sabato 5 gennaio 2013

A piedi nel Parco

Camminare riconcilia con la vita, stimola il pensiero e la riflessione, aiuta a riscoprire la dimensione del silenzio; inoltre permette di conoscere il territorio in cui si vive che i ritmi frenetici e convulsi del vivere quotidiano spesso celano ai nostri occhi.
Così nel primo pomeriggio di martedì primo gennaio mi sono concesso una passeggiata in un parco pressoché deserto: la giornata bigia e umida, con timida pioggerellina che compariva a tratti, scoraggiava l’afflusso. Era presente solo qualche patito del footing e rari camminatori incuranti dell’umidità.
Il parco però dava il meglio di sé con i rami dei grandi alberi spogli protesi verso le nuvole e l’atmosfera rarefatta e già crepuscolare.
Il tambureggiare del picchio si sentiva nitidamente nei pressi della cascina del Sole e andava progressivamente aumentando d’intensità verso il Cavriga e nei pressi dell’omonimo bar. Non so dire se si trattasse del verde o del rosso maggiore che sono entrambi presenti e relativamente comuni nel parco. So però che questo tambureggiare mi piace e rende i boschi vivi, animati.
Del resto le presenze ornitiche risultavano variegate: numerosi pettirossi, diverse cince, le immancabili cornacchie.
Il buio cala rapidamente e decido di lasciare il parco transitando dai giardini della Villa. Il laghetto presenta l’animazione consueta di germani e cigni con la presenza di due gallinelle sull’isolotto in prossimità del bar torretta. Mi pare di vedere anche una femmina di anatra mandarina.
Guadagnata l’uscita e percorsi i boschetti reali, compaiono le belle ville neoclassiche che incorniciano piazza Citterio.

Edo Melzi

domenica 23 dicembre 2012

Il piccolo predone alato




È un rapace di piccole dimensioni, grazioso e pressoché ubiquitario: lo si trova infatti dal livello del mare fin oltre i duemila metri di quota dove caccia sorvolando le praterie alpine.
È anche estremamente comune e osservarlo non è impresa impossibile.
Si tratta del gheppio (Falco tinnunculus), il cui nome scientifico richiama probabilmente il richiamo tipico della specie, una sorta di “TI-TI-TI”: che tintinna… appunto.
È chiamato per lo più falchetto, proprio per le dimensioni ridotte che gli permettono di cacciare prede come micromammiferi, grossi insetti, piccoli uccelli.
La tecnica di caccia è assai originale e inconfondibile e viene detta dello “spirito santo”: il gheppio rimane immobile, ad una certa altezza dal suolo, battendo ritmicamente le ali e scrutando il terreno: una volta individuata la preda si lancia su di essa.
Il nostro piccolo predone riesce a colonizzare anche le grandi città. Pare infatti abbia nidificato sia a Roma che a Milano e in questi centri sceglie preferibilmente edifici storici.
Ed è proprio l’abitudine di svolgere in siti del genere le operazioni riproduttive che lo ha portato, nel parco di Monza, a scegliere un luogo assai inconsueto per collocarvi il nido: dal 2001 al 2003 una coppia di gheppi ha allevato la prole  sulla torre di controllo della RAI, struttura che agli occhi dei nostri volatili può certamente richiamare un campanile o una torre.
La sua presenza arricchisce la non trascurabile popolazione di rapaci del parco in cui domina l’allocco, elusivo ospite notturno la cui popolazione risulta decisamente consistente.
Edo Melzi

martedì 4 settembre 2012

Caccia: le vergogne francesi...

Ricevo dal bollettino del CABS (associazione internazionale antibracconaggio)
sembra quasi peggio che da noi (Brescia, isole campane, Calabria.....ecc....)
la cosa incredibile è che la polizia tutela i delinquenti....


NEWSLETTER n°6 - 2012

Gentili soci, volontari e simpatizzanti,
ieri, 2 settembre, si è concluso il secondo campo del CABS per la protezione degli ortolani in Francia. Abbiamo ampliato enormemente la portata della nostra azione. Talmente tanto che i cacciatori hanno iniziato a spararci addosso e inseguirci, bloccarci, bucare le gomme delle auto. La Gendarmeria ci ha avvisato più volte che se proseguivamo con la nostra azione (legale), ci avrebbero messo in galera per "interruzione di bracconaggio". Alla fine il prefetto ci ha rilasciato un foglio di via perché non più in grado di proteggerci dai cacciatori.
Nostra unica colpa è stato non accettare che una specie protetta venisse bracconata!!! Leggete di più al


Mentre un video sulle operazioni lo trovate qui:

venerdì 31 agosto 2012

Agosto 2012 - Nell'etere balie nere e scoiattoli



Sottofondo classicamente agostano, il suono dei richiami delle balie nere – qui sotto trovate una foto di Gaetano “Gaenava” Nava, scattata alla Vasca Volano (Agrate Brianza) – riempie l’aria. Ma quante sono? Un eventuale contatore, solo per il nostro Parco, potrebbe arrivare a fine scala. La seconda metà dell’estate è per questa specie periodo di migrazione: i loro trasferimenti verso i luoghi di svernamento interessano anche le nostre lande.





Nei giorni 24 e 25 agosto 2012 sono al Parco; mi muovo presto, già alle 6.15 varco i cancelli, aperti ben prima dell’orario canonico (nessun problema: gli addetti al servizio tendono spesso ad anticipare i tempi).

Una tappa è per me un classico: l’area a nord della Cascina Frutteto, settore che riecheggia, invero alla lontana, ambienti agricoli. Nel passato, qui, non sono mancate osservazioni e sbinocolate molto gradite. C’è mica solo il binocolo: ho con me il registratore. Ebbene sì: ci sono quelli che la macchina digitale sempre a portata, e quelli che alla ricerca di immagini e istantanee preferiscono le immersioni tra tracce sonore e mp3. Il sottoscritto appartiene alla seconda schiera.
Capitolo ricchissimo di spunti, il mondo dei suoni: per gli appassionati di fauna, comunicazioni acustiche ovvero canti e richiami.

Il registratore ha tante proprietà. Non è solo un mezzo per catturare vibrazioni dell’etere. Nossignori: obbliga anche ad aumentare la concentrazione. Non si tratta solo di individuare l’oggetto da trasformare in bit di memoria: mentre l’apparecchio è in funzione, ci accorgiamo di captare, con le nostre orecchie, dettagli e sonorità che forse avremmo altrimenti trascurato. Ci torneremo, forse, sulle pagine del blog.

Ma torniamo alle protagoniste di oggi, le nostre balie nere. In migrazione non è che abbiano un repertorio di grande respiro; insomma, sempre il classico breve richiamo, monosillabico e insistente. Basta trascorrere un poco di tempo col registratore in azione: si apre un universo. Quella che segue è una piccola antologia.
Si consiglia di ascoltare a volume alto.

Ecco il classico tik (come viene descritto dalle guide). In alcune parti della registrazione si odono due esemplari. Lo chiameremo suono 339 (dal numero della traccia).

339 copia primi 15 secondi versmp3 by MatteoB



Il relativo sonogramma è riportato qui sotto: si tratta di un grafico che ha sull’asse orizzontale il tempo (in secondi) e su quello verticale le frequenze ovvero le vibrazioni dell’aria causate dal suono (l’unità di misura è in questo caso il kHz (kiloHertz). Si consiglia di ingrandire l’immagine e di guardarla mentre si ascolta la traccia sonora.

Si consiglia di ingrandire i sonogrammi, e di guardarli ascoltando la traccia audio.





Le strisce verticali più spesse rappresentano i vari richiami; in alcune parti del grafico ne troviamo due vicine: corrispondono ai richiami di due individui. I più attenti avranno notato la presenza di tre regioni scure. Sono localizzate rispettivamente tra 11,0 e 11,5 secondi, tra 12,0 e 12,5 secondi e tra 12,5 e 13,0 secondi. Di cosa si tratta? Lo vedremo più avanti: si tratta di un suono simile ad un ronzio.


In questa traccia, un altro esemplare: il richiamo è differente dal tipico tik visto sopra; è un suono quasi bisillabico. Lo chiameremo suono 340.

340 copia primi 10 secondi versmp3 by MatteoB



Il sonogramma ci mostra i richiami: sono le quattro strisce verticali più marcate. Al secondo numero 9 appare una banda verticale più ampia: corrisponde ad un richiamo simile a un ronzio. Interessante questo suono: confesso che se il registratore non avesse obbligato ad un poco di attenzione in più non lo avrei colto.

Ulteriore inciso. Il lavoro al pc (sotto trovate riferimenti) permette a sua volta di individuare sonorità, sia attraverso il banale riascolto, sia attraverso la visione dei sonogrammi.





Questo suono invece (lo chiameremo 344) è più secco, ricorda il richiamo del picchio rosso maggiore.


344 copia primi 8 secondi by MatteoB



L’impronta sul sonogramma (riportato qui sotto) è marcatamente diversa da quanto visto finora.
Le linee verticali raggiungono frequenze più alte. 






Richiami diversi o richiami di individui diversi? Si tratta di richiami differenti emessi da individui differenti.
Eccoli assieme: 339 e 344. E controlliamo il sonogramma: il 344 è ben riconoscibile: le strisce verticali che toccano frequenze più alte. La prima parte della traccia sonora mostra il 339: ad accompagnare il richiamo il ronzio individuato sopra.


343 copia primi 19 secondi by MatteoB





Il mondo è fatto di massimi e minimi sistemi. Concediamoci qualche istante di minimalismo, le nugae di catulliana memoria. Questa registrazione contiene, al secondo 4,00, un suono che ricorda il verso di contatto di un silvide: ad emetterlo è sempre la nostra balia nera; purtroppo la registrazione non rende giustizia all’emissione sonore. Proseguendo nell’ascolto della traccia, l’orecchio individua facilmente più ronzii, visibili sul sonogramma.



351 copia primi 18 secondi by MatteoB





L’universo delle balie nere ci mostra dunque una bella varietà di richiami. Il mio quaderno di campo per questa uscita recita così:

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Vari tipi di richiami di balie:
- Classico tek
- Suono più prolungato, quasi bisillabico
- Suono secco (simile al richiamo di un picchio)
- Ronzio
- Suono simile al verso di contatto di un silvide
- Suono parente dei tuit dei fringillidi (non rilevato nelle registrazioni)
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Correva il luglio del 2007 (credo): come sempre, ero impegnato con i campi estivi su in Valle Aurina/Ahrntal (Sudtirolo). Con un gruppo (più o meno accuratamente selezionato) avevo trascorso una nottata poco sotto la cima del Monte Lupo/Wolfeskofel, in una baracca un tempo usata da cacciatori. La mattina, un suono lugubre, proprio sotto la mia testa: roba da film dell’orrore. Uno scoiattolo piazzato tra i rami di un albero. Da allora, uno degli obbiettivi, appena avessi posseduto un buon registratore, sarebbe divenuta la cattura di una traccia sonora di questo aniumale.

L’occasione si presenta proprio il 24 agosto. Mentre ero intento a seguire le balie, strani rumori provenivano dagli aceri. Uno scoiattolo rosso, pensa te. A perfetta distanza dai microfoni.

Anche in questo caso in campionario non è dei più poveri.
A fare da sfondo, va da sé, le nostre balie (e qualche altro volatile).

Qui distinguiamo un lamento iniziale, una serie di gemiti soffocati e una latrato simile ad uno sbuffo, accompagnati dal picchiettare delle unghie sul tronco di un acero.



Red squirrel sciurus vulgaris Scoiattolo rosso Parco di Monza Park of Monza August 24th 2012 24 agosto 2012 (era file316 copia minuti 2 00 3 00 non trattati) by MatteoB




Qui distinguiamo due latrati simili a sbuffi e un gemito soffocato, oltre al picchiettare delle unghie.
Il sonogramma relativo a questa ultima traccia è più sotto.


316 copia minuti 1 35 1 50 non trattativersmp3 by MatteoB





Alla prossima.

Matteo Barattieri

giovedì 30 agosto 2012

Agosto 2012 - Siccità

Edo ci invia questo scritto.Una sua breve pagina di diario. Come sempre, lo ringraziamo.


Non ricordo di aver mai visto il parco così secco e riarso come nel pomeriggio di domenica 26 agosto.
Forse solo durante l’interminabile estate del 2003 si potevano cogliere panorami simili, di tipo algerino.
I prati sono infatti desolatamente gialli e, nei luoghi di più intenso calpestio, come alla cascina del sole, l’erba è stata completamente divorata dalla terra e dalla polvere.
Due mesi di mancanza pressoché assoluta di precipitazioni hanno lasciato il segno: non solo i prati soffrono per la mancanza d’acqua, ma anche gli alberi danno segni di stress climatico: in alcuni punti del parco le foglie appaiono prematuramente ingiallite e il vento particolarmente sostenuto di questa domenica solleva vortici di terriccio e nugoli di foglie secche.
In questa aridità scorgo un’isola di verde inaspettato: alla cascina del sole, ai piedi di un alberello, un’ape visita diligentemente un gruppo di minuscoli fiorellini azzurri che vegetano su un tappeto di erba sorprendentemente rigogliosa: probabilmente l’ombra regalata dalla pur non folta chioma ha garantito un sufficiente riparo.
Oggi comunque la temperatura è relativamente gradevole ed il caldo decisamente più sopportabile.
Il parco attende la pioggia che, secondo le previsioni, non dovrebbe tardare troppo.

Edo

sabato 7 luglio 2012

Abbiamo caricato nella sezione fotografica altre immagini scattate da Mario, questa volta relative alle numerose fioriture che si sono susseguite nel Parco. Dai bucaneve ai crochi, dai ciliegi agli anemoni, la tavolozza dei colori della natura non ci fa mancare nulla.


domenica 10 giugno 2012

Gli storni nel bambù - aprile 2012


Ormai un classico, durante le uscite notturne al Parco, negli anni. Eh sì, tra Notti della Civetta e affini, siamo passati diverse volte dal Laghetto della Villa Reale. Lungo la sponda rivolta verso la Torretta c’è una corta fascia a bambù. Ogni volta, passandoci vicino, il canneto prende  vita; si anima di rumori di ali, che sbattono tra le fronde. In alcune occasioni, quando questa fascia di vegetazione era appena più folta, l’intero gruppo di piante si muoveva ondeggiando, come un piccolo mare verde. Cosa ci sarà lì dentro? La domanda è ovvia conseguenza: curiosamente, si udivano solo rumori di ali; nessun verso. Non di rado, sagome scure sono apparse dal folto, ma al buio. Saran mica loro? La forma ricorda quella del merlo, ma questa specie non ha l’abitudine di radunarsi in dormitori notturni. Quest’ultima espressione indica un fenomeno comune a molte specie di uccelli: radunarsi per la notte assolve più funzioni: protezione e difesa da freddo e da eventuali nemici, possibilità di scambiarsi informazioni.
Torniamo al nostro canneto e ai suoi frequentatori notturni. L’ipotesi più probabile è che siano loro: gli storni. Occorre verifica. Una sera d’aprile mi porto in zona, a ridosso del tramonto. Crepuscolo, alba: due momenti della giornata in cui gli uccelli sono particolarmente attivi: canti e richiami riempiono l’aria. E si sentono: merli, capinere, picchi; dal Laghetto, paperame vario.
Mancano loro: i frequentatori notturni del bambù. Intorno alle 19.15 – ora solare, ovviamente, in natura l’ora legale non esiste – si odono i primi suoni dei nostri protagonisti. Si avvicinano al piccolo canneto, senza ancora addentrarvisi. Quando si inoltrano nel fitto del bambù, lo fanno piombando dall’alto: la prudenza non è mai troppa.
I richiami sono inconfondibili: sono loro, gli storni. La foto, di Edoardo Viganò, ne mostra uno, con le picchiettature tipiche dell’abito invernale.


Il 26 aprile provo ad effettuare qualche registrazione, durante una delle uscite notturne, protagonista una delle classi terze dell’Oggioni di Villasanta. Il risultato non è malvagio.

Certo, lo sbattere d’ali non manca di inquietare. Un orecchio attento può cogliere anche qualche brevissimo richiamo.

Matteo Barattieri