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domenica 14 novembre 2021

Quel Roccolo dell'800 alla Fasanera

Breve puntata, ancora, nel mondo dei roccoli.
Le mappe dell'800 mostrano un altro impianto, collocato nella parte nord del Parco. Vediamo. Riconosciamo la tipica struttura dell'architettura vegetale. L'impianto era collocato a NW della Fasanera (Fagianaia, attuale ristorante Saint Georges Premier). 
La struttura è presente nella mappa del Canonica (1815)



In una delle famosissime carte del Brenna (1850), si vede molto bene la torretta del roccolo. Da tifoso del grande tenente, mi compiaccio. 



Dell'impianto, oggi, non esiste alcuna traccia. 
Per divertirsi un poco, ecco dove si troverebbe oggi la torretta del vecchio roccolo.



La mappa del Brenna (1850) è stata sovrapposta usando il programma QGIS, adeguatamente georeferenziata, alla attuale carta OpenStreetMap. Il cerchio rosso indica la localizzazione del vecchio roccolo.
Queste le coordinate del punto in cui si trovava la torretta, ricavate sempre con QGIS:

9.28908,45.60901,

522541.137,5050648.061    


Matteo Barattieri











sabato 20 febbraio 2021

20 febbraio 2021 Dalla Pelucca

Pelucca sempre attiva.

Sulla mappa, il punto in cui arriva oggi.




Matteo Barattieri




sabato 30 gennaio 2021

Istantanee invernali: A sud di Nogales ovvero orme nella neve


Se si provasse a calcolare o stimare l'impatto ecologico di una collana a fumetti, il buon Tex Willer non ne uscirebbe bene. Una sommaria analisi sarebbe costretta ad inserire una serie di voci negative. In primis, una dieta a base di bistecche, rigorosamente alte 4 dita, e, va da sé, sepolte sotto una montagna di patatine fritte: roba da far inorridire anche il più tiepido tra i vegani; immaginarsi i commenti in risposta d parte del degno compare anzi pard Kit Carson non è difficile.
Si potrebbe proseguire con le decine e centinaia di avvoltoi - le specie del gruppo sono rigorosamente protette - massacrati, per evitare empio spregio di cadaveri, magari lasciati al suolo dal citato eroe e dai suoi compagni di avventure. E ancora. il piombo sparso in ogni dove, fino ad arrivare - un po' tirata, ne convengo - a mostri vari, da considerarsi, in qualche modo, esemplari rari. Con l'ecologia ancora là da venire, concediamo qualsivoglia licenza al nostro eroe, che seguo puntualmente in edicola da sempre.


Tra le specialità di Tex e soci, l'utilizzo delle tracce: con una competenza che neanche il più dirozzato dei biologi o naturalisti.
E' il 31 dicembre 2020, la neve invita a cimentarsi. 

 Straight out of nowhere
And a little bit out of our minds
We were courting disaster
With one foot over the line 

Onnipresenti, un classico, le cornacchie.
L'area a prati posta a sud della Fasanera (oggi ristorante) ha offerto spazi per le evoluzioni sulla neve di questa simpatica specie.


Riconoscere l'impronta dei corvidi - gruppo del quale fan parte le cornacchie - non è difficile. La figura mostra bene una delle note più caratteristiche: le tre dita anteriori non sono disposte in modo simmetrico. Due dita sono tra loro vicine.



 It was one for the show
And two for ol' shorty and me 

La neve registra anche decollo...


... ed atterraggio.


Ma l'uscita avrebbe come obbiettivo una, estemporanea, raccolta di dati sui mammiferi. Non c'è molto a dire il vero, a parte i cani. Ma una pista di volpe si materializza, con qualche inatteso brivido giallo.
Le impronte del cane e della volpe sono abbastanza simili: le differenze non sempre individuabili. La volpe ha però la tendenza a dar vita ad una pista che procede in linea retta come mostra la figura.


La parte più profonda dell'impronta è ghiacciata. L'animale non è passato qui da poco: l'orma dovrebbe risalire almeno al giorno prima. 

Lo stesso vale per le tracce umane.


Da cultore della materia - i gialli, soprattutto nella loro declinazione nordica -, azzardo un profilo. Maschio e adulto, date le dimensioni della pedata. Caucasico, per ragioni statistiche: siamo la maggioranza in zona. Età: con buona probabilità, oltre l'adolescenza; difficile che fanciulli e giovani girino da soli.
 Good hearts - body and soul
We were the winners 

Ma le note gialle sono altre, a dire il vero. Seguo la traccia della volpe andando in opposizione al suo senso di marcia. La pista arriva ad avvicinare quella del summenzionato umano. Si tratterà mica di un cane? Prova e controprova: riprendo il cammino seguendo i due tracciati. Vanno in parallelo, più o meno. E non si registra interazione di sorta tra i due protagonisti. 

I loro percorsi dopo alcuni metri divergono nettamente. 

 
 She was a lady
When a lady wasn't easy to be
Hangin' in limbo
She started hangin' with me 

La Cascina Molini di San Giorgio è da sempre frequentata da un bel gruppetto di gallinelle d'acqua.
Qualche pista segnala la loro attività.

Come si nota, la parte anteriore delle orme (le tre dita) è piuttosto simmetrica, al contrario di quanto avviene nei corvidi. Le dita, non sempre, mostrano i lobi. Il terzo dito non è sempre visibile.

 We were the music
'Cause we had a song we could sing
We were the wild ones
And we had the world on a string 

Se l'appuntamento mensile con Tex ha connotazioni politicamente scorrette - settore nel quale mi trovo a mio agio -, posso compensare con un altro personaggio che seguo da lustri, Julia, immancabilmente parte dell'altro versante, quello del politicamente corretto. Moriremo democristiani? Forse. Di sicuro, cerchiobottisti. 
La colonna sonora ci porta nel country più classico: "Wild Ones" di Waylon Jennings.

Matteo Barattieri

sabato 13 giugno 2020

9 giugno 2020: e la Pelucca riprese a scorrere


Piogge sostenute, nella prima fase di questo giugno 2020.
Stai a vedere che....
Qualcuno se lo chiede sulle classiche pagine Facebook monzesi, anzi sulla sempre attiva Sei di Monza se...

Sei di Monza se... ti domandi se la Pelucca si è riattivata. E la nostra Roggia non ha mancato l'appuntamento.

E' il 9 giugno, la brava Carola Besana - con lei la altrettanto brava Bruna Rovelli: una coppia  di frequentatrici del Parco molto attiva tra il Ponte dei Bertoli e la Fasanera - segnala: la Roggia è in azione. L'acqua scorre per un brevissimo tratto a valle della citata Fasanera, da tempo ristorante.

E la nostra Carola ci mette anche una foto, per completare la documentazione



un grazie alle nostre due segnalatrici

saluti
Matteo Barattieri - Comitato per il Parco

martedì 2 giugno 2020

Sentieri (quasi) selvaggi al Parco



Dice: "la natura si è presa i suoi spazi, durante la pandemia". E giù con cronache che parlano di selvatici fotografati in contesti che più antropici non si può. In realtà, non si tratta di situazioni poi così anomale, come spiegato da tanti. Anzi: ci sarebbe invece da preoccuparsi nel non vedere circolare, è un esempio, le volpi per strade e ritagli di verde cittadini.
Curiosamente, poi, animali (leggasi cinghiali) prima citati come indicatori di degrado urbano divengono, improvvisamente, segnali (positivi) di una fauna che riesce a ritrovare i propri cicli grazie alla segregazione forzata cui si è sottoposto il genere umano. 

Per il Parco, come detto, la situazione delle popolazioni animali è rimasta alla fine quella usuale, tra presenze e, ahinoi, ormai croniche e preoccupanti assenze. Se si vuole cercare tracce di un blocco che ha tenuto lontani i tanti frequentatori del nostro Parco, occorre scegliere altri dettagli. E magari munirsi di taccuino e macchina fotografica.

Dal mio quaderno di campo, ricavo alcuni appunti, la data è il 23-5-2020:
"Note sullo stato dei sentieri":
- Sentiero posto a nord di Cascina Frutteto



Il settore ovest, nel primo tratto venendo da Viale dei Tigli, è ancora abbastanza visibile. Poi viene coperto dall'erba. Il settore est è invece ormai invisibile: il tracciato è sparito, coperto dal prato. Parallele al percorso storico, nel settore orientale, si hanno 2-3 tracce nel prato.

- Sentiero dalla Casalta alla zona della Fasanera

Il mio quaderno di campo è laconico: "sentiero sparito". L'erba lo ha cancellato. Come mostrato dalla figura, la piattaforma OpenStreetMap non riporta la parte del tracciato che arriva al Viale di Vedano.


- Sentiero parallelo alla recinzione del golf, in zona Fasanera
Percorso non riportato sulla piattaforma OpenStreetMap: è stato aggiunto, georeferenziato, dal sottoscritto su questa mappa. Il percorso è sparito, inghiottito dal prato.


Al pari degli altri due citati sopra, anche questo sentiero è un classico.

Sentieri classici, appunto, ben sedimentati nel vissuto dei frequentatori del nostro Parco. E la memoria (storica?) può giocare un ruolo decisivo, e - perchè no? - inatteso. Medito di lanciare una sorta di campagna, al grido - sommesso, anziché no - "ripristiniamo i sentieri del Parco". Non è necessario. Come avrebbe registrato pochi giorni dopo il taccuino.

Il 25-5-2020, il percorso a nord della Frutteto risulta già riattivato. Escursionisti, ciclisti, gente col cane: in tanti han contribuito a ridare vita al tracciato. Non solo; nel settore orientale, si hanno, per un tratto, due sentieri paralleli: uno è il sentiero storico, l'altro è di più recente formazione.
Il 27-5-2020, il sentiero che collega la Casalta alla zona della Fasanera è di nuovo ben riconoscibile: "si segue bene, anche se per gran parte inerbito".

Fenomeno interessante: alle indagini cartografiche andrebbe aggiunto qualche lavoro di socio-antropologia spicciola. L'affezione per il vecchio Parco passa anche per la frequentazione ripetuta e quasi compulsiva dei suoi sentieri

Rimane ancora da riattivare il sentiero parallelo alla recinzione del golf. E, con esso, anche il sentiero che corre a nord della Cascina San Fedele. Quest'ultimo, in data 25-5-2020, risulta "per gran parte appena riconoscibile: si è trasformato in una semplice traccia".



Matteo Barattieri - Comitato Parco di Monza


venerdì 13 marzo 2020

Se vi manca il Parco di Monza - parte 3: Il tetto del Parco


Il nostro Parco è chiuso per l'emergenza. Ci manca. E allora: una serie di testi e immagini per alleviare la nostalgia.


Qual è il punto più alto del nostro Parco? La domanda si presta a diverse interpretazioni. "La torre della RAI", risponderebbero, senza dubbio, in tanti. Il manufatto, coi suoi 55 metri di altezza, non avrebbe rivali. Non è l'unico edificio che si sviluppa verso il cielo. La Torretta dei Giardini della Villa Reale, le torri del Mirabello, le altane di alcune cascine: il tema, come si vede, è alquanto corposo. E merita approfondimenti a parte.

Ma rimane la questione aperta. La domanda faceva in realtà riferimento alla quota sul livello del mare del terreno. Esperienza comune a tanti se non a tutti, il nostro Parco non giace su una superficie piana omogenea e priva di variazioni. Non mancano i dislivelli. Tra i più famosi, la discesa per eccellenza e antonomasia, quella della RAI. Sulla quale si sono cimentati tanti monzesi in età verde, muniti di trabiccoli improvvisati e più o meno riusciti. Non sgradita ai fanciulli è la discesa della Fasanera, sul Viale di Vedano. La Fasanera (Fagianaia nell'italico idioma) altro non è che l'antiquo nome dell'attuale ristorante Saint George Premiere. 

Esistono poi alcune collinette e alture di origine artificiale, progettate per rendere più mosso il paesaggio. Opera degli architetti che han dato all'intera area, nel corso dell'800, un disegno complessivo. La più famosa è sicuramente la Montagnetta di Vedano, che merita a sua volta una trattazione a sè.

Per trovare il punto più alto, dobbiamo valerci della cartografia. La banca dati cartigrafica della Provincia di Monza ci viene in aiuto. 198.57 metri sul livello del mare: il punto quotato rappresentato nella sezione della carta (CTR DBT) è il punto più alto all'interno della Mura.





L'edificio a ferro di cavallo posto poco distante altro non è che la Cascina Costa Alta. Siamo quindi nella parte nord del Parco, una zona che confina con il comune di Biassono. L'area è una spianata: costituisce uno dei terrazzi fluviali che compongono il nostro Parco. Ma queste, come si dice, sono altre storie.

alla prossima

Matteo Barattieri

domenica 1 marzo 2020

Il romanzo della Pelucca: dicembre 2019 - febbraio 2020


E il romanzo della nostra Roggia Pelucca si arricchì di un nuovo capitolo.

Le piogge abbastanza intense dello scorso dicembre sono, ahinoi, scenari molto molto lontani, vista la siccità. La Roggia Pelucca nasce nel Parco, da un sistema di fontanili, strutture artificiali che fan venire a giorno acque dalle falde sotterranee. Un tempo, esistevano tre fontanili, da lustri ridotti a due.
Il sistema è localizzato a nord della Fasanera (oggi ristorante Saint Georges Premier), in un boschetto all'interno del golf. 

Il tracciato della Pelucca si segue bene nel Parco, ma queste sono altre storie.
Da tanti anni, la Roggia non è più attiva: la sua manutenzione costerebbe troppo. E, soprattutto, il corso d'acqua non avrebbe più le funzioni di una volta, quando era utilizzata per scopi irrigui. Ma la Pelucca, a partire dagli anni '90, ha preso la simpatica abitudine di riprendere vita quando piove molto. In quelle occasioni, la falda sotterranea di riempie: acqua viene a giorno, e scorre nell'alveo. Uno scenario che piace a noi affezionati frequentatori del nostro Parco. Passata la fase di piena - una piena sui generis -, le acque cominciano ad arretrare. Ed è un classico: seguire il graduale ritiro del fluido nell'alveo.

La mappa mostra l'evoluzione della nostra Roggia - il cui nome (Pelucca) deriva da una località a Sesto San Giovanni, che un tempo il corso d'acqua raggiungeva, dopo aver attraversato Monza - dal 24 dicembre 2019 al 27 febbraio 2020. Sulla carta sono riportati i punti in cui arrivava la Pelucca nelle varie date indicate.

Per parecchi giorni, durante il mese di febbraio, la Pelucca è rimasta nella stessa situazione, con l'acqua che arrivava poco a nord del citato ristorante. Per chi conosce la zona, siamo in corrispondenza di un ponticello pedonale. 


Lunga vita, seppur a intermittenza, alla nostra Pelucca. Che non ha mancato di animarsi. A dicembre, sono state osservate larve di chironomidi (insetti affini a mosche e zanzare) nelle sue acque. E qualche germano reale ha fatto una capatina.

Matteo Barattieri