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domenica 6 dicembre 2020

Il forno fantasma ovvero la Sentinella va al Molino


"Ci vediamo tra un po', caro Parco", così la nostra Carola Besana. Residente, ahilei, in quel di Villasanta, la Carola non poteva più oltrepassare la mura, valendosi dei canonici cancelli, e nelle ore di regolare apertura. "Rigore è quando arbitro fischia", diceva il grande Vujadin Boskov. Nella fattispecie, l'arbitro è il Presidente del Consiglio. Il DPCM impone di non uscire dai confini del proprio comune. 
E il Parco è, per la sua intera superficie, sotto Monza.

Un DPCM ha valenza nazionale (e globale). Mica può prevedere una casistica geograficamente localizzata. Vai a sapere che su una area verde così estesa e di così grande valore ricreativo si affacciano ben 4 comuni. Ma vale l'assioma del citato Boskov. 
Nella settimana tra il 15 e il 20 novembre, però, esce un pronunciamento della Locale, che ha valore, parziale, di liberi tutti. Gli abitanti degli altri 3 comuni, oltre a Monza, che si affacciano sul Parco potranno entrarvi, fatte salve tutte le altre norme covid.

Liberi tutti, anche la Carola, che, oltre che bravissima guida ai monumenti del nostro territorio, è anche attenta sentinella tra prati e sentieri del Parco. Una sentinella del quotidiano.

E cosa ti scopre la nostra? Il 20 novembre, nota i segni di strutture nella zona basale - e posta verso Settentrione - della torre che svetta sul Molino del Cantone. Spiegano, i sacri testi, che trattasi di torre medievale originaria, parte di un complesso difensivo che passava di qui, poi integrata quale rovina - a rispettare principi estetici del Romanticismo - al Molino. 

"Un forno, qui ci doveva essere un forno", sentenzia la villasantese per residenza. Alla base della torre, si vedono i fantasmi di quello che poteva benissimo essere un forno. Ga voeur 'na quej futugrafia, penso subito. La nostra amica non ha provveduto.

Il 21 novembre, vado in loco. Sul quaderno di campo, vengono vergate alcune note:
"...si vede una cornice esterna... una vecchia porta (elemento architettonico originario n.d.r.)?... si vedono i fantasmi di due archi... uno superiore e l'altro posto inferiormente...".
L'arco posizionato inferiormente è, in qualche modo inscritto nell'altro più ampio.
Le foto mostrano la situazione. Su una di esse sono state riportate delle indicazioni.






Il passo successivo? Be', indagare. Con la Locale impegnata con le emergenze covid toccherà al sottoscritto e alla Sentinella (il maiuscolo è d'obbligo) Carola brancolare nel buio. E alla Sentinella vanno automatici ringraziamenti. 

Matteo Barattieri

3 dicembre 2020 Tracce nella neve

2 dicembre 2020: nevica. Ma paghiamo ovvio tributo ai mutamenti climatici.
Scende neve umida, che si fa subito nevischio e, in parte, pioggia.

Qualche obiettivo, sicuro come l'oro, si sarà scatenato al Parco. Impegni mi impediscono di essere della partita. Nessuna velleità fotografica, intendemass, per il sottoscritto. Neve, nella fattispecie, significa la possibilità di cercare tracce sul terreno: impronte e piste, e magari altro.

Il 3 dicembre, una puntata in loco.
Al solito, facciamo parlare il taccuino di campo, immancabile compagno di avventure, integrato dalla matita, che - come da copione impresso nella mente dalle giornate universitarie del tempo che fu - è unico strumento di scrittura ammissibile ("la matita scrive sempre: pioggia, neve (appunto n.d.r.), o sole che sia").



Ecco il taccuino:
"il manto di neve è molto discontinuo... è presente solo nei settori ad esposizione favorevole... è comunque poco spesso (1-3 cm) e non è compatto ma irregolare, con aspetto cariato, ed è interrotto da ciuffi e fili d'erba..."
Cercare impronte? Le condizioni non sono tra le migliori, considerato anche il poco tempo a disposizione, ma uno si adatta. 
E una pista, ancorché irregolare e frammentaria, salta fuori.

L'area: un punto classico di passaggio per mammiferi di taglia medio-grande.
Siamo lungo la Roggia Pelucca, appena a sud del Molino del Cantone: la zona è circoscritta con una linea blu.


Le tracce non sono proprio immediatamente visibili. Sul campo, aggiungo, devo muovermi con la massima attenzione, per non danneggiare eventuali impronte o altre testimonianze. Per farla breve, siamo tra la scientifica da film poliziesco ed una applicazione - sui generis, ne convengo - del principio di Heisenberg. Le figure sono accompagnate dalle opportune chiose. 



Ma la presenza della neve solleciterebbe anche memorie del passato. Ma queste, al solito, sono altre storie.

Matteo Barattieri

venerdì 17 aprile 2020

Te la do io la riconquista


Appaiono servizi giornalistici che dipingono il nostro territorio, e in primis il nostro Parco come oggetto di una sorta di riconquista da parte degli animali, conseguenza del blocco legato alla epidemia.
Le cronache  - con tanto di testimonianze fotografiche - parlano di volpi, aironi, lepri... E di un Lambro tornato trasparente, come per magia.

Tanta enfasi è davvero eccessiva, oltre che fuori luogo.
Le specie citate sopra son da sempre presenti nel Parco di Monza. La volpe conta qualche effettivo, con una popolazione tutto sommato stabile: l'assenza di questa specie sarebbe, quella sì, sorprendente. 
Idem per la lepre: non sono tanti gli esemplari che frequentano il luogo ma lo fanno da sempre.

Aironi cenerini? Quest'anno i nidi attivi sono 6. il numero fa riferimento a momenti che precedevano il blocco, ovvero all'inizio di marzo. Il numero costituisce un primato per il Parco, ed era consolidato molto prima dell'emergenza sanitaria.
Sugli scoiattoli è meglio non dilungarsi troppo: credo di essere uno dei pochi a non avere dedicato tempo a fotografarli.

Da ultimo, il Lambro: in questo periodo, raccontano sempre alcune cronache, sarebbe "tornato trasparente". Niente di più falso: le condizioni meteorologiche aiutano il fiume a scorrere placido e tranquillo. Conseguenza: le acque non sono torbide. Ma basterebbe andare con la memoria a tempi non certo remoti. E' normale che il nostro fiume attraversi questi periodi di calma. Durante i quali, senza andare troppo lontano, la Chiusa del Molino del Cantone presenta sempre le usuali schiume. 

Certo: l'inquinamento atmosferico è in calo. Ma l'uomo non è sparito dalla Terra. Continua ad essere presente, a produrre scorie e a consumare risorse. 
L'invito, per tutti, è ad evitare sensazionalismi. E a ragionare con un poco di spirito critico. 

Come popolo del binocolo, altrimenti detti birdwatcher, stiamo raccogliendo dati dal balcone (o dalla finestra) di casa. Si tratta di un progetto lanciato su scala nazionale. Le specie di uccelli osservate sono le solite. Dice: a Milano hanno censito un'aquila reale. Be', ho seguito in diretta l'evento via Whatsapp: grazie a Mauro Viganò, autore dell'osservazione. L'esemplare è passato in volo sui cieli della Madonnina. Gli uccelli hanno le ali: possono spostarsi su lunghe distanze e passare in luoghi apparentemente inusitati. Il dato è curioso ed interessante, certo. E può darci qualche indicazione sui movimenti di questa specie. Prendiamolo quindi con questo spirito, senza lanciarci in eretismi zoologici.

Sarebbe invece interessante valutare le conseguenze su altri gruppi animali, quali gli insetti, ovvero vedere se i parabrezza delle macchine dei pochi automobilisti in giro in questi giorni si riempiono, dopo tanti anni, di insetti volanti schiacciati da funesti impatti. Dubito questo avvenga. La natura potrebbe anche riprendere qualche spazio, vista la diminuita attività umana, ma anche la natura ha bisogno di tempi, e ragiona su intervalli, appunto temporali, medio-lunghi.

Matteo Barattieri - Comitato per il Parco di Monza