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sabato 20 febbraio 2021

QUEI GIORNI IN CUI CI TOLSERO LA RANA DI LATASTE

 QUEI GIORNI IN CUI CI TOLSERO LA RANA DI LATASTE

La rana di Lataste - il nome deriva dal suo scopritore, uno studioso francese - è specie endemica dell'area padana. Il suo areale è limitato, appunto, alla Pianura Padana, fino all'Istria. In aggiunta, è presente in Canton Ticino.
Ha esigenze molto specifiche. Vuole acque di buona qualità e aree boschive. Un tempo, queste condizioni erano ben rappresentate nelle nostre regioni padane. Col tempo, la compromissione degli ambienti umidi e l'eliminazione di tante aree boschive ha cancellato la Lataste da tanti settori. Riesce a sopravvivere, il nostro anfibio, in alcune stazioni. Ha un'altra particolarità: depone le uova in un intervallo di tempo ristretto, tra febbraio e marzo.
Nel nostro Parco, era presente una stazione piuttosto importante, localizzata nella Roggia Pelucca, nel tratto in zona Valle dei Sospiri. Si parlava di 500 e oltre individui. Una popolazione che aveva anche delle particolarità: Francesco Ficetola (ricercatore dell'Università di Milano) aveva rilevato che aveva dimensioni maggiori rispetto ai valori medi. I verbi al passato sono obbligatori. Nonostante le ripetute segnalazioni e raccomandazioni da parte di esperti e di associazioni, l'amministrazione Parco ha purtroppo svolto una serie di interventi di dragaggio della Roggia della Villa Reale per 2-3 inverni di fila, qualche anno fa. Per svolgere queste operazioni veniva chiusa la pompa che riforniva il Laghetto. Conseguenza: non arrivava più acqua alla Valle dei Sospiri. Nessuna possibilità per la Lataste di riprodursi. Ovature a febbraio-marzo, ormai, non si vedono più. Possiamo ipotizzare che la nostra Lataste sia sparita dal Parco. Non è tutto: anche le popolazioni di altri anfibi mi sembra siano messe piuttosto male.
Ipotizzare una reintroduzione della Lataste? L'idea non è da buttare. La parola agli esperti, ricordando che non sono operazioni semplici.
Matteo Barattieri

mercoledì 3 febbraio 2021

Istantanee invernali - 12 gennaio 2021 Paperi in inverno: il conteggio IWC

FOTO: MASSIMO RIZZOLI

Il punto di partenza è sempre quello, per un appuntamento consolidato: la sponda del Laghetto della Villa Reale. IWC: International Waterbird Census. I pennuti contano o contare i pennuti? Il gioco di parole suona come mica tanto originale prologo. Conteggi e censimenti: le scienze naturali ne fanno base fondante per tanti lavori. Dati, elaborazioni, modelli: il cammino può essere lungo, e comincia spesso e volentieri dal campo, tra le difficoltà del caso. IWC: censimento internazionale degli uccelli acquatici. L'acronimo è in inglese, ma mica per qualche forma di snobismo o in ossequio ad una ammorbante tendenza. Nossignori: l'operazione si svolge a livello mondiale. 
Obbiettivo: contare gli uccelli acquatici svernanti. Si ricava in questo modo una fotografia sulla entità delle popolazioni delle varie specie. Gennaio è mese ideale per queste operazioni.



Se escludiamo alcuni pendolarismi giornalieri – che interessano specie come i cormorani e i gabbiani; questi ultimi ritratti in una bellissima danza dal nostro Massimo Rizzoli –, questi uccelli rimangono nelle zone di svernamento. Una rete che comprende professionisti del settore, mondo universitario compreso, appassionati dilettanti e affini si attiva per effettuare i conteggi nelle varie zone umide: litorali e laghi, fiumi e stagni...
Non ci muove però a caso. Esiste una lista ben precisa: ogni sito ha un proprio numero anzi un codice. Mica tutte le zone d'acqua sono inserite nell'elenco. Prendiamo la Valle del Lambro, ad esempio, ovvero la zona che parte dai Laghi di Alserio e Pusiano e arriva fino a Monza. In questa fascia di territorio, non tutta l'asta del nostro Fiume viene compresa. Ma solo il tratto nel Parco di Monza. Ad esso si aggiungono alcuni specchi d'acqua, i citati Laghi compresi. Tra i bacini inseriti, anche il Laghetto della Villa Reale e il Laghetto della Valle dei Sospiri. 
Tutto cominciò nel 2002 per il sottoscritto, contattato dall'allora referente lombardo, Diego Rubolini. Curiosamente, all'inizio i Laghetti non erano considerati da Rubilini, che li avrebbe aggiunti dopo. l'attività è svolta titolo puramente volontario, gratis et amore dei, insomma. Un tempo, giravano addirittura dei buoni benzina, munificamente messi a disposizione dalle province. Arrivarono anche al sottoscritto: puntualmente li ho girati ad amici. 

L'edizione di quest'anno è condizionata. Protocolli covid, malnato destino. Dobbiamo rinunciare, noi del CROS Varenna, ai conteggi su aree ampie: il Lario tanto per intenderci. Niente galoppata in bici per chi scrive: il tratto Mandello - Lecco, negli ultimi anni. Prima ancora fu il percorso Varenna - Lecco. Magia del Lago più bello del mondo. Pezzo di strada in bici, sosta in un punto prefissato, binocolo (con cannocchiale in aiuto alla bisogna), conteggio, pezzo di strada in bici. Bici che si è sempre rivelata più rapida dell'automobile: ho fatto, in qualche caso, lo stesso percorso in macchina, con altre persone, impiegando più tempo. Nel passato, e qui si inserisce la nota storica, il censimento lariano veniva compiuto da pochissimi ardimentosi dallo scafo di una barca, da Colico fino a Lecco. Ore e ore insomma, con la Breva e il Tivano a tormentare i malcapitati globi oculari. Racconti da serata davanti al camino, oggi, con qualche dettaglio oltre i limiti del romanzesco: una barca - fornita in prestito da conoscenti - clamorosamente danneggiata.

Nel nostro Parco, la situazione va via liscia. Unico problema: eventuali disturbi da parte di passanti, lungo la sponda del Lambro. E il timore di movimenti stravaganti da parte dei pennuti. Ma domina, sempre, il generale Inverno: i nostri volatili se ne rimangono in genere abbastanza tranquilli.

Numeri sempre bassi, tendenza ormai consolidata negli ultimi anni.
I germani reali sono 95; 7 le anatre germanate, il termine indica i germani dai colori pasticciati, risultato di incroci e ibridazioni in cattività. 
Le anatre mandarine sono assenti al Laghetto della Villa Reale. Si faranno vive lungo le sponde del vecchio Lambro: 7 esemplari. I numeri alti di anni fa - siamo anche arrivati a 45 - sono roba d'altri tempi. Un cormorano, 2 aironi cenerini. Le simpatiche gallinelle sono 7. I gabbiani comuni fanno in totale 52.

Rimane la roba da pollaio, al Laghetto della Villa Reale. 5 oche domestiche; 1 oca cigno (l'altro esemplare è nelle mani di veterinari). 
Per cormorani e gabbiani i conteggi presi in considerazione sono quelli svolti al tramonto nei dormitori, ovvero nei luoghi dove si concentrano per trascorrere la note. Per i posatoi notturni dei gabbiani più vicini bisogna portarsi in quel del Lecchese. Per il cormorano, avremmo anche una località dalle nostre parti. Ma è fuori Monza: sarà per il prossimo anno.

Matteo Barattieri

giovedì 31 dicembre 2020

Il Martino al Parco ovvero la Croisette è niente al confronto

FOTO DI MASSIMO RIZZOLI
Correva - più o meno - la seconda metà degli anni '80. Il martin pescatore (torna a) fa(r) capolino lungo la Valle del Lambro. A immortalarlo in istantanee, il Molteni, fotografo in quel di Triuggio.
Fece epoca, in qualche modo: il Vecchio Fiume che si prendeva rivincite e dava segni di una rinascita.


Per fotografarlo, appostamenti e lunghe attese.
Pare secoli fa. "Qui ho visto il martin pescatore", commentava qualche giorno fa un, quasi impertinente, fanciullo dai vialetti dei Giardini della Villa Reale. Il nostro (il summenzionato martino, non il bimbo) si mostra ormai da qualche settimana tra la Roggia dei Giardini e la Valle dei Sospiri. E lo scenario assume toni che neanche la Croisette dei momenti d'oro. Stelle e stelline del cinema non riuscirebbero ad attirare così tanti fotografi. E siccome le cose van fatte bene, maschio e femmina: ebbene sì.

Fin qui la cronaca spicciola, da tabloid d'Oltremanica. Ma ga voeur un poo da sciensa. La prima nidificazione accertata della specie nel Parco di Monza rimonta alla metà degli anni '90, grazie all'Alberto Erba da Villasanta, che la segnalò all'epoca. Il volatile frequenta regolarmente il Parco, e va inserito nella lista dei nidificanti.
Non è nuovo nemmeno del Laghetto della Villa Reale e dintorni. Ma così sfacciatamente visibile non era mai capitato. 
Nota finale. Mi sa che rimarrò l'unico a non averlo fotografato. Snobismo? No: minga bonn. Meglio che a scattare immagini sia chi è capace, come il nostro Massimo Rizzoli che ci ha speso tempo. Il risultato è ben visibile nel montaggio che lo stesso Massimo in arte Mafolo ci ha regalato.
Lunga vita al Martino. E al Vecchio Lambro.
A dirla tutta, un paio di foto al martino le avevo scattate qualche anno fa, più che altro per sperimentare le potenzialità della mia macchina digitale. Ma sul martino avrei una piccola sorpresa. Prossimamente sugli schermi, i nostri, non quelli della citata Cannes.

Matteo Barattieri

domenica 6 dicembre 2020

30 novembre - 6 dicembre 2020 Una settimana al Parco

 
La copertina spetta, diritto acquisito, alla neve. Non propriamente Generale Inverno. Ma la contenuta spolverata, immediatamente smorzata nelle sue intenzioni dalla pioggia, ha fatto la sua parte.
La data è il 2 dicembre. Qualcuno dei nostri fotografi ga mett la sciresa (per gli allofoni, "mette la ciliegina" su una torta ideale).

Massimo Rizzoli (Mafolo, in arte) conferma la sua affezione per il Laghetto. Assenti ormai cronici i cigni, è un gabbiano comune a far la sua porca figura. L'istantanea è un gioiellino.


Werner Klopf mostra le caratteristiche della nevicata: fiocchi grossi ovvero poche speranze, commenterebbe l'appassionato fondista che è in noi e che spera di rinnovare fasti sciistici del passato.


Anche l'immagine di Werner è stata scattata al Laghetto. E stimola la memoria del sottoscritto a riprendere belle storie di neve, e di neve monsciasca. Ma sa diss? Presto, su questi schermi.

Venendo a cose meno poetiche, è la settimana del rally. La manifestazione sportiva ha carattere internazionale. Un comunicato dell'autodromo ricorda come la gara abbia i crismi dell'ecosostenibilità, parola che vuol dire tutto e niente. Metteranno a dimora, quelli dell'autodromo un centinaio di piante nel Parco. Peccato, però, che si dimentichino che i boschi e le altre aree verdi della zona loro data in concessione non siano propriamente un modello di buona gestione. Gestione che spetta, per contratto, proprio ad ACI Sias, che ha in affitto il circuito.

E la Villa Reale? L'uscita di Navarra - presidente dell'ente privato (Nuova Villa Reale) che aveva in gestione il corpo centrale della Villa e che ha chiesto la rescissione del contratto col Consorzio Parco - di settimana scorsa non ha avuto seguito. 
Navarra, ricordiamo, ha lanciato l'ultimatum: entro 15 giorni, il Consorzio Parco e Villa Reale deve versare a Nuova Villa Reale 8 milioni e rotti, quale sorta di compensazione per i danni economici subiti dalla citata società, e dovuti a carenze del Consorzio. Poi, a gennaio, Nuova Villa Reale restituirà le chiavi della Reggia: la rescissione del contratto, chiesta da Navarra un anno fa, sarà compiuta. Il Cittadino (settimanale monzese) dedica due pagine ben fatte al tema. Scopriamo così una sentenza dell'ORAC (Organismo Regionale per le Attività di Controllo, una sorta di ANAC, versione regionale e lombarda) che a novembre stabiliva che il Consorzio deve trovare le risorse economiche per dare a Navarra quanto richiesto. Tali risorse potranno essere reperite tra gli enti che compongono il Consorzio. La Regione, si scopre, avrebbe stanziato 4 milioni di euro.  
La partita è ancora aperta. Al momento, nessuna dichiarazione da parte del Conorzio e del suo presidente, il sindaco di Monza.

Matteo Barattieri

sabato 31 ottobre 2020

Tra vecchie dimore e graditi ritorni: picchi neri e piccoli aironi


25 ottobre 2020. Legno morto, alberi a terra, alberi spezzati: visioni magari non propriamente gradite ai più, soprattutto se poco addentro alla materia, ma da sempre affascinanti per il naturalista. Il giro di oggi non offre molto al binocolo del sottoscritto. In altri lidi, nella nostra Lombardia, girano invece interessanti specie migratrici. Chi si contenta... Ovvero, declinata in altra maniera, se decidi di far da vedetta in un luogo, devi beccarti anche le giornate di magra. Del resto, siam mica su al Pian di Spagna, dove le osservazioni di rilievo sono connotato settimanale se non quotidiano. 

In un bosco, in cerca di una vecchia conoscenza: l'albero secco e morto, dove l'amato picchio nero ha nidificato nel 2019. L'albero ci sarebbe ancora. Ma il destino carogna si è fatto beffe della nobiltà dell'inquilino. E del valore, tra il cronachistico e lo statistico, della nidificazione: la seconda di sempre in provincia di Monza e Brianza e la prima per il nostro Parco. La pianta è a terra, crollata. Talmente secca da non riuscire nemmeno a travolgere il sottobosco: il tronco - acero di monte, per completare il quadro - è letteralmente appoggiato su cespugli e alberi bassi che un tempo lo bordavano. E talmente secca da essersi anche rotta per l'impatto col suolo, come neanche un bicchiere che precipita su un pavimento. Pregusto già la possibilità di mettere le mani nel vecchio nido: una cavità. Idea sciagurata. Dimenticavo che da tempo il sito aveva cambiato inquilini: un bel nido di calabroni. 



Faccio tempo ad allontanarmi. Qualche calabrone è ancora in piena attività. E il picchio nero? Nessun problema: la natura sa il fatto suo, per dirla col grande Barry Commoner. Mica gandulott il nostro picchio. La specie cambia ogni anno il sito di nidificazione: mossa saggia per prevenire le azioni di malintenzionati soggetti. In ogni caso, la presenza dei calabroni avrebbe pensato a rintuzzare desideri riproduttivi del piciforme. Che se la canta, intanto, poco lontano.

La stagione fredda (si fa per dire) è accompagnata dall'arrivo regolare di qualche ospite. Il 17 ottobre ecco il primo gabbiano comune, almeno per il sottoscritto. Il 28 ottobre, la specie sarà ben rappresentata sulle acque del Laghetto della Villa Reale. Nessun conteggio ufficiale per il momento. Per quello, dobbiamo aspettare il mese di gennaio, per il censimento delle specie di uccelli acquatici in ogni dove sul Pianeta. 

Un conteggio invece viene dedicato agli aironi guardabuoi. 


Siamo ad oggi, 31 ottobre. In settimana, il 29 ottobre, un po' di individui (circa 50) han becchettato sul prato dell'ex-ippodromo (Mirabello, che dir si voglia). A segnalarli, l'Italo Magatti da Monza. La specie - chi ha qualche primavera in più se lo ricorderà - era un tempo tipicamente africana. Il nome deriva dall'abitudine di farsi scarrozzare sulla groppa di qualche bovino o altri animali simili. Lo scopo è intuibile: avere un punto panoramico da dove scrutare i prati ed individuare le prede, insetti e altri piccoli animali. Dagli anni '80, la specie ha raggiunto la nostra penisola. In Lombardia, nidificano nella Bassa e nella zona del Ticino. Con l'autunno e l'inverno raggiungono anche le nostre lande: tra le altre, l'area di Agrate Brianza, Caponago, Pessano con Bornago. Lo scorso anno, prime segnalazioni anche per il nostro Parco. Oggi, tutto esaurito al comunale ma sa diseva 'na voeulta. Il conteggio arriva a 111 individui. Misti a cornacchie grigie ed aironi cenerini, questi ultimi parenti stretti del più piccolo guardabuoi. I prati concimati in questi giorni sono molto attraenti: il letame della Cascina Molini di San Giorgio porta qui insetti e affini. Scene da Bassa Padana, insomma: memoria di un passato e - perchè no? - di un presente agricolo per il nostro Parco. E la vaca la maja, appunto. 


Matteo Barattieri

Comitato per il Parco di Monza

 





lunedì 6 aprile 2020

Se vi manca il Parco di Monza - parte 23: Uno specchio d'acqua e i suoi abitanti



Il nostro Parco è chiuso per l'emergenza. Ci manca. E allora: una serie di testi e immagini per alleviare la nostalgia.

I Giardini della Villa Reale di Monza esercitano un indiscutibile fascino su chiunque ne percorra i sentieri, in qualsiasi stagione dell’anno. E, all’interno degli stessi, il Laghetto, le cui dimensioni, peraltro, sono tutt’altro che trascurabili, rappresenta meta privilegiata. Del resto l’acqua, all’interno di un Parco, è elemento di grandissimo valore sia ecologico che paesaggistico e ne arricchisce la biodiversità favorendo la presenza di specie, che, senza l’elemento liquido, non si troverebbero.

Ho già avuto modo di parlare, su questo blog, del Laghetto ma ora lo faccio in modo un po’ più preciso e dettagliato, tentando di metterne in evidenza alcune caratteristiche.
La sistemazione dell’area si deve al Piermarini con il sinuoso laghetto dalla forma allungata e la splendida cascatella laterale che scende fra le rocce: l’impressione che se ne ricava è romantica ed irresistibile al tempo stesso.

Interessante anche il Tempietto neoclassico, situato in prossimità di un lato del lago: recentemente sottoposto ad un lavoro di restauro e di ripulitura, fa parte dell’iconografia tradizionale dello specchio d’acqua e compare in molti dei dipinti e delle fotografie che, nel tempo, lo hanno immortalato.

A proposito di pittura va detto che le rappresentazioni non mancano: Martino Knoller, nato a Steinach, presso il Brennero nel 1725 e morto nel 1804 è uno dei nomi da ricordare. Come pure vanno citati l’incisore Gaetano Riboldi e Carlo Sanquirico con le sue belle stampe.
Dicevo della frequentazione. Chi visita i giardini della Villa, difficilmente rinuncia a fare un giro del lago, peraltro interamente circondato da un bel sentiero…e non c’è stagione che tenga…se d’estate l’afflusso di persone è di gran lunga maggiore, le stagioni intermedie e l’inverno regalano spettacoli splendidi con tavolozze di colori o atmosfere oniriche e rarefatte.

Altro aspetto che stimola frequentazione e osservazione sono le diverse specie di uccelli che hanno eletto lo specchio d’acqua come abituale dimora a cominciare dagli immancabili germani reali. Questo anatide è sicuramente il più diffuso in Italia e si trova quasi ovunque ci siano laghi o fiumi anche parzialmente degradati. Dimorfismo molto accentuato fra i due sessi: il maschio ha testa e collo di un bellissimo verde, mentre la femmina è uniformemente grigio-bruna. Le tinte più dimesse la proteggono adeguatamente durante il periodo della cova.
Ma la specie che frequenta abitualmente il laghetto da alcuni anni e colpisce tutti per la splendida livrea è l’anatra mandarina. Trattasi di volatile non originario dell’Europa ma dell’Asia. Sul laghetto della Villa pare trovarsi bene e la si può osservare con regolarità. Più piccola del comunissimo germano, colpisce per la strabiliante livrea con colori che vanno dal blu al rossiccio, dal verde al marrone.


La terza specie, meno facile da osservare, ma anch’essa assai comune è la gallinella d’acqua, rallide assai simpatico e a me molto familiare perché le ho dedicato una serie di osservazioni, all’interno del Parco, per valutarne quantità e comportamenti.
Sul lago l’ho vista nuotare più volte, con la solita eleganza, ma anche stazionare, insieme ai germani, sull’isolotto della parte settentrionale.

Al di là delle specie che vivono abitualmente sull’acqua o nelle immediate vicinanze, anche gli alberi che circondano le rive del lago consentono di osservare diversi volatili delle specie più varie: cince, fringuelli, merli, pettirossi e le immancabili cornacchie grigie.


Edo Melzi

domenica 15 marzo 2020

Se vi manca il Parco di Monza - parte 5: La Roggia della Villa Reale (cap. 1?)

Il nostro Parco è chiuso per l'emergenza. Ci manca. E allora: una serie di testi e immagini per alleviare la nostalgia.

Alla fin fine, ognuno ha le predisposizioni che si merita. Negli ahimè lontani anni verdi, percorrere il Pratone dei Giardini della nostra Villa Reale - che qualcuno, tripla rabbia per noi monsciaschi, ha preso ostinatamente a chiamare Reggia - significava per me puntare verso quello che mi appariva come uno stagno. Arrivato alla sponda, lato verso la Villa, il passo si fermava: per evitare di finire in acqua e per non arrecare disturbo al piccolo ecosistema. L'ecologia era disciplina ancora ai primi vagiti, la parola inquinamento era vocabolo in via di diffusione. In ogni caso, quel ciuffo di vegetazione acquatica che sporgeva dallo specchio d'acqua suscitava nel sottoscritto una sorta di sacralità. Le estremità finivano comunque inumidite. 

Passarono gli anni, il rapporto col Parco venne consolidandosi. E con esso le conoscenze. Lo stagno della fanciullezza altro non era che una roggia. La Roggia della Villa Reale o dei Giardini Reali. Luogo di grande interesse e, va detto, uno degli ecosistemi più preziosi del nostro martoriato territorio. Alla Roggia va dedicata più di una puntata su queste pagine, sissignori.

La mappa (presa da OpenStreetMap) mostra il percorso della Roggia. Parte dal Laghetto della Villa Reale. Forma un piccolo specchio d'acqua: è la vasca posta alla base della cascatella, nella zona del Giardino Anglo-Cinese. Percorre poi il Pratone dei Giardini. Entra successivamente nel Parco, zona Cascina del Sole. E va a riempire il Laghetto della Valle dei Sospiri. Da questo Laghetto esce e si immette nell'asta di un'altra roggia storica: la Pelucca. 


Da dove proviene l'acqua della Roggia? "Dal Laghetto", potrebbe rispondere qualcuno. Già, e il Laghetto? Torniamo indietro nel tempo.
Quando Ferdinando, Arciduca d'Austria di stanza qui in Lombardia, riesce ad ottenere i soldi per costruire la Villa e realizzare i Giardini, si accorge dopo un po' che il Laghetto e i progettati giochi d'acqua han bisogno di essere alimentati. La mamma, nientemeno che Maria Teresa, invia lettere di rimprovero al figlio (prediletto). La richiesta di Ferdinando era semplice, si fa per dire: portare acqua dal Lambro, che non era propriamente vicino. 

La soluzione viene trovata. Si vada a monte a captare acqua. Il luogo: il Molino Bassi di Sovico, pensa te. Da lì partirà quella che sarà definita la Roggia del Principe, in onore del buon Ferdinando. Siamo nel 1783, la Villa è stata in gran parte completata da circa 3 anni. 

Nella mappa di può vedere il punto di captazione, a Molino Bassi. Non era però localizzato direttamente sulla sponda del Fiume Lambro, ma da una derivazione dal medesimo, che forniva energia alle macine. La Roggia non è più attiva: i costi di manutenzione sarebbero improponibili. Il manufatto è ancora riconoscibile per lunghi tratti: da riparlarne a lungo.


La Roggia del Principe nacque proprio per rifornire il nostro Laghetto. E oggi? Se vi portate nella zona del Tempietto Dorico, trovate un breve canale (visibile in carta). E' l'immissario del Laghetto. l'acqua viene dal sottosuolo, aspirata da una pompa, comandata da una sorta di locale macchine situato alla Cascina Bastia. 


Ma la Roggia del Principe/Roggia della Villa Reale fornisce miriadi di spunti. Tra natura e storia. E - perchè no? - storielle... E spettacolari microscopici abitanti. Chi avrebbe detto anni fa che un giorno avrei osservato con un microscopio piccoli organismi di quella affascinante zona umida?

alla prossima
Matteo Barattieri - Comitato per il Parco

sabato 14 marzo 2020

Se vi manca il Parco di Monza - parte 4: Il mistero dei bivalvi


Il nostro Parco è chiuso per l'emergenza. Ci manca. E allora: una serie di testi e immagini per alleviare la nostalgia.

"Bambini, basta con queste conchiglie... Siamo qui per altre attività", sgrida la Vincenza Villa, maestra in quel di Concorezzo e concorezzese DOC. La collega Silvana scuote la testa, senza speranze.

Siamo nel febbraio del 2016. Il progetto con la allora classe seconda riguarderebbe alcuni aspetti legati alla agricoltura sul nostro territorio. E il Parco di Monza è tuttora scenario di attività agricole. Nel passato, fu, come sappiamo, vera e proprio tenuta modello. 

Nella zona un tempo in concessione alla Facoltà di Agraria - concessione in realtà ancora in essere -, sono accumulati i fanghi da dragaggio della Roggia della Villa Reale. Le operazioni han coinvolto gli operatori durante la fase invernale. La rimozione dei detriti di fondo è operazione da farsi però con le dovute accortezze. Andrebbe fatta solo ogni 10 anni. E non di frequente: ne riparleremo.

Il materiale rimosso non è roba da poco. Qui sui pratoni, un cumulo di terra e fanghiglia. E una gran messe di conchiglie. Han l'aspetto di cozze, presa alla larga. Chi frequenta il Parco ricorderà di sicuro la curiosa presenza di questi bivalvi, che fan pensare ad orizzonti marini. All'epoca, le conchiglie si trovavano sparse al suolo, nella zona del Giardino Anglo-Cinese. Si narra che qualche teppistoide perdigiorno si divertisse ad estrarle dall'acqua. Le conchiglie erano davvero tante: una situazione anomala. I summenzionati bambini di Concorezzo non potevano non lanciarsi nella raccolta, con la mente rivolta - sicuro come l'oro - a giornate spese su qualche battigia.

Non pochi, nel vedere queste conchiglie, si lanciavano in teorie tra le più disparate, arrivando ad ipotizzare strani movimenti di specie marine. Misteri che inquietano i più. Nossignori: sono molluschi tipici delle acque dolci. Abbiamo diverse specie. Le conchiglie della foto sono della specie Anodonta cygnea. Abbiamo poi Unio elungatus. Le due specie sono abbastanza simili per gli occhi poco allenati. 


Sono presenti da noi da sempre. Come spiegava Vincenzo Donnarumma (grande naturalista) in uno dei volumi della collana "il Parco, la Villa", questi animali un tempo abitavano anche il Lambro. Il peggioramento delle condizioni delle acque del nostro fiume, che un tempo alimentava direttamente il Laghetto della Villa Reale e la Roggia che da esso diparte, ha causato la loro scomparsa. Si sono invece conservate negli ambienti d'acqua dei Giardini della Villa Reale.

Abitano il fondo delle acque, gli Anodonta, infossati nel fango. 

Rimane però il mistero. Come mai nel periodo 2015-2016 le popolazioni dei bivalvi sono esplose a quella maniera? La spiegazione ci viene dal Luca Dal Bello, biologo trentino che all'epoca studiava le acque della Villa Reale. I lavori sui fanghi del Laghetto hanno messo in movimento una gran quantità di nutrienti: situazione favorevole allo sviluppo di questi animali. 

Le conchiglie degli Anodonta possono anche raggiungere dimensioni consistenti: anche lunghezze pari a 10-15 cm. Spero un giorno di trovare qualcuno di questi giganti.

Nota a margine. La maestra Vincenza di cui sopra merita una citazione. Tanti anni di collaborazione e di attività tra lei e il sottoscritto. La nostra ha concluso il suo ciclo qualche mese fa: sacrosanta pensione. Ricordarla con un ringraziamento e un apprezzamento per il grande contributo dato alla comunità mi sembra il minimo. 

alla prossima
Matteo Barattieri - Comitato per il Parco di Monza