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domenica 12 dicembre 2021

Storni (più o meno) à gogo

 
Va be', confronto a raduni di storni che si osservano, esempio, sui cieli di Roma. Chi si contenta...

4 dicembre 2021. Scenario: i prati a nord di Cascina Frutteto, area un tempo tipicamente frequentata da svernanti e migratori.


La foto non è il massimo di suo; quello che si vede, tra l'altro, è un ingrandimento. Utile, in ogni caso, a favorire un conteggio. circa 170 esemplari. Sommati ad altri che giravano negli immediati paraggi fa: circa 200.
Qualche giorni dopo, l'11 dicembre, Massimo Rizzoli li fotografava a sua volta, con esito - va da sé - nettamente migliore.

Matteo Barattieri

sabato 30 gennaio 2021

Istantanee invernali: A sud di Nogales ovvero orme nella neve


Se si provasse a calcolare o stimare l'impatto ecologico di una collana a fumetti, il buon Tex Willer non ne uscirebbe bene. Una sommaria analisi sarebbe costretta ad inserire una serie di voci negative. In primis, una dieta a base di bistecche, rigorosamente alte 4 dita, e, va da sé, sepolte sotto una montagna di patatine fritte: roba da far inorridire anche il più tiepido tra i vegani; immaginarsi i commenti in risposta d parte del degno compare anzi pard Kit Carson non è difficile.
Si potrebbe proseguire con le decine e centinaia di avvoltoi - le specie del gruppo sono rigorosamente protette - massacrati, per evitare empio spregio di cadaveri, magari lasciati al suolo dal citato eroe e dai suoi compagni di avventure. E ancora. il piombo sparso in ogni dove, fino ad arrivare - un po' tirata, ne convengo - a mostri vari, da considerarsi, in qualche modo, esemplari rari. Con l'ecologia ancora là da venire, concediamo qualsivoglia licenza al nostro eroe, che seguo puntualmente in edicola da sempre.


Tra le specialità di Tex e soci, l'utilizzo delle tracce: con una competenza che neanche il più dirozzato dei biologi o naturalisti.
E' il 31 dicembre 2020, la neve invita a cimentarsi. 

♫ Straight out of nowhere
And a little bit out of our minds
We were courting disaster
With one foot over the line ♫

Onnipresenti, un classico, le cornacchie.
L'area a prati posta a sud della Fasanera (oggi ristorante) ha offerto spazi per le evoluzioni sulla neve di questa simpatica specie.


Riconoscere l'impronta dei corvidi - gruppo del quale fan parte le cornacchie - non è difficile. La figura mostra bene una delle note più caratteristiche: le tre dita anteriori non sono disposte in modo simmetrico. Due dita sono tra loro vicine.



♫ It was one for the show
And two for ol' shorty and me ♫

La neve registra anche decollo...


... ed atterraggio.


Ma l'uscita avrebbe come obbiettivo una, estemporanea, raccolta di dati sui mammiferi. Non c'è molto a dire il vero, a parte i cani. Ma una pista di volpe si materializza, con qualche inatteso brivido giallo.
Le impronte del cane e della volpe sono abbastanza simili: le differenze non sempre individuabili. La volpe ha però la tendenza a dar vita ad una pista che procede in linea retta come mostra la figura.


La parte più profonda dell'impronta è ghiacciata. L'animale non è passato qui da poco: l'orma dovrebbe risalire almeno al giorno prima. 

Lo stesso vale per le tracce umane.


Da cultore della materia - i gialli, soprattutto nella loro declinazione nordica -, azzardo un profilo. Maschio e adulto, date le dimensioni della pedata. Caucasico, per ragioni statistiche: siamo la maggioranza in zona. Età: con buona probabilità, oltre l'adolescenza; difficile che fanciulli e giovani girino da soli.
♫ Good hearts - body and soul
We were the winners ♫

Ma le note gialle sono altre, a dire il vero. Seguo la traccia della volpe andando in opposizione al suo senso di marcia. La pista arriva ad avvicinare quella del summenzionato umano. Si tratterà mica di un cane? Prova e controprova: riprendo il cammino seguendo i due tracciati. Vanno in parallelo, più o meno. E non si registra interazione di sorta tra i due protagonisti. 

I loro percorsi dopo alcuni metri divergono nettamente. 

 
♫ She was a lady
When a lady wasn't easy to be
Hangin' in limbo
She started hangin' with me ♫

La Cascina Molini di San Giorgio è da sempre frequentata da un bel gruppetto di gallinelle d'acqua.
Qualche pista segnala la loro attività.

Come si nota, la parte anteriore delle orme (le tre dita) è piuttosto simmetrica, al contrario di quanto avviene nei corvidi. Le dita, non sempre, mostrano i lobi. Il terzo dito non è sempre visibile.

♫ We were the music
'Cause we had a song we could sing
We were the wild ones
And we had the world on a string ♫

Se l'appuntamento mensile con Tex ha connotazioni politicamente scorrette - settore nel quale mi trovo a mio agio -, posso compensare con un altro personaggio che seguo da lustri, Julia, immancabilmente parte dell'altro versante, quello del politicamente corretto. Moriremo democristiani? Forse. Di sicuro, cerchiobottisti. 
La colonna sonora ci porta nel country più classico: "Wild Ones" di Waylon Jennings.

Matteo Barattieri

domenica 24 gennaio 2021

Il regolo: una pallina di piume

FOTO DI MARIO MAINO (scattate il 29-12-2020 al Parco di Monza)

E’ proprio così che si presenta: un batuffolo grazioso e simpatico, agile e perennemente in movimento. Sicuramente uno dei più piccoli uccelli dell’avifauna europea insieme allo scricciolo, al rampichino, ai luì ed al fiorrancino. Con quest’ultimo poi presenta notevoli somiglianze. Il Parco di Monza non rappresenta esattamente il suo ambiente ideale visto che sceglie preferibilmente le foreste di conifere ove nidifica con regolarità. Durante la stagione invernale, però, la scelta di scendere in pianura, da parte del nostro uccellino è frequente…e così si spiegano le recenti, splendide foto scattate nel Parco di Monza. Di natura estremamente socievole, non è raro vederlo insieme ad altri piccoli uccelli di dimensioni analoghe. 





Il piumaggio vede il verde oliva come colore prevalente , mentre il capo è caratterizzato da una striscia giallo brillante fra due bande nere ed è proprio questo particolare a renderlo inconfondibile. Per i naturalisti, e coloro che amano osservare gli animali, è sicuramente un’occasione in più per frequentare il Parco anche nella stagione invernale.

Edo Melzi

lunedì 28 dicembre 2020

28 dicembre 2020 - Sotto la neve

Ha cominciato ieri notte. E ha proseguito per buona parte della mattina.

Giro di ricognizione in mattinata. Obbiettivi: oltre a verificare le condizioni generali, anche cercare tracce nella neve.
Tracce? Come era prevedibile, oggi gli animali si muovono molto poco. Le uniche impronte nella neve sono di esseri umani e di cani. Andrà meglio domani e nei giorni successivi.








La coltre di neve è piuttosto compatta.
Il carico di massa nevosa fa piegare alcune piante. Nella zona delle sorgenti della Roggia Pelucca, la stradina che taglia il boschetto è interrotta dalle piante incurvate dal peso della neve: immagine sempre suggestiva.


Volatili silenziosi. E anche gli scoiattoli sono poco o per niente attivi.
Il taccuino registra che il Laghetto della Valle dei Sospiri è ghiacciato in superficie: una lastra di ghiaccio non omogenea e continua, e, soprattutto, marcia e molle.  

Una quercia rossa lungo Viale Cavriga è caduta sotto il peso della neve, travolgendo la branca di un platano. Gli operai della ditta che in carico una serie di servizi di manutenzione sono subito al lavoro: tronco e branca saranno tagliati in pezzi per facilitare le rimozione.

 
Piste nella neve. L'invito a seguirle è tutt'uno con l'idea che ne potrebbero derivare percorsi stabili per questa e per le prossime giornate. Percorsi che si faranno legami, ad unire chi si troverà a passare a a sfruttare l'operato di chi quelle piste ha aperto per primo. E c'è anche il piacere di creare nuovi passaggi attraverso il manto bianco. Chi ha detto che la neve è solo veloci discese lungo un pendio?

Matteo Barattieri


domenica 26 gennaio 2014

26 gennaio 2014 - Un merlo palombaro al Parco di Monza



foto: Massimo Brigo

23 gennaio 2014. Merlo acquaiolo: prima segnalazione per il Parco di Monza. La specie doveva alla fin fine apparire anche nel nostro Parco, viste le osservazioni recenti (inverno 2012-2013 le più fresche) nella zona di Canonica. Fin qui le scarne note, da addetti ai lavori. Professionisti e dilettanti, tecnici e praticoni: i soggetti del settore – quelli addentro alle segrete cose, per dirla con l’Alighieri – costituiscono comunque una nicchia. È il caso quindi di rendere edotto anche il resto del popolo.
Il merlo palombaro, dunque: il nome fa riferimento al colore scuro di buona parte del manto. In realtà, le affinità tra merlo acquaiolo e merlo si fermano qui. Come mostra la foto – scattata in condizioni non propriamente ottimali sul Lambro nel nostro Parco – il petto dell’acquaiolo è candido. Autore dell’istantanea è Massimo Brigo che, insieme a Italo Magatti, mette anche la firma sull’osservazione. Animale spettacolare e affascinante: passa la sua esistenza lungo i corsi d’acqua, anzi dentro i fiumi, tanto da costruire i suoi nidi anche dietro le cascate. Per nutrirsi, si immerge, e qui viene il bello: sotto la superficie, il nostro non nuota propriamente ma si sposta muovendo le ali come se fosse in volo. Gli occhi sono ben aperti, grazie ad una membrana trasparente che li protegge. E che permette all’animale di individuare le prede, in genere piccoli insetti e larve, e anche piccoli pesci.

Va da sé che la specie gradisce acque trasparenti e di qualità decente. Un piccolo segnale di ulteriori miglioramenti per il nostro Lambro? Possiamo dire di sì. Certo, tornare alle glorie di qualche decennio fa è impossibile, troppi gli abitanti localizzati lungo un fiume dalle portate purtroppo modeste e quindi non proporzionate alla popolazione del bacino. Ma godiamoci comunque la notizia.
Potrebbe nidificare? Si chiederà qualcuno. In realtà, l’areale di nidificazione italiano della specie è soprattutto confinato agli ambiti montani, ovvero a quelle zone dove è più facile trovare acque ancora in buone condizioni. Nel nostro caso, possiamo parlare di una presenza invernale: durante la stagione fredda, il palombaro si porta regolarmente più in basso, tanto da essere facilmente visto sulle rive del lago più bello del mondo, il Lario. Va ricordato però che in Lombardia nidifica anche nelle lande pedemontane, ad esempio sull’Adda a sud di Lecco.
Chissà, sarebbe un colpaccio per il nostro Parco.

Un grazie a Italo e Massimo per la segnalazione.

Matteo Barattieri

domenica 24 novembre 2013

24 novembre 2013 – Mille (e più) ali su San Biagio

FOTO: Antonella Galbiati


Domenica 24 novembre 2013. Nel primo pomeriggio mi chiama l’Antonella Galbiati. Caspita, non sapevo avesse il mio numero di cellulare.
“Sei a casa?”. Alla mia risposta affermativa, mi domanda se sto guardando il cielo. Capisco che negli ultimi tempi vedere una bava di sole possa essere una notizia, ma chiamarmi per dirmi di affacciarmi alla finestra suona decisamente eccentrico. Non è che le intemperie autunnali hanno prodotto qualche scompenso alla nostra concittadina? Niente di tutto questo, la signora – per gli amici Anta – gode, per il momento, ancora di pieno equilibrio psichico. Anzi, sempre attenta a quanto la circonda, l’Antonella mi segnala uno spettacolare assembramento di volatili in quel di San Biagio, in via Volta per la precisione. “Sono storni, credo”, afferma con buona sicurezza. Corretto, non può che trattarsi di questa specie, visti contesto e periodo. Attratta dal fracasso come solo questi pennuti sanno fare, ha potuto assistere alle loro evoluzioni. Tra la gru di un cantiere e i tetti delle case.



Naturalisti? Gente che conta, gente che censisce: per usare topos tra i più abusati. Sto mica lì a chiedere troppe descrizioni o ad indugiare sulle emozioni della fanciulla. Quanti saranno, chiedo, allontanando qualsivoglia conato di poesia. “Qualche centinaio?” – approfondisco – “Se sono solo alcune centinaia, non si tratta di un numero poi così eccezionale, anche se è comunque interessante”. Dalla tarda estate fino al termine della stagione invernale, gli storni si radunano in gruppi anche molto consistenti: da alcune decine fino a parecchie migliaia o, anche, decine di migliaia. I cieli delle aree urbane possono anche riempirsi in modo spettacolare. Ottime occasioni per ornito(fili) e belle opportunità per i fotografi.
L’Anta ha anche scattato qualche istantanea e promette di inviarle quanto prima.



Già intenzionato a fare una puntata in zona Taboga e dintorni – per gli alloctoni, il Taboga è un tratto di Lambro in quel di Biassono, il nome deriva dalla somiglianza con uno scivolo –, faccio anche una tappa in via Volta, proprio vicino alla scuola che mi vide alunno. Gli storni ormai sono spariti, a parte qualche unità. Si sono spostati verso il Rondò, spiega l’Antonella.

Anche il breve giro a Biassono non è foriero di particolari osservazioni: solo qualche fringuello. Non c’è più la piantagione a girasoli che negli scorsi inverni forniva risorse alimentari per migratori e svernanti. Un paio di cormorani arrivano al loro vicino dormitorio, proprio a ridosso del fiume: le avanguardie di un gruppetto che passa qui le notti nel periodo invernale.

Bando alle divagazioni. Sullo schermo del pc appaiono le foto. Ottimo strumento per effettuare un conteggio; con pazienza cerco ogni punto scuro sulle istantanee. Il risultato finale parla di circa 3200 individui. Numero non da poco, soprattutto per le nostre lande: un dato di sicuro interesse, meritevole di una citazione almeno nel prossimo annuario del CROS (Centro Ricerche Ornitologiche Scanagatta http://crosvarenna.blogspot.it/), e un quarto d’ora wharoliano per la sempre gentile Antonella.  Ringraziarla è il minimo, invitarla ad inviare altre segnalazioni automatico.
Il comportamento gregario degli storni non sorprenda il profano. Si tratta di strategie che caratterizzano non poche specie. Serve, eccome, radunarsi: miglior difesa da eventuali predatori, possibilità di scaldarsi a vicenda nel periodo freddo... Non solo: nei dormitori notturni, i pennuti si scambiano anche preziose informazioni.





Matteo Barattieri

sabato 15 ottobre 2011

14 ottobre 2011 Tutti pazzi per le gallinelle


Foto: Gaetano Nava

Lo spunto da un testo di Edo Melzi, che ogni tanto invia qualcosa per il blog. Scrive l’Edo:

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Metti una domenica pomeriggio d’inizio ottobre che sembra fine giugno o addirittura luglio. Metti il laghetto della Villa reale con le sponde affollate da un flusso incessante di persone. Sono circa le 15.30 e le acque sono animate da un numero imprecisato di germani reali e di tartarughe dalle considerevoli dimensioni; a pelo d’acqua nuotano pesci enormi e gli stessi cigni li osservano con una certa preoccupazione. Mi incuriosisce la presenza di due gallinelle d’acqua che nuotano disinvolte al centro del laghetto. Non mi risultava frequentassero quest’area. Poco dopo noto che uno di questi uccelli staziona su un isolotto al margine del laghetto stesso, all’incirca in prossimità del bar Torretta. La gallinella in questione è letteralmente circondata da un folto gruppo di tartarughe che si sono impossessate dell’isolotto.

Il parco riserva sempre sorprese.

Edo

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In realtà, da tempo le nostre adorabili gallinelle frequentano il Laghetto della Villa Reale tanto da finire inevitabilmente sui taccuini dei censimenti degli acquatici svernanti. I numeri sono bassi: gli effettivi registrati non arrivano a coprire le dita di una mano. Poco importa: è specie selvatica, ancorché molto adattabile all’umana presenza, e dunque meritevole della nostra attenzione. Non ha la nobile altezzosità del rapace, né le capacità canore di molti passeriformi. Non gode nemmeno di status di rarità, quarto di nobiltà che garantisce inevitabile e inossidabile attrattiva per fotografi e sbinocolatori. Ma è specie simpatica e affascinante, forse proprio per il suo umile porsi alla nostra attenzione. E non manca di particolarità interessanti. L’aspetto massiccio non tragga in inganno: la nostra è anche in grado di rimanere in equilibrio sulle canne di palude; quando è il caso, riesce anche a immergersi completamente e a concedersi nuotate subacquee.







Abita sempre le zone d’acqua, rimanendo in genere sulle rive, possibilmente nascosta nella vegetazione; non disdegna però di pasturare sui prati. Il nostro Edo lo sa bene, per un lungo periodo ha seguito le gallinelle che frequentano i prati della Cascina Molini di San Giorgio (il settore è a ridosso della sponda sinistra della Roggia Molinara); è uno dei fenomeni più classici: tracce (costanti nel tempo) di natura nel nostro Parco. Dal prato dei Molini di San Giorgio le gallinelle si spostano verso il vicino Lambro, e viceversa. Quando la neve ricopre il suolo, le impronte sono ben visibili. Ma queste sono storie invernali.

Un grazie a Edo per il materiale inviato, e alle gallinelle, di esistere.

Le foto di Gaetano Nava sono state scattate alla Vasca Volano di Agrate Brianza.

Matteo Barattieri

mercoledì 7 gennaio 2009

6 gennaio 2009 Sotto la neve

Foto: Alessandra Riva


Alessandra ci ha inviato qualche istantanea scattata il 6 gennaio 2009 nei Giardini della Villa Reale e non solo.

I soggetti? Dai, sono dei classici... Vi lasciamo questa galleria fotografica senza commenti, può essere divertente provare a riconoscere i luoghi inquadrati.







un grazie ad Ale, ed un invito ai nostri lettori: mandate vostre immagini!