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venerdì 13 maggio 2022

Come è verde la mia valle ovvero qualche riflessione sulle aree prative

 Come è verde la mia valle ovvero qualche riflessione sulle aree prative

Scrive Michele Varin sul nostro gruppo Facebook Parco di Monza per sempre:

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#NoMowMay è una sorta di movimento che mira a spostare lo sfalcio dei prati dopo il mese di maggio per assicurare alle api i fiori per bottinare e anche per favorire la propagazione delle piante da fiori. In Francia ho visto anche prati dove venivano lasciate delle "isole" non sfalciate per lo stesso motivo.

Potrebbe essere interessante fare un ragionamento simile anche al Parco di Monza?

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Ne ho parlato in un documento che ho caricato tempo fa su questa pagina e che contiene una serie di proposte per migliorare le condizioni della fauna nel nostro Parco. Ecco, di seguito, la parte che ho dedicato alle aree prative. L'idea di Michele è da sostenere e da promuovere. Proveremo a sottoporla al Consorzio Parco e Villa Reale. 

Di più: ritengo sia il momento di stendere un vero e proprio protocollo di gestione per le aree prative. Ricordo che un documento di questo tipo non esiste. Le zone a prato del Parco sono curate dalla azienda Colosio (Cascina Molini di San Giorgio). L'azienda provvede a sfalcio e concimazione (con letame) dei prati in base ad una convenzione col Consorzio. questa attività non ha costi per il citato Consorzio. 

Solo per due prati (Gerascia e Roccolo) l'azienda paga una quota.

I prati dei Giardini della Villa Reale sono in carico ad una azienda di servizi esterna.

Qui sotto, il testo riguardante le zone a prato, che avevo buttato giù tempo fa.

Aree prative, incolti, e colture a perdere

Coprono una estensione non indifferente ma godono, in qualche modo, di minore considerazione rispetto ai boschi. Vengono vissuti dai frequentatori del Parco soprattutto come scenari per attività di tipo ricreativo. Intendiamoci: la funzione del Parco come luogo per il tempo libero è centrale e non va messa in discussione. Per i settori prativi deriva, però, un impatto non da poco: un problema da affrontare. Anche se il calpestio, va detto, tende a concentrarsi in poche aree.

L’attività regolare di sfalcio ha permesso che col tempo si formasse una comunità vegetale e, soprattutto, che si consolidasse il manto erboso. Si arriva così alla formazione del cosiddetto prato stabile, ambiente prezioso e, alcune parti d’Italia, tutelato da specifiche categorie di aree protette.

Nella nostra Brianza, ci dicono gli esperti, possiamo trovare fino a 40-45 specie di piante erbacee nei prati stabili: non male. E nel Parco? Sempre gli esperti ci dicono che la comunità vegetale è un po’ più povera. Uno dei lavori da svolgere a breve sarà un aggiornamento dei dati relativi. Quali erbe abitano i prati del nostro Parco? Come sono distribuite? Esistono lavori svolti nel passato ma rimontano, ahinoi, agli anni ’90.

Anche se il calpestio tende a concentrarsi soprattutto in alcune porzioni, il disturbo per le specie animali e vegetali nelle aree prative è, comunque, complessivamente sostenuto. A titolo sperimentale potranno essere circoscritte piccole superfici di prato, vietandone l’accesso, e riducendo opportunamente o guidando gli sfalci. Il provvedimento avrebbe anche obiettivi scientifici: valutare l’evoluzione dell’ecosistema (variazioni nel numero e nel tipo di specie), e operare dei confronti con altri settori lasciati all’intervento e alla frequentazione dell’uomo. Allo stesso modo, dovrebbe essere steso un preciso protocollo che definisca una sorta di piano per la gestione dei prati, con attenzione, va da sé, per gli aspetti naturalistici.

Le zone di confine tra boschi e prati sono, nella stragrande maggioranza dei casi molto nette: mancano zone graduali di passaggio dall’uno all’altro ecosistema. Questi settori hanno importante ruolo ecologico: forniscono preziosi spazi per tante specie vegetali e animali (in particolare invertebrati, farfalle su tutti). Anche in questo caso, lasciare alla propria evoluzione naturale o guidare in maniera ragionata lo sviluppo di strisce di vegetazione a cavallo tra prati e boschi accrescerebbe la biodiversità. Per i frequentatori del Parco, la possibilità di osservare interessanti specie come le citate farfalle.

Alcuni settori potrebbero essere trasformati in superfici lasciate ad incolto, ovviamente guidato da opportuna gestione, per evitare il comparire di vegetazione infestante. In qualche zona, invece, potrebbero esser insediate colture a perdere – un esempio classico sono i girasoli –. Ricordiamo che lo stesso Parco Valle del Lambro ha realizzato interventi di questo tipo, per i quali, peraltro, esistono forme di finanziamento. Un settore del Parco candidabile per le operazioni appena menzionate si può individuare nelle zone a ridosso della Cascina Molini Asciutti: i prati di questa parte del complesso non sono particolarmente frequentati dai visitatori. Risulta quindi più agevole muoversi.







sabato 30 aprile 2022

Cronache dalla pozza

 dal nostro gruppo facebook Parco di Monza per sempre

29 aprile 2022 - testo e foto di Mario Maino

29/04/22 - Stagno smeraldini
Sulla base della segnalazione di una iscritto al Gruppo, mi sono recato nel primo pomeriggio a verifivare lo stato dello stagno e le strisciate di uova presenti. La situazione purtroppo é critica. Abbondanti strisciate esistono nello stagno non circoscritto e a rischio schiacciamento da parte del passaggio dei mezzi agricoli.
Nella parte circoscritta notate alcune strisciate nelle pozze esistenti. Una analisi più attenta potrebbe rivelarne altre. Allego queste foto a titolo di documento. Nei commenti é specificato se appartengono allo stagno non circoscritto o viceversa

Stagno non circoscritto



Stagno non circoscritto



Stagno non circoscritto


Stagno non circoscritto



Stagno non circoscritto




Stagno circoscritto



Stagno circoscritto




Stagno non circoscritto

29 aprile 2022 - intervento del sottoscritto e di Maria Villa 
In diretta.
Salvataggio rospi.
Prelevate le uova presenti nella piccola pozzanghera posta dove passa il trattore.
E spostate nella pozza.
Speriamo....






30 aprile 2022

tra le ore 11 e 12

In diretta.
Pozza quasi in secca.
Un grazie, come sempre, alla azienda Colosio per il prezioso intervento.
Pozza ripristinata.




















































domenica 26 settembre 2021

24 settembre 2021: graditi ritorni

 24 settembre 2021

Ritornano i nostri amici aironi guardabuoi.

17 individui osservati sul Prato del Mirabello o ex-ippodromo che dir si voglia. Aspettano che il Colosio sparga il letame? Mario Cerchiai - sempre attivissimo - li segnala, lo stesso giorno, sui prati tra Arcore e La Ca' (frazione di Arcore). 

Si scatenano i nostri fotografi.

Qui Mario Maino:


E le successive istantanee sono opera di Linda Iungo.








Sempre in questa zona, qualche lucherino in volo.

Matteo Barattieri

mercoledì 5 maggio 2021

4 maggio 2021 - Salvate il soldato rospo

"Il filmato non viene bene...", lamenta la Linda Iungo. Il luogo è la pozza d'acqua che mena alla letamaia dell'azienda Colosio, per i più Cascina Molini di San Giorgio ovvero la cascina delle mucche, molto amata da un pubblico vasto: vedere animali da stalla, e da cortile è merce sempre apprezzata, soprattutto dai più piccoli.





Gli animali che si materializzano nella pozza sono però più discreti: rospo, rospo smeraldino per la precisione. Ma occorre fare un salto indietro, molto breve in realtà.
E' il 3 maggio: la Carola Besana e la immancabile compagna di passeggiata al Parco Bruna Rovelli segnalano che la pozza citata è piena di girini. Non si tratta - va specificato, non solo per la cronaca - di un vero e proprio stagno: è una banale pozzanghera, formata dal passaggio dei trattori della summenzionata ditta. Pozzanghera che però rimane abbastanza stabile durante il corso dei mesi.



La natura sceglie ritmi e tempi in maniera schizofrenica e disordinata, almeno all'apparenza: i rospi citati usano questi luoghi - instabili e, non di rado, effimeri - per deporre le proprie uova. Confidano nella rapidità dello sviluppo dei girini: 15-20 giorni e l'adulto è pronto. Ma il sito prescelto ha inevitabile difetto di fabbrica: il passaggio dei trattori può compromettere tutto il processo.

Si attiva una macchina improvvisata ma non inefficiente. Il Consorzio Parco e Villa Reale, con la voce del Fabio Berti (referente area tecnica e vecchia conoscenza) fornisce un rapido assenso. Ma dobbiamo passare anche per la citata ditta Colosio. 
L'appuntamento per chi vuole dare una mano è fissato per le 15.30. Arrivano in due: con la fotografa prima menzionata c'è anche la Laura Mattera, volontaria del gruppo dei guardiani della Villa Reale (i Park Angels, come recita, con odioso inglesismo, il nome ufficiale). Recupero alla buona del materiale tra il ciarpame che contraddistingue la mia abitazione, non senza contattare la Marica Carioti dell'ENPA: una voce di un gruppo di rango può essere utile alla causa. 
Il Colosio garantisce il suo imprimatur: "purchè non sia recinzione permanente". Garantiamo breve durata, va da sé. Dice l'immancabile uomo della strada: "ma dove sono 'sti rospi?... Io non li vedo mai.". La biologia aiuta: è specie da ore notturne. 



Di martello e di nastro da cantiere - non sto a specificare come mai abbia in casa decine e decine di metri di questo materiale -, operiamo in tempi brevi, mentre la Linda scatta istantanee a ripetizione. Potevano mancare le sentinelle? Di passaggio per la loro (quotidiana) escursione al Parco, la Bruna e la Carola sono sul posto. Qualche foto mostra le uova disposte a nastro, marchio di fabbrica della famiglia rospi.



Un cartello recita breve avviso. La firma ci vuole: il nostro Comitato per il Parco. Un trattore sullo sfondo raggiunge il limitrofo letamaio, mentre qualche curioso si avvicina al recinto improvvisato. Confidiamo nelle piogge prossime. Ma terremo sotto sorveglianza l'area, pronti all'intervento. E se controllassimo altre pozze nel Parco? La butto lì ma sarebbe da fare. 
La Linda scatta le ultime immagini: seguisse quotidianamente lo sviluppo dei girini sarebbe fantastico.

Matteo Barattieri