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venerdì 17 aprile 2020

Te la do io la riconquista


Appaiono servizi giornalistici che dipingono il nostro territorio, e in primis il nostro Parco come oggetto di una sorta di riconquista da parte degli animali, conseguenza del blocco legato alla epidemia.
Le cronache  - con tanto di testimonianze fotografiche - parlano di volpi, aironi, lepri... E di un Lambro tornato trasparente, come per magia.

Tanta enfasi è davvero eccessiva, oltre che fuori luogo.
Le specie citate sopra son da sempre presenti nel Parco di Monza. La volpe conta qualche effettivo, con una popolazione tutto sommato stabile: l'assenza di questa specie sarebbe, quella sì, sorprendente. 
Idem per la lepre: non sono tanti gli esemplari che frequentano il luogo ma lo fanno da sempre.

Aironi cenerini? Quest'anno i nidi attivi sono 6. il numero fa riferimento a momenti che precedevano il blocco, ovvero all'inizio di marzo. Il numero costituisce un primato per il Parco, ed era consolidato molto prima dell'emergenza sanitaria.
Sugli scoiattoli è meglio non dilungarsi troppo: credo di essere uno dei pochi a non avere dedicato tempo a fotografarli.

Da ultimo, il Lambro: in questo periodo, raccontano sempre alcune cronache, sarebbe "tornato trasparente". Niente di più falso: le condizioni meteorologiche aiutano il fiume a scorrere placido e tranquillo. Conseguenza: le acque non sono torbide. Ma basterebbe andare con la memoria a tempi non certo remoti. E' normale che il nostro fiume attraversi questi periodi di calma. Durante i quali, senza andare troppo lontano, la Chiusa del Molino del Cantone presenta sempre le usuali schiume. 

Certo: l'inquinamento atmosferico è in calo. Ma l'uomo non è sparito dalla Terra. Continua ad essere presente, a produrre scorie e a consumare risorse. 
L'invito, per tutti, è ad evitare sensazionalismi. E a ragionare con un poco di spirito critico. 

Come popolo del binocolo, altrimenti detti birdwatcher, stiamo raccogliendo dati dal balcone (o dalla finestra) di casa. Si tratta di un progetto lanciato su scala nazionale. Le specie di uccelli osservate sono le solite. Dice: a Milano hanno censito un'aquila reale. Be', ho seguito in diretta l'evento via Whatsapp: grazie a Mauro Viganò, autore dell'osservazione. L'esemplare è passato in volo sui cieli della Madonnina. Gli uccelli hanno le ali: possono spostarsi su lunghe distanze e passare in luoghi apparentemente inusitati. Il dato è curioso ed interessante, certo. E può darci qualche indicazione sui movimenti di questa specie. Prendiamolo quindi con questo spirito, senza lanciarci in eretismi zoologici.

Sarebbe invece interessante valutare le conseguenze su altri gruppi animali, quali gli insetti, ovvero vedere se i parabrezza delle macchine dei pochi automobilisti in giro in questi giorni si riempiono, dopo tanti anni, di insetti volanti schiacciati da funesti impatti. Dubito questo avvenga. La natura potrebbe anche riprendere qualche spazio, vista la diminuita attività umana, ma anche la natura ha bisogno di tempi, e ragiona su intervalli, appunto temporali, medio-lunghi.

Matteo Barattieri - Comitato per il Parco di Monza

sabato 2 giugno 2012

E il Laghetto dei Sospiri si fece plastico – Le Prime SA del Frisi ripensano un angolo del Parco

(Immagini realizzate dalle classi partecipanti)

Una volta tanto partirei dal finale, a dispetto di una mia classica idiosincrasia per conclusioni e punti di arrivo: per abito mentale, mi trovo sempre a preferire il durante, il procedere e il divenire.
Ma i ragazzi e le ragazze delle classi prime SA del Liceo Frisi di Monza meritano questo e altro. E ricevere complimenti da un ex-zucchino come il sottoscritto non è roba da poco. Gli apprezzamenti per il lavoro svolto vanno naturalmente estesi alle docenti coinvolte, su tutte la coordinatrice del progetto, prof.ssa Manara.
Veniamo al sodo. I lavori svolti da studenti e studentesse sono roba di sicura qualità. Su tutti, verrebbe da dire, i plastici della 1A, realizzati in pochissimo tempo e con mezzi recuperati alla buona. 




Ma sarebbe far torto alle altri due classi che han partecipato al progetto svolto da Centro Ecostudi in collaborazione con l’Ufficio Ecologia del Comune di Monza nel corso di quest’anno scolastico. Le presentazioni han fatto tutte, indistintamente, la loro porca figura. Mica solo per finezze e ritocchi grafici. Nossignori: stimolati ad analizzare con sguardo attento e atteggiamento critico e propositivo la zona del Laghetto della Valle dei Sospiri, i partecipanti e le partecipanti hanno prodotto interessanti ipotesi di interventi e dato vita a vivaci dibattiti.

Tra marzo e aprile 2012 l’area suddetta si è fatta scenario di misurazioni e osservazioni di campo. Obbiettivo: comporre una fotografia dell’esistente per individuare possibili progetti di riqualificazione. Dotati di bindella e sezione della CTR (Carta Tecnica Regionale), i nostri han percorso le sponde del Laghetto e il tratto di Roggia Pelucca posto a valle dello stesso e riempito dalle sue acque. Le cronache narrano di misurazioni e altri dati presi con cura ai limiti del maniacale: profondità, larghezza dell’alveo, presenza di materiali in acqua, andamento della corrente, situazione delle sponde, condizioni dei manufatti… Gli aspetti biologici? Rimandati al prossimo anno, essendo il progetto di durata biennale e non prevedendo il programma didattico delle prime tali argomenti. Il taccuino registra anche una partecipazione corale, cui nessuno si è sottratto. 




L’area di interesse, credo, è sufficientemente nota a frequentatori e paladini del nostro Parco. Vi si accede da uno degli ingressi più romantici: il cancelletto delle Grazie Vecchie, luogo amato da sportivi e non solo. Il Laghetto della Valle dei Sospiri riceve le acque che escono dal più famoso specchio abitato da cigni e affini, nei Giardini della Villa Reale. A valle del Laghetto si trova una chiusa che forma una cascata; qualche ardimentoso ha tentato, con successo, di misurarne la portata. 



L’acqua va così a riempire, per un tratto, una Roggia, la Pelucca: si ha un ecosistema di grande pregio, che ospita la Rana di Lataste, anfibio endemico dell’area padana e ormai confinato in pochi siti. Varrebbe la pena, a proposito, di verificare l’effettiva consistenza della popolazione del Parco, che ha il suo unico luogo di presenza proprio qui. Ma queste sono altre storie. 


Sulle mappe (sotto un esempio) vengono via via riportati i punti di osservazione e misurazione. L’elaborazione dei dati viene svolta anche attraverso grafici.


Il Laghetto non manca di ispirare soluzioni curiose e improvvisate per effettuare le misurazioni: lunghi rami raccattati nella boscaglia permettono di ottenere la profondità dello specchio d’acqua…

….oppure di valutare la situazione della Roggia.


L’argine artificiale merita a sua volta adeguata attenzione.





La fase 2 prevede la stesura di proposte di intervento. Le annotazione delle tre prime (1A, 1B, 1C) non mancano di tratti comuni. La sistemazione degli argini e delle sponde, in alcuni punti un poco malandati, su tutti. Non basta: la discussione verte anche sulla possibilità di rendere più naturali le rive, spunto sicuramente interessante.
La presenza di qualche rifiuto suscita lamenti, anche se bottiglie e affini sono invero poca roba. Nasce l’idea di dar vita a giornate di pulizia dell’area aperte ai cittadini. C’è anche chi si spinge oltre: organizzare un gruppo di volontari che si prenda a cuore questa parte del nostro Parco. Non  male, non male. 




Molto gettonata la staccionata del Laghetto, che risente di anagrafe e vicende meteorologiche: tutti sono concordi sulla necessità di aggiustare i tratti in disordine.

Il dibattito si vivacizza sulla sorte complessiva del sito. Luogo a vocazione più spiccatamente naturalistica oppure angolo più marcatamente dedicato a visitatori e a svaghi a carattere culturale e paesaggistico? La chiosa dello scrivente puntualizza come la prima ipotesi sia più adeguata alla situazione complessiva del Parco e al valore dell’area. E occorre, va da sé, fare i conti con le disponibilità finanziarie.
Andando nel dettaglio, si discute anche di possibili misure che vadano a toccare alcuni aspetti idraulici: accelerare la corrente o lasciare la situazione attuale? La presenza di importanti emergenze faunistiche (vedi sopra) fa propendere, nota sempre dello scrivente, per un mantenimento dello status quo, ma è giusto registrare come qualcuno suggerisca di far correre maggiormente le acque nella Roggia per garantire una più adeguata ossigenazione ed evitare l’accumulo di detriti.
C’è anche chi si spinge oltre e vorrebbe il recupero della piccola chiusa posta sulla riva della Pelucca, per portare acqua al vicino prato. L’ipotesi ha, al momento, poca possibilità di attuazione – destinare fondi al progetto significa dirottarli da altre situazioni di maggiore urgenza e aumentare le portate in gioco ha ulteriore incidenza economica –  ma non manca di fascino.

La chiusura è dedicata ancora ai plastici della 1A. L’appuntamento è per il prossimo anno scolastico, quando le attività saranno dedicate ad aspetti biologici. Con i ringraziamenti d'obbligo per docenti e alunni/e.



Matteo Barattieri