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martedì 8 dicembre 2020

7 dicembre 2020 E la Pelucca tornò a buttare

7 dicembre 2020 
E la Pelucca riprese a buttare. Le piogge di questi giorni fanno il loro lavoro.
Sulla mappa, il punto in cui arriva l'acqua oggi nell'asta principale. Anche l'altro ramo della Roggia presenta acqua per un breve tratto, ma non raggiunge la confluenza con l'asta principale. 




Matteo Barattieri









domenica 15 marzo 2020

Se vi manca il Parco di Monza - parte 5: La Roggia della Villa Reale (cap. 1?)

Il nostro Parco è chiuso per l'emergenza. Ci manca. E allora: una serie di testi e immagini per alleviare la nostalgia.

Alla fin fine, ognuno ha le predisposizioni che si merita. Negli ahimè lontani anni verdi, percorrere il Pratone dei Giardini della nostra Villa Reale - che qualcuno, tripla rabbia per noi monsciaschi, ha preso ostinatamente a chiamare Reggia - significava per me puntare verso quello che mi appariva come uno stagno. Arrivato alla sponda, lato verso la Villa, il passo si fermava: per evitare di finire in acqua e per non arrecare disturbo al piccolo ecosistema. L'ecologia era disciplina ancora ai primi vagiti, la parola inquinamento era vocabolo in via di diffusione. In ogni caso, quel ciuffo di vegetazione acquatica che sporgeva dallo specchio d'acqua suscitava nel sottoscritto una sorta di sacralità. Le estremità finivano comunque inumidite. 

Passarono gli anni, il rapporto col Parco venne consolidandosi. E con esso le conoscenze. Lo stagno della fanciullezza altro non era che una roggia. La Roggia della Villa Reale o dei Giardini Reali. Luogo di grande interesse e, va detto, uno degli ecosistemi più preziosi del nostro martoriato territorio. Alla Roggia va dedicata più di una puntata su queste pagine, sissignori.

La mappa (presa da OpenStreetMap) mostra il percorso della Roggia. Parte dal Laghetto della Villa Reale. Forma un piccolo specchio d'acqua: è la vasca posta alla base della cascatella, nella zona del Giardino Anglo-Cinese. Percorre poi il Pratone dei Giardini. Entra successivamente nel Parco, zona Cascina del Sole. E va a riempire il Laghetto della Valle dei Sospiri. Da questo Laghetto esce e si immette nell'asta di un'altra roggia storica: la Pelucca. 


Da dove proviene l'acqua della Roggia? "Dal Laghetto", potrebbe rispondere qualcuno. Già, e il Laghetto? Torniamo indietro nel tempo.
Quando Ferdinando, Arciduca d'Austria di stanza qui in Lombardia, riesce ad ottenere i soldi per costruire la Villa e realizzare i Giardini, si accorge dopo un po' che il Laghetto e i progettati giochi d'acqua han bisogno di essere alimentati. La mamma, nientemeno che Maria Teresa, invia lettere di rimprovero al figlio (prediletto). La richiesta di Ferdinando era semplice, si fa per dire: portare acqua dal Lambro, che non era propriamente vicino. 

La soluzione viene trovata. Si vada a monte a captare acqua. Il luogo: il Molino Bassi di Sovico, pensa te. Da lì partirà quella che sarà definita la Roggia del Principe, in onore del buon Ferdinando. Siamo nel 1783, la Villa è stata in gran parte completata da circa 3 anni. 

Nella mappa di può vedere il punto di captazione, a Molino Bassi. Non era però localizzato direttamente sulla sponda del Fiume Lambro, ma da una derivazione dal medesimo, che forniva energia alle macine. La Roggia non è più attiva: i costi di manutenzione sarebbero improponibili. Il manufatto è ancora riconoscibile per lunghi tratti: da riparlarne a lungo.


La Roggia del Principe nacque proprio per rifornire il nostro Laghetto. E oggi? Se vi portate nella zona del Tempietto Dorico, trovate un breve canale (visibile in carta). E' l'immissario del Laghetto. l'acqua viene dal sottosuolo, aspirata da una pompa, comandata da una sorta di locale macchine situato alla Cascina Bastia. 


Ma la Roggia del Principe/Roggia della Villa Reale fornisce miriadi di spunti. Tra natura e storia. E - perchè no? - storielle... E spettacolari microscopici abitanti. Chi avrebbe detto anni fa che un giorno avrei osservato con un microscopio piccoli organismi di quella affascinante zona umida?

alla prossima
Matteo Barattieri - Comitato per il Parco

domenica 1 marzo 2020

Il romanzo della Pelucca: dicembre 2019 - febbraio 2020


E il romanzo della nostra Roggia Pelucca si arricchì di un nuovo capitolo.

Le piogge abbastanza intense dello scorso dicembre sono, ahinoi, scenari molto molto lontani, vista la siccità. La Roggia Pelucca nasce nel Parco, da un sistema di fontanili, strutture artificiali che fan venire a giorno acque dalle falde sotterranee. Un tempo, esistevano tre fontanili, da lustri ridotti a due.
Il sistema è localizzato a nord della Fasanera (oggi ristorante Saint Georges Premier), in un boschetto all'interno del golf. 

Il tracciato della Pelucca si segue bene nel Parco, ma queste sono altre storie.
Da tanti anni, la Roggia non è più attiva: la sua manutenzione costerebbe troppo. E, soprattutto, il corso d'acqua non avrebbe più le funzioni di una volta, quando era utilizzata per scopi irrigui. Ma la Pelucca, a partire dagli anni '90, ha preso la simpatica abitudine di riprendere vita quando piove molto. In quelle occasioni, la falda sotterranea di riempie: acqua viene a giorno, e scorre nell'alveo. Uno scenario che piace a noi affezionati frequentatori del nostro Parco. Passata la fase di piena - una piena sui generis -, le acque cominciano ad arretrare. Ed è un classico: seguire il graduale ritiro del fluido nell'alveo.

La mappa mostra l'evoluzione della nostra Roggia - il cui nome (Pelucca) deriva da una località a Sesto San Giovanni, che un tempo il corso d'acqua raggiungeva, dopo aver attraversato Monza - dal 24 dicembre 2019 al 27 febbraio 2020. Sulla carta sono riportati i punti in cui arrivava la Pelucca nelle varie date indicate.

Per parecchi giorni, durante il mese di febbraio, la Pelucca è rimasta nella stessa situazione, con l'acqua che arrivava poco a nord del citato ristorante. Per chi conosce la zona, siamo in corrispondenza di un ponticello pedonale. 


Lunga vita, seppur a intermittenza, alla nostra Pelucca. Che non ha mancato di animarsi. A dicembre, sono state osservate larve di chironomidi (insetti affini a mosche e zanzare) nelle sue acque. E qualche germano reale ha fatto una capatina.

Matteo Barattieri

mercoledì 25 dicembre 2019

E la Roggia Pelucca è di nuovo in azione

24 dicembre 2019

E rieccola, la Roggia Pelucca.
Le piogge dei giorni scorsi hanno riattivato il Fontanile.

Lo storico corso d'acqua è da tempo inattivo. Traeva la sua alimentazione da un Fontanile, sito all'interno dell'area data in concessione al golf. Il nome - Pelucca - deriva da una località a Sesto San Giovanni, che fu punto di arrivo del ramo principale della Roggia. L'abbandono di decenni ha comportato, da tanti anni, il prosciugamento del sistema di acque.
Il tracciato è comunque ancora perfettamente conservato nel Parco.







A partire dagli anni '90, tuttavia, la Roggia riesce a dare ancora segnali di vita. Quando piove in modo intenso e per periodi prolungati, la falda acquifera sotterranea si ricarica e riesce a rifornire la nostra Pelucca.

Per noi appassionati di Parco, è quasi un imperativo andare a controllare, ogni volta, fin dove arriva l'acqua.
In questa foto, il punto di arrivo delle acque, ieri 24 dicembre 2019.




La cartina mostra il punto.



Passi successivi? Saremo pronti a seguire il progressivo ritiro del fluido.


Non è tutto.
Ormai regolarmente, sul prato vicino alla Roggia, si forma una piccola pozza, quando le piogge sono abbastanza consistenti. Il prato bagnato: un gioiello per il naturalista, che si trova, in pieno Parco, a sognare di lande lontane dove acquitrini e erbe più o meno parzialmente sommerse dominano l'orizzonte.

La mappa sottostante mostra l'ubicazione della pozza, oltre al punto di arrivo della Pelucca. Sempre il 24 dicembre.






Il 25 dicembre, un controllo delle acque ha mostrato la presenza di qualche forma di vita animale: larve di chironomidi. I chironomidi sono insetti affini a mosche e zanzare.


Matteo Barattieri

mercoledì 24 dicembre 2008

18 dicembre 2008 Nel bosco bagnato – Lungo la Pelucca piena d’acqua


Esistono ambienti che più di altri affascinano tanto l’animo del naturalista quanto quello del poeta, figure in realtà molto meno distanti di quanto non si creda. “Le pagine del Lorenz (il famoso etologo n.d.r.) sono pura letteratura…”, così una mia professoressa degli anni liceali, una che viveva di Dante, e che del sommo autore ci rendeva tutti appassionati in tempi in cui seguire le letture della Divina Commedia era moda ancora là da venire. Ambienti che toccano sensibilità diverse, si diceva. Tra essi, il bosco bagnato, anzi immerso nell’acqua occupa ruolo di primo piano. In occasione di piogge persistenti o, va da sé, torrenziali alcuni boschi del nostro Parco vengono invasi dall’acqua. Come rinunciare a cotanta visione? Ritagliata un’oretta, faccio una puntata alla ricerca di immagini e scenari.

La Roggia Molinara, attraversata la Cascina Molini di San Giorgio, rientra nel Lambro. Nell’ultimo tratto incontra una derivazione dal Lambro, un segmento di canale il cui letto è normalmente asciutto. Questo segmento viene invaso dal fiume quando piove abbondantemente e va curiosamente ad alimentare la Molinara. Si viene così a formare una sorta di lanca improvvisata, che fa viaggiare la fantasia verso lande quali il Parco del Ticino. È verso questa parte di Parco che dirigo il mio interesse. il sottobosco è immerso in un velo d’acqua.

Pioggia, umidità: l’uomo della strada le associa, da riflesso condizionato, a repentina crescita di funghi. Su un platano sono spuntati bei corpi fruttiferi: quando si arriva a questo stadio, ci dicono i forestali, per la pianta c’è poco o niente da fare; le ife del parassita all’interno del tronco hanno ormai invaso irrimediabilmente il legno.

Vado a memoria, non mi sembra di aver visto in tempi recenti questi funghi; devono essere sbucati giusto in questi giorni. Me lo conferma una pattuglia di Guardie Ecologiche Volontarie – GEV, secondo comodo acronimo –, che dedica un breve sopralluogo al malcapitato platano.

S’hemm da fach: è la legge della natura, bellezza. La pianta è anche segnata con apposita vernice: a breve capitolerà sotto le motoseghe.

Mi muovo lungo il segmento di canale di cui sopra. In questo punto si immette nella Molinara.

Nella fanghiglia depositata ai bordi, qualche gallinella ha lasciato le proprie orme.

I simpatici volatili fanno la spola, come da osservazioni di impronte in caso di spazzolate di neve, tra il prato della Cascina Mulini di San Giorgio e il vicino Lambro, proprio a ridosso della Molinara.

È da qui che parte l’acqua del Lambro per andare poi a riversarsi nella Molinara.

Alcuni sacchi di sabbia attenuano la forza della corrente, a protezione del letto.


La massa liquida rientrerà poi nel fiume. Il tutto viene buono per attenuare l’intensità delle piene. L’immissione della Molinara nel vecchio Lambro avviene attraverso una tubatura. Non tutta l’acqua però riesce a passare: una frazione invade, ebbene sì, il bosco, rallentando la propria forza.




Termine tecnico parlerebbe di laminazione di piena. Per evitare che l’acqua permanga troppo nel bosco, la sponda del fiume è stata rotta.

Poco lontano da qui, il paesaggio era un tempo impreziosito dalla Roggia Pelucca, uno dei pochi esempi di fontanile a nord della Bassa Pianura. L’origine dei fontanili rimonta all’XI-XII secolo. Probabilmente, furono inizialmente scavati con l’intento di bonificare le aree paludose e acquitrinose e in seguito vennero sfruttati per scopi agricoli, divenendo così caratteristici elementi del paesaggio padano, soprattutto lombardo. Il fontanile ha una struttura molto semplice: si compone di una testa a forma grosso modo circolare dalla quale si diparte un canale, l’asta. Nella zona della testa vengono infisse le cosiddette botti, delle strutture cave in legno a forma, appunto, di botte che favoriscono la fuoriuscita dell’acqua dal terreno, sfruttando falde in cui l’acqua è in pressione. Le botti possono anche essere fatte in cemento, oppure possono essere realizzate utilizzando tubi in ferro.

Oggi, il sistema della Pelucca – la prima porzione è tutta all’interno del campo da golf – è costituito da un'asta principale che parte dalla testa più grande e che incontra, un’asta secondaria proveniente da una testa più piccola. Un tempo c'era una terza testa: venne interrata e sostituita da un laghetto che abbelliva il campo da golf, successivamente, a cavallo tra gli anni '80 e i '90, a sua volta interrato. Il sistema è in realtà da tempo inattivo per l'assenza di qualsiasi forma di gestione; col tempo i fontanili tendono ad interrarsi. Il golf non ha mostrato negli anni alcun interesse per questo prezioso monumento della nostra storia.

Negli ultimi anni tuttavia non sono mancate le sorprese. In occasione di piogge consistenti la Pelucca ha ripreso a buttare acqua: è accaduto nel corso degli inverni 1993-'94, 1996-'97, 2000-'01, 2002-'03, e nel 2002 – in precedenza l'ultimo evento si era avuto nel 1976. In questi casi il serbatoio sotterraneo di alimentazione si riempie talmente da traboccare; l'acqua arriva a percorrere più o meno lunghi tratti nel letto della Roggia. Stai a vedere che quest’anno….

Le due aste sono piene d’acqua, che scorre, nel disinteresse dei più.

Qui l’asta principale.

Qui il ramo secondario (a destra nella foto) si immette nel principale.


Un progetto, coordinato e realizzato dalla Cooperativa REA, aveva cominciato delle operazioni di recupero del manufatto. Purtroppo non si prospettano tempi favorevoli: non sono previsti finanziamenti per proseguire e completare l’opera.

Nel letto ci sono dei tubi, posti curiosamente lungo l’asta. Ma questa è un’altra storia…

L’acqua non supera la Fasanera (attuale ristorante). A poco a poco si asciugherà tutto, la Pelucca assumerà aspetto più usuale.