venerdì 3 febbraio 2012

15 Gennaio 2012 - Anatre d'inverno: il censimento IWC al Parco

Come da tradizione, gennaio è dedicato ai censimenti di uccelli acquatici, una raccolta dati a livello globale. Anche il nostro Parco è coinvolto.

Il 15 gennaio 2012 ci siamo mossi in due, il sottoscritto e Alberto Confalonieri.
Ecco le nude cifre.

15 gennaio 2012 Parco censimento svernanti

Ore 8.30 – 10.30. Condizioni meteo: sereno. Rilevatori: Matteo Barattieri, Alberto Confalonieri


Laghetto Villa Reale

Cigno reale 1

Anatra mandarina 3M

XXXXA (un tempo “anatre germanate”) 4

Germano reale 81

Anatra sposa 1M

Gallinella d’acqua 1

Gabbiano comune 32

Anatra muta 3

CUA=XXXXB (un tempo Oca domestica) 1

Oca cignoide 2


Laghetto Valle dei Sospiri

Ghiacciato

Fiume Lambro

Dal Ponte delle Grazie Vecchie al Ponte delle Catene

Germano reale 3

Cormorano 2

Gallinella d’acqua 1

Dal Ponte delle Catene al Ponte Cavriga

Cormorano 2

Airone cenerino 1

Gallinella d’acqua 2

Anatra mandarina 7 (5M, 2F)

Germano reale 8

Dal Ponte Cavriga al Molino del Cantone

Germano reale 7

Dal Molino del Cantone al punto di confluenza della Roggia Molini Asciutti nel Lambro

Airone cenerino 3

Germano reale 19

Anatra mandarina 3 (2M, 1F)

Gallinella d’acqua 1

Dal punto di confluenza della Roggia Molini Asciutti al Ponte dei Bertoli

Germano reale 51

Dal Ponte dei Bertoli al ponte cieco

Gallinella d’acqua 3

Germano reale 30

Cormorano 1

Totali Lambro

Germano reale 118

Anatra mandarina 10 (7M, 3F)

Cormorano 5

Airone cenerino 4

Gallinella d’acqua 6

Totale Lambro Parco + Laghetto Villa Reale

Germano reale 199

Cigno reale 1

Anatra mandarina 13 (10M, 3F)

XXXXA (un tempo “anatre germanate”) 4

Anatra sposa 1M

Gallinella d’acqua 7

Gabbiano comune 32

Anatra muta 3

CUA=XXXXB (un tempo Oca domestica) 1

Oca cignoide 2

Cormorano 5

Airone cenerino 4


Fin qui le cifre. Torneremo poi sull'argomento.

Matteo Barattieri


domenica 29 gennaio 2012

UNA VOLPE SUL CIGLIO DELLA STRADA

Riceviamo da Edo Melzi e pubblichiamo. Un grazie al nostro collaboratore.

Non è frequente, mentre ci si reca a lavorare in un venerdì mattina qualsiasi, notare il corpo di un animale riverso ai bordi della strada.

Lo stupore poi aumenta se l’esemplare avvistato è una volpe dalle considerevoli dimensioni con la folta coda in bella evidenza.

L’avvistamento è avvenuto il 20 gennaio scorso, all’inizio della salita che da Peregallo conduce verso Lesmo.

La volpe è pressoché ubiquitaria e si rinviene dalle zone costiere fino ad oltre duemila metri di quota.

Naturalisti e biologi ci ricordano che si tratta di un animale versatile e opportunista, che colonizza con facilità anche aree in prossimità dei centri abitati o all’interno degli stessi nuclei urbani.

Semmai, in tali contesti, la volpe è ben difficile da vedere in quanto fa vita quasi esclusivamente crepuscolare e notturna, adattandosi a nutrirsi di quel che trova.

E’ proprio qui che la volpe può rimanere uccisa dalle auto che, purtroppo, mietono anche numerose altre vittime, in primis ricci e merli.

La volpe pare essere presente anche nel parco.

Nel volume "Sentieri nel Parco" si parla della presenza di 2 o 4 esemplari che, tra l’altro, troverebbero nell’area verde la presenza di prede naturali quali lepri, conigli e micromammiferi vari.

Essendo il testo in questione del 2005 non so dire quale evoluzione abbia avuto la presenza della volpe nel parco.

Argomento questo che potrebbe interessare i ricercatori alle prese con le diverse presenze faunistiche che animano l’area verde monzese.

Edo

sabato 7 gennaio 2012

11 dicembre 2011 - Pesci a San Gerardino

Domenica 11 dicembre 2011, passando per il centro noto che il Lambro è completamente asciutto. La molla è immediata: due passi nel letto del fiume si impongo. Un gradito ritorno, è da qualche tempo non mi capita l’opportunità per effettuare questa piacevole escursione. Contatto l’Alessandra Riva, appassionata fotografa, che si lascerà facilmente coinvolgere, portandosi dietro il Marcello, ben contento di percorrere il fondo del fiume.

Sull’escursione e sul relativo materiale fotografico che ci portiamo a casa torneremo poi. Qui dedichiamo spazio alla fauna rinvenuta.

Purtroppo arriviamo tardi: ci fossimo resi conto della situazione qualche giorno prima – negli ultimi tempi non mi era capitato, se non di fretta, di passare per il centro – saremmo intervenuti. Eh, sì: appena a monte del Ponte di San Gerardino in alcune buche del letto del Lambro troviamo diversi pesci morti. Avevano trovato rifugio nelle ultime chiazze d’acqua. Non si dovrebbe dire, ma: “date ad un naturalista degli animali morti e lo renderete felice”. In effetti…. Sul tema si potrebbe aprire un florilegio di episodi che la nuda cronaca del piccolo ci ha tramandato. Si narra di una lei che abbandonò il fidanzato dopo un invito ad una passeggiata nel bosco. L’obbiettivo non era punto romantico: il nostro voleva recuperare i resti di un cervo. Il sottoscritto è stato a sua volta protagonista di episodi conditi da vene grandguignolesche e da immancabile umorismo nero. Ma sono altre storie.

Questo blog ha caratteri naturalistico-divulgativi. Veniamo al sodo.

Non sono certo un esperto di ittiofauna. Per stendere queste note – e riconoscere in modo sicuro le specie, va da sé – mi sono valso di una bella pubblicazione della Provincia di Lecco: "Guida per il riconoscimento dei pesci della Provincia di Lecco". Realizzata dalla Provincia di Lecco (a cura di Marco Aldrigo e Roberto Facoetti), credo sia ancora disponibile, chiedendola al Settore Ambiente, Ecologia, Caccia e Pesca (è gratis).

Non tutti i pesci sono morti. Il pesce gatto mostra – è una conferma – una grande resistenza. Probabilmente sono diversi giorni che si trovano fuori dall’ambiente liquido, ma gli esemplari di questa specie sono ancora vivi e vegeti. Alcuni saranno salvati da varie mani.

Altre specie hanno minori capacità di fare a meno per periodi dell’acqua. Si riconoscono: lucioperca, cavedano, barbo.

Premessa fondamentale: la qualità delle foto è pessima. L’autore, il sottoscritto, è completamente estraneo al mondo delle istantanee. Ovvie le scuse per i lettori di questo blog.


Lucioperca

Partiamo con il lucioperca. La foto sottostante mostra la livrea dell’animale, che ricorda quella del pesce persico, per la presenza di striature scure, nota caratteristica di quest’ultimo. Il pesce persico però ha struttura più tozza; facendo fede al suo nome, il lucioperca ha corpo più slanciato, proprio da luccio.


La pinna dorsale è un elemento molto molto caratteristico. È divisa in due parti, ed è maculata, come mostrano le foto che seguono.

Questa è la parte anteriore della dorsale….

…e questa è la parte posteriore. Le macchie, a forma di striature, sono ben visibili su entrambe le parti. Si nota anche come la porzione anteriore sia costituita da raggi spinosi.


Il lucioperca è uno dei tanti pesci esotici – origine: Asia occidentale ed Europa centro-settentrionale – immessi nelle nostre acque in modo irresponsabile e colpevole.


Barbo

Il muso ha quattro barbigli, due per lato. Nella foto si vede un barbiglio: è quella sorta di baffo scuro aderente al muso.




La consultazione dei testi lascia qualche dubbio sull’esatta classificazione dell’esemplare rinvenuto. Cito la pubblicazione della Provincia di Lecco:

“Si stanno sempre più diffondendo specie di barbo alloctone note come Barbo d’oltralpe, barbo del Danubio, barbo iberico: non è ancora chiaro se si tratti della stessa o di più specie….”

Se ci basa sulla “Guida dei pesci d’acqua dolce d’Europa” (ed. Muzzio), la forma della dorsale, che ha la parte posteriore con le estremità più lunghe (vedi foto qui sotto), dovremmo parlare di barbo d’oltralpe. La guida lecchese fa rientrare il barbo tra le specie autoctone o naturalizzate.


Cavedano

Finalmente una specie indigena in toto. La forma è slanciata, come si vede qui sotto.

La nota più caratteristica è rappresentata dalle squame, grosse: il loro insieme disegna una rete che avvolge l’animale.





L’argomento è affascinante. Ci torneremo, con alcune immagini delle squame.

Alla prossima

Matteo Barattieri


sabato 31 dicembre 2011

Strenne natalizie... per regali preziosi

Non si tratta di testi recentissimi ma, nonostante ciò, mantengono intatto il loro fascino anche perché svelano curiosità, stimolano ricerche, favoriscono gli approfondimenti.
Si tratta di volumi riguardanti il parco: il primo, libro elegante e dalle dimensioni considerevoli,edito da Bellavite nel 2005, è stato scritto dall’amico Matteo Barattieri e da Marta Villa.
“SENTIERI NEL PARCO”, questo è il titolo del volume, si presenta come una guida completa e accattivante, che propone al lettore di immergersi nell’area verde attraverso sette itinerari che ne fanno scoprire gli aspetti più significativi e singolari.
Così si passa dalla cascina Frutteto al corso del Lambro, dalle rogge alla valle dei Sospiri, dai fontanili ai giardini della Villa reale.
Un libro che si gusta pagina dopo pagina anche perché è arricchito da uno splendido corredo iconografico che ne aumenta il valore.
Le immagini non lasciano indifferenti e riguardano ville, cascine, fauna e flora del parco: non mancano importanti schede di approfondimento che riguardano anfibi e rettili, i rapaci notturni, i licheni, i ponti, la civiltà dei mulini, le rogge, i mammiferi.
Un testo da leggere e rileggere, che accompagna il visitatore attento e consapevole di ciò che vede.
Il secondo è un agile volumetto che passa in rassegna le principali specie ornitiche che animano il parco. Ormai datato, è stato edito nel 1995, non ha perso freschezza e interesse anche per le schede da cui è formato, semplici da consultare e facili da ricordare.
Molto interessante, a piè di pagina, lo schema delle osservazioni nel Parco che riguardano ciascuna specie.
Si scoprono così autentici gioielli come il picchio rosso minore, raro e localizzato in Lombardia e presente nel parco o il martin pescatore che frequenta il Lambro e le rogge.
Da non perdere per chi è appassionato di avifauna.
Le pubblicazioni che riguardano il parco sono numerose ed interessanti. Mi sono limitato a queste due, ma ne esistono molte altre , generali o specialistiche: tutte confermano il valore di quest’area verde, terreno di ricerca per appassionati e amanti della natura.

Edo

giovedì 8 dicembre 2011

Dicembre 2011 - Riparte Ornitho Operazione Svernanti e non ho niente da mettermi (forse)


Esistono anche i blog di servizio. Riparte l’avventura lanciata dalla piattaforma Ornitho (http://ornitho.it/): la realizzazione di un Atlante Ornitologico Italiano. E ci siamo anche noi dalle lande monzesi e brianzole. I blog “La Voce della Volano” e “Tracce di Natura nel Parco di Monza” seguiranno i lavori, e saranno a disposizione per comunicazioni varie.

Cominciamo dalla riunione di lunedì 5 dicembre 2011. Presenti, oltre al sottoscritto: Checco Ornaghi, Massimo Brigo e Andrea Galimberti. Quest’ultimo ha il ruolo di referente locale, leggi per la nostra Provincia, per la piattaforma Ornitho.

I coordinatori di Ornitho hanno suddiviso il territorio in particelle quadrate aventi lato pari a 10 km, all’interno delle quali è stata ricavata una griglia di celle quadrate (lato 1 km). Per ogni particella sono state individuate 4 celle prioritarie da coprire con censimenti della durata di circa 1 ora su un tratto da percorrere a piedi lungo 1 km. Per il resto delle particelle si potranno raccogliere dati in modo più libero.

Roberto Lardelli (uno svizzero, pensa te), responsabile del progetto Ornitho ci ha segnalato, per quest’anno, le seguenti particelle da considerarsi fondamentali per la nostra Provincia:

32T NR05

32T NR15

32T NR24

32T NR25

32T NR35


Contestualmente, Lardelli ci ha spedito l’elenco, per ogni particella 10x10 km, delle specie censite lo scorso inverno. Lo scopo è individuare quelle specie che mancano pur essendo note come presenti (o potenzialmente tali). Il nostro lavoro per quest’inverno assume contorni più definiti. Da un lato dovremo coprire le celle 1x1 km prioritarie fin qui non toccate. Dall’altro lato, individueremo per ogni particella 10x10 km gli ambienti più interessanti per sottoporli a operazioni alle operazioni di censimento. Dove sarà il caso, percorreremo degli itinerari. Non è finita: uno degli obbiettivi centrali sarà andare a cercare le specie mancanti (vedi sopra), basandoci sulle nostre conoscenze relative al territorio e agli uccelli.

Analizziamo la situazione al momento. Il sottoscritto lo scorso inverno (2010-2011) ha coperto i seguenti settori:

Celle 1 x 1 km fatte lo scorso inverno

32T NR15 tutte le 4 celle 1x1 km prioritarie

32T NR24 tutte le 4 celle 1x1 km prioritarie

32T NR25 tutte le 4 celle 1x1 km prioritarie

32T NR35 le celle 2 e 49

inoltre

32T NR26 Lecco

la cella 2 è in Prov MB (fatta)

32T NR36

la cella 2 è in Prov MB (fatta)

Siamo quindi a buon punto.

Durante la riunione ci siamo divisi le aree di competenza, su questo tornerò poi.

Ricordo che su richiesta posso far avere le carte in scala 1:6000 delle varie celle, ricavate dalla Carta Tecnica Regionale.

E il Parco di Monza? E la Volano? Ci sono, ci sono: e saranno debitamente coinvolti dai nostri censimenti.

Alla prossima, alla cronaca del lavoro sugli svernanti, alla cronaca delle attività di campo.

Matteo Barattieri

sabato 15 ottobre 2011

15 ottobre 2011 Il Parco nella rete Ornitho, un frosone nella rete


La piattaforma ORNITHO nasce nella Svizzera Francese, nel 2003; rimonta al 2007 il suo allargamento alla Confederazione e alla vicina Francia. Si tratta di una banca dati in cui inserire, debitamente collocati nello spazio e nel tempo, le osservazioni riguardanti gli uccelli del nostro territorio. Sì, perché dal 2009 ORNITHO ha anche una versione per l’Italia, che trovate qui

http://www.ornitho.it/index.php?m_id=1

Nel 2010 la piattaforma ha fatto partire un progetto per l’Atlante degli Uccelli Nidificanti in Italia; trovate sulla pagina di cui sopra maggiori dettagli. Il nostro paese è stato diviso in quadrati: la griglia ricavata serve ad individuare i punti in cui effettuare i rilievi; i quadrati di base hanno lato di 1 km (celle), a un livello gerarchico superiore ci sono quadrati di lato 10 km (particelle), che comprendono le celle. Ovviamente, non è pensabile coprire tutte le celle: per ogni particella ne sono state scelte alcune come prioritarie per l’atlante. Anche il Parco di Monza è finito in questa rete: un paio di celle compaiono al suo interno. Una è collocata nel settore tra Molini Asciutti e le Grazie Vecchie, l’altra nella zona della Porta di Vedano e del Mirabellino. E proprio da quest’ultima che durante la scorsa stagione riproduttiva è venuta una segnalazione molto molto interessante. 12 giugno 2011Andrea Galimberti e Cesare Rovelli registravano la presenza di un frosone, nel settore del Mirabellino. Dato molto significativo: forse nidifica nel Parco? La cosa andrà approfondita il prossimo anno.

L'immagine qui sotto ci mostra tutta la bellezza di questo spettacolare animale.

Foto: Gaetano Nava


Matteo Barattieri

14 ottobre 2011 Tutti pazzi per le gallinelle


Foto: Gaetano Nava

Lo spunto da un testo di Edo Melzi, che ogni tanto invia qualcosa per il blog. Scrive l’Edo:

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Metti una domenica pomeriggio d’inizio ottobre che sembra fine giugno o addirittura luglio. Metti il laghetto della Villa reale con le sponde affollate da un flusso incessante di persone. Sono circa le 15.30 e le acque sono animate da un numero imprecisato di germani reali e di tartarughe dalle considerevoli dimensioni; a pelo d’acqua nuotano pesci enormi e gli stessi cigni li osservano con una certa preoccupazione. Mi incuriosisce la presenza di due gallinelle d’acqua che nuotano disinvolte al centro del laghetto. Non mi risultava frequentassero quest’area. Poco dopo noto che uno di questi uccelli staziona su un isolotto al margine del laghetto stesso, all’incirca in prossimità del bar Torretta. La gallinella in questione è letteralmente circondata da un folto gruppo di tartarughe che si sono impossessate dell’isolotto.

Il parco riserva sempre sorprese.

Edo

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In realtà, da tempo le nostre adorabili gallinelle frequentano il Laghetto della Villa Reale tanto da finire inevitabilmente sui taccuini dei censimenti degli acquatici svernanti. I numeri sono bassi: gli effettivi registrati non arrivano a coprire le dita di una mano. Poco importa: è specie selvatica, ancorché molto adattabile all’umana presenza, e dunque meritevole della nostra attenzione. Non ha la nobile altezzosità del rapace, né le capacità canore di molti passeriformi. Non gode nemmeno di status di rarità, quarto di nobiltà che garantisce inevitabile e inossidabile attrattiva per fotografi e sbinocolatori. Ma è specie simpatica e affascinante, forse proprio per il suo umile porsi alla nostra attenzione. E non manca di particolarità interessanti. L’aspetto massiccio non tragga in inganno: la nostra è anche in grado di rimanere in equilibrio sulle canne di palude; quando è il caso, riesce anche a immergersi completamente e a concedersi nuotate subacquee.







Abita sempre le zone d’acqua, rimanendo in genere sulle rive, possibilmente nascosta nella vegetazione; non disdegna però di pasturare sui prati. Il nostro Edo lo sa bene, per un lungo periodo ha seguito le gallinelle che frequentano i prati della Cascina Molini di San Giorgio (il settore è a ridosso della sponda sinistra della Roggia Molinara); è uno dei fenomeni più classici: tracce (costanti nel tempo) di natura nel nostro Parco. Dal prato dei Molini di San Giorgio le gallinelle si spostano verso il vicino Lambro, e viceversa. Quando la neve ricopre il suolo, le impronte sono ben visibili. Ma queste sono storie invernali.

Un grazie a Edo per il materiale inviato, e alle gallinelle, di esistere.

Le foto di Gaetano Nava sono state scattate alla Vasca Volano di Agrate Brianza.

Matteo Barattieri