenta a quanto la circonda, l’Antonella mi segnala uno spettacolare assembramento di volatili in quel di San Biagio, in via Volta per la precisione. “Sono storni, credo”, afferma con buona sicurezza. Corretto, non può che trattarsi di questa specie, visti contesto e periodo. Attratta dal fracasso come solo questi pennuti sanno fare, ha potuto assistere alle loro evoluzioni. Tra la gru di un cantiere e i tetti delle case.



Naturalisti? Gente che conta, gente che censisce: per usare topos tra i più abusati. Sto mica lì a chiedere troppe descrizioni o ad indugiare sulle emozioni della fanciulla. Quanti saranno, chiedo, allontanando qualsivoglia conato di poesia. “Qualche centinaio?” – approfondisco – “Se sono solo alcune centinaia, non si tratta di un numero poi così eccezionale, anche se è comunque interessante”. Dalla tarda estate fino al termine della stagione invernale, gli storni si radunano in gruppi anche molto consistenti: da alcune decine fino a parecchie migliaia o, anche, decine di migliaia. I cieli delle aree urbane possono anche riempirsi in modo spettacolare. Ottime occasioni per ornito(fili) e belle opportunità per i fotografi.
L’Anta ha anche scattato qualche istantanea e promette di inviarle quanto prima.



Già intenzionato a fare una puntata in zona Taboga e dintorni – per gli alloctoni, il Taboga è un tratto di Lambro in quel di Biassono, il nome deriva dalla somiglianza con uno scivolo –, faccio anche una tappa in via Volta, proprio vicino alla scuola che mi vide alunno. Gli storni ormai sono spariti, a parte qualche unità. Si sono spostati verso il Rondò, spiega l’Antonella.

Anche il breve giro a Biassono non è foriero di particolari osservazioni: solo qualche fringuello. Non c’è più la piantagione a girasoli che negli scorsi inverni forniva risorse alimentari per migratori e svernanti. Un paio di cormorani arrivano al loro vicino dormitorio, proprio a ridosso del fiume: le avanguardie di un gruppetto che passa qui le notti nel periodo invernale.

Bando alle divagazioni. Sullo schermo del pc appaiono le foto. Ottimo strumento per effettuare un conteggio; con pazienza cerco ogni punto scuro sulle istantanee. Il risultato finale parla di circa 3200 individui. Numero non da poco, soprattutto per le nostre lande: un dato di sicuro interesse, meritevole di una citazione almeno nel prossimo annuario del CROS (Centro Ricerche Ornitologiche Scanagatta http://crosvarenna.blogspot.it/), e un quarto d’ora wharoliano per la sempre gentile Antonella.  Ringraziarla è il minimo, invitarla ad inviare altre segnalazioni automatico.
Il comportamento gregario degli storni non sorprenda il profano. Si tratta di strategie che caratterizzano non poche specie. Serve, eccome, radunarsi: miglior difesa da eventuali predatori, possibilità di scaldarsi a vicenda nel periodo freddo... Non solo: nei dormitori notturni, i pennuti si scambiano anche preziose informazioni.





Matteo Barattieri