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domenica 28 febbraio 2021

26 FEBBRAIO 2021 - NOTTI DA RANE AL LAGO DI SARTIRANA (MERATE, LC)

Il Raoul mette in funzione la torcia frontale, l’abbigliamento mimetico e gli stivali alle cosce a completare l’equipaggiamento secondo etichetta. “La luce non serve…” – dico alla Elena – “almeno, io non uso la pila durante le notturne”. Fedele al principio secondo il quale: in natura il buio esiste solo nelle grotte, nelle foreste fitte fitte, negli abissi…”. Ma oggi è serata da anfibi e non da civette: una lampada serve, eccome.

Già, Raoul. Di cognome fa Manenti, da Castello Brianza. Dopo lustri, ci ritroviamo. Ci eravamo sfiorati in qualche occasione, per fossi e rogge delle nostre lande. Le nostre strade si ricongiungono; avviene a Sartirana: potere delle acque, potere di anfibi e affini. Il nostro è esperto in materia. In questa fase dell’anno, l’erpetologo raccoglie dati. 

E ci sono curiosi soggetti autoctoni. “Abito qui dal 1982, ed è la prima volta che vengo al Lago”, proclama il Francesco. Abitudini siffatte andrebbero prese da subito, ma tant’è: non è mai troppo tardi. Al chiaro di luna e con la gradevole frescura da tardo inverno: mica male per un esordio in loco. 

Il primo soggetto censito non è propriamente gradito: gambero della Louisiana, porca sidela. Hanno invaso il bacino da circa 10 anni, spiega Raoul. L'impatto sulla nostra fauna è devastante. La specie, poi, riesce ad adattarsi a qualsiasi condizione.

Un richiamo muove vibrazioni nel comparto faunistico del gruppo. Rana di Lataste, la stella della serata. Nella fattispecie è il maschio, che richiama per attirare la femmina. La specie, giova ricordarlo, è elemento di grande valore: endemica - per usare un tecnicismo - della Pianura Padana. E' la prima della nottata. Ne seguiranno altre: numeri puntualmente annotati su supporto cartaceo e sulle applicazioni dedicate. 


Salvatore e Raffaella (sua la foto che raffigura una rana dalmatina) dedicano qualche attenzione alle piante che bordano il Lago. La frontale del Raoul - ecco a cosa serve - punta alcune ovature: belle masse di rana dalmatina. Si intravvedono gli embrioni. Ma in tanti punti nuotano, ahinoi, piccoli gamberi esotici: pronti a fare festa allo schiudersi delle uova di rana.  

Il contatto con l'acqua, stivali ai piedi, procura piacere che rimanda all'infanzia. Meno gradita la presenza di reflui a ridosso della riva. Seguirà non già dibattito ma comunicato stampa. Mica le mandano a dire quelli del comitato meratese. Che lamentano qualche taglio di troppo tra le alberature. Mi tocca fare l'avvocato del diavolo, e spiegare che in una riserva possono aversi anche questi interventi.

Il conteggio finale parla di oltre una decina di ovature di rana dalmatina, 6 maschi cantori di rana di Lataste e qualche cantore di dalmatina. E una ovatura di Lataste. Al Raoul sfugge niente.

Il taccuino riporta anche 2 civette. Sull'isolotto nella zona nord un posatoio notturno di gazze, che dan vita a un estemporaneo concerto. 

Siamo a ridosso del coprifuoco covid. Da settimana prossima, Sartirana sarà, per noi che veniamo da fuori, terra inaccessibile. Notti di rane, notti di gazze, notti in cui ritrovare vecchie conoscenze, notti da battesimo di Lago. Notti di Sartirana. 

Matteo Barattieri


sabato 20 febbraio 2021

20 febbraio 2021 - In diretta

 In diretta dal Parco.

Aglio orsino a coprire il sottobosco.
Nessuna ovatura di Rana di Lataste nella Pelucca in zona Valle dei Sospiri. La specie è sparita da anni, per colpa di errate politiche da parte dei gestori del Parco.




Matteo Barattieri


QUEI GIORNI IN CUI CI TOLSERO LA RANA DI LATASTE

 QUEI GIORNI IN CUI CI TOLSERO LA RANA DI LATASTE

La rana di Lataste - il nome deriva dal suo scopritore, uno studioso francese - è specie endemica dell'area padana. Il suo areale è limitato, appunto, alla Pianura Padana, fino all'Istria. In aggiunta, è presente in Canton Ticino.
Ha esigenze molto specifiche. Vuole acque di buona qualità e aree boschive. Un tempo, queste condizioni erano ben rappresentate nelle nostre regioni padane. Col tempo, la compromissione degli ambienti umidi e l'eliminazione di tante aree boschive ha cancellato la Lataste da tanti settori. Riesce a sopravvivere, il nostro anfibio, in alcune stazioni. Ha un'altra particolarità: depone le uova in un intervallo di tempo ristretto, tra febbraio e marzo.
Nel nostro Parco, era presente una stazione piuttosto importante, localizzata nella Roggia Pelucca, nel tratto in zona Valle dei Sospiri. Si parlava di 500 e oltre individui. Una popolazione che aveva anche delle particolarità: Francesco Ficetola (ricercatore dell'Università di Milano) aveva rilevato che aveva dimensioni maggiori rispetto ai valori medi. I verbi al passato sono obbligatori. Nonostante le ripetute segnalazioni e raccomandazioni da parte di esperti e di associazioni, l'amministrazione Parco ha purtroppo svolto una serie di interventi di dragaggio della Roggia della Villa Reale per 2-3 inverni di fila, qualche anno fa. Per svolgere queste operazioni veniva chiusa la pompa che riforniva il Laghetto. Conseguenza: non arrivava più acqua alla Valle dei Sospiri. Nessuna possibilità per la Lataste di riprodursi. Ovature a febbraio-marzo, ormai, non si vedono più. Possiamo ipotizzare che la nostra Lataste sia sparita dal Parco. Non è tutto: anche le popolazioni di altri anfibi mi sembra siano messe piuttosto male.
Ipotizzare una reintroduzione della Lataste? L'idea non è da buttare. La parola agli esperti, ricordando che non sono operazioni semplici.
Matteo Barattieri