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venerdì 12 novembre 2021

Guardabuoi: echi (stonati) sulla stampa

 articolo sulla pagina internet del Corsera

Guardabuoi Corsera 11 novembre 2021

Articolo pieno di errori, nonostante fosse stato indicato il materiale (testi di questo blog) caricato in rete e già pronto per l'uso. A parte che il sottoscritto non è propriamente un ornitologo. La Vasca Volano si trova ad Agrate Brianza e non a Pessano. Il censimento è stato svolto in contemporanea ad un orario ben preciso, non nel corso di un'ora. Il termine "colonia" si utilizza per i siti di nidificazione. Tralascio di commentare gli anacoluti. 

Matteo Barattieri


domenica 31 ottobre 2021

Infestanti: qualche aggiornamento

Itinerario percorso dal sottoscritto ieri 30 ottobre 2021

In questa mappa, vediamo invece le aree ad oggi (31 ottobre 2021) coperte dai rilevatori (in ordine sparso): il sottoscritto, Mario Maino, Rosangela Bassi.


I risultati dell’indagine - prevediamo di terminare per la primavera 2022 - saranno messi a disposizione del Consorzio, che potrà coordinarsi ulteriormente con il Parco Regionale Valle del Lambro. La Regione ha attivato una serie di politiche specifiche sulle piante infestanti esotiche nell’ambito di un quadro più ampio (progetti LIFE ed altri percorsi sulla biodiversità). Per le infestanti, si prevede, ed è già attiva, la creazione di una banca dati che raccoglie materiale raccolto sul campo. Il Parco di Monza potrà così essere inserito in questa rete di coordinamento regionale. Gli uffici regionali competenti e lo stesso Parco Valle del Lambro potranno fornire indirizzi per gli interventi di contenimento delle specie in oggetto.


Matteo Barattieri

giovedì 28 ottobre 2021

Tutti in cerca di Libellule: contribuiamo alla raccolta dati

 L'area di interesse è la nostra: province di Monza e Brianza, Lecco e Como.
A coordinare il lavoro, tra gli altri, la sempre bravissima Gaia Bazzi.
Ecco, di seguito, il testo della nostra Gaia.

Cari tutti,

vi scriviamo per chiedere la vostra collaborazione per un progetto di ricerca sulle libellule delle province di Lecco, Como e Monza e Brianza. L’idea è quella di produrre un lavoro di sintesi che possa costituire una base per ulteriori studi e approfondimenti. Questa area d’Italia, grazie a un ricchissimo complesso di zone umide, è una delle più biodiverse per quanto riguarda questo gruppo a livello nazionale. 

Pensiamo che i tempi siano maturi per iniziare a sintetizzare le conoscenze acquisite in questi anni grazie al numero crescente di appassionati, in modo tale che i cambiamenti ambientali e nelle comunità di odonati possano emergere chiaramente e che eventuali azioni di conservazione siano finalizzate al meglio.


Con questo intento, vi chiediamo se siete disposti a fornire le vostre osservazioni di libellule relative alle province di CO, LC e MB sotto forma di:

-  scarico dati di Ornitho;

-  inserimento in iNaturalist;

-  eventuali dati pregressi (o comunque non inseriti nelle piattaforme di cui sopra).

In calce trovate le istruzioni dettagliate per l’invio dei dati.


Il contributo di ognuno sarà ampiamente valorizzato nel lavoro. Dopo aver costruito il database, valuteremo come riconoscere il ruolo di ciascuno in base al contributo fornito.

I dati saranno utilizzati solo per finalità scientifiche e non verranno ceduti a terzi senza il vostro consenso.


Grazie!


Gaia Bazzi

Claudio Foglini

Andrea Galimberti

Giacomo Assandri

__________________________________________________________

Ornitho

Andare alla pagina www.ornitho.it ed entrare con nome utente e password.

Andare alla voce Consultazione a più criteri (colonna grigia a sinistra).

Nella consultazione a più criteri, selezionare la figura della libellula, in alto.

Alla voce Periodo spuntare “Tutto il periodo registrato nel sistema”; alla voce Specie, “Tutte le specie”, alla voce Luoghi, “Como”, “Lecco”,”Monza e Brianza”, alla voce Altri criteri, “Limitare il risultato ai miei dati”.

Cliccare su “Cercare”

Nel riquadro grigio in alto appare la voce Esportazione; cliccare sulla seconda icona, con il simbolo di Excel, lasciando selezionato nel menu a tendina a destra delle icone “BASE+”. Comparirà un riquadro azzurro con la sagoma di una libellula e una scritta del tipo “export_numeri vari” vicino a un lucchetto. Cliccare sulla scritta e salvare il file nel pc. Quindi inviarcelo.


iNaturalist

Abbiamo creato il progetto “Odonati delle province di Lecco, Como e Monza e Brianza” Odonati delle province di Lecco, Como e Monza e Brianza · iNaturalist

In questo caso è sufficiente unirsi al progetto (in alto a destra Unisciti) e selezionare, alla voce Ti fidi nel rivelare a questo progetto le coordinate nascoste?, la spunta “Sì, per ognuna delle mie osservazioni”. Infine cliccare su Sì, voglio partecipare, in basso. Questo ci permetterà di visualizzare la posizione dell’osservazione anche qualora fosse oscurata per motivi di riservatezza/conservazione.


Altri dati

Se avete altri dati nel cassetto, anche datati, che sono sono stati inseriti in Ornitho o iNaturalist, vi chiediamo di inviarli in formato .xls o .csv oppure di contattarci per trovare un’altra soluzione per condividerli con noi. Idealmente ci servirebbero: la specie, la data (anche indicativa) e la località, se possibile corredata di coordinate.


Potete scrivere a Gaia Bazzi: gaiabazzi@gmail.com 


lunedì 18 ottobre 2021

Infestanti: una rapida dispensa

Dal momento che questa pagina internet svolge anche un servizio, ecco alcuni rapidi appunti per imparare a distinguere le tre specie di piante esotiche infestanti su cui noi volontari stiamo operando.


Ailanto (nome scientifico Ailanthus altissima)

Di solito, si osservano esemplari di piccole fino a medie dimensioni. Può raggiungere altezze fino a 17-27 metri. Ha aspetto slanciato. La corteccia ha una colorazione grigio chiaro.

In questa foto di Mario Maino, vediamo come si presenta la pianta. Si notano (cerchi rossi) le foglie composte. 


Il termine "foglia composta" indica una foglia formata da un picciolo lungo al quale sono attaccate singole foglioline. Nel caso dell'ailanto, abbiamo da 5-6 fino a 30 e oltre coppie di foglioline. 


In questa immagine, oltre alle foglie vediamo un interessante dettaglio (cerchio rosso): la gemma. Si tratta di elemento piuttosto caratteristico.



Il cerchio nero evidenzia invece come le foglioline non sempre sono perfettamente opposte. Osserviamo anche che le foglioline hanno terminazione a punta.


Fitolacca (nome scientifico Phytolacca americana)

Non si tratta di un albero ma di una pianta erbacea.
Forma esemplari dal fusto alto fino a 3 metri e oltre. Nelle foto, notiamo alcuni caratteri tipici: la colorazione del fusto, ad esempio, o la forma ovale delle foglie, che hanno margine liscio ed apice appuntito. Poi, ci sono i frutti, di colore rosso nerastro. Attenzione: la pianta è molto tossica. 


Nel periodo invernale, il fusto si secca. Rimane viva la radice, che ricaccerà con l'arrivo della primavera.



Poligono del Giappone (nome scientifico Reynoutria japonica) 

Pianta erbacea, dannatamente infestante.
In questa foto, vediamo cosa riesce a combinare quando può insediarsi: ammanta il suolo con la sua presenza e fa sparire le nostre piante.


In questa immagine, presa dal sito di Arpa Lombardia (vedi più sotto), le caratteristiche della Reynoutria: fusto rossiccio, foglia a forma triangolare, piccole spighe a costituire i fiori. 


(dal sito http://www3.arpalombardia.it/biodiversita/piante-viaggiatrici/landing-schede/reynoutria-japonica.html)

Il fusto può raggiungere l'altezza di qualche metro e presenta un comportamento simile a quello del bambù.

Matteo Barattieri
















martedì 25 febbraio 2020

Brevi dal Parco: tra picchi neri e aironi


24 febbraio 2020
Aggiornamenti

Garzaia del Parco di Monza. 
5 nidi attivi. Dettaglio: 3 su una quercia europea, 1 su un Taxodium disticum (cipresso calvo), 1 su platano.


Picchio nero
Indagine sulla specie nel territorio del Parco della Valle del Lambro, Parco di Monza compreso.
Territorio diviso in quadrati di 1 km di lato. In ogni quadrato, un punto di stazione in posizione centrale: stimolazione della specie con uso di richiami.
Finora, esaminati 35 quadrati. 2 hanno dato esito positivo; nel Parco di Monza e nella Valle del Pegorino. Lo studio proseguirà anche nel mese di marzo, fino a coprire l'intera area da Monza ai Laghi di Alserio e Pusiano.

Successivamente, sarà approfondita la ricerca con transetti nelle aree di potenziale presenza.


Matteo Barattieri

venerdì 24 gennaio 2020

Cormorani monzesi: diamo i numeri




Quanti cormorani frequentano il nostro territorio monzese?
Possiamo contarne qualche unità, che agiscono soprattutto tra Parco e Giardini della Villa Reale; nel dettaglio, li troviamo lungo il Lambro e al Laghetto della Villa Reale.

Ma non tutti sanno che esiste un contingente che si raduna, nel periodo invernale, in un sito della nostra zona. Convergono lì, da più punti, al tramonto. Trascorreranno la notte, sugli alberi, per poi disperdersi all'arrivo dell'alba. Si tratta di una strategia usuale per molte specie di uccelli. Stare assieme è buona cosa: ci si difende meglio dai predatori e, magari, dal freddo. E, è dimostrato, per alcune specie - corvidi - ci si scambiano informazioni sui luoghi dove trovare cibo.

Da qualche anno, effettuo un conteggio al dormitorio collocato dalle nostre parti. I numeri ottenuti finiranno in una banca dati ufficiale e mondiale: l'IWC (Internationale Waterbirds Census). Anzi, per i cormorani si tratta proprio del dato più attendibile. Durante le giornate, questi animali si muovono molto, a differenza di altri acquatici come le anatre. C'è quindi sempre il rischio di raccogliere dati doppi.

Oggi 24 gennaio 2020, conteggio effettuato. Ore 17.15: 39 cormorani presenti. Lo scorso anno, erano 35.

Non aspettatevi che divulghi l'ubicazione del dormitorio dei cormorani. La località rimane nota solo agli addetti ai lavori. Purtroppo, questi pennuti sono perseguitati.

Il dato, come detto, sarà raccolto dalla referente per la Lombardia. Che lo inserirà nella pubblicazione stesa annualmente, riguardante i censimenti degli uccelli acquatici svernanti.

alla prossima
Matteo Barattieri

giovedì 13 giugno 2019

13 giugno 2019 - Al Parco col binocolo (parte seconda): è gradito l'abito scuro


Al Parco col binocolo (parte seconda): è gradito l’abito scuro

30 marzo 2019. Il messaggio viaggia rapido dal mio cellulare ai gruppi whatsapp dedicati. “Trovato nido del picchio nero”. Con testardaggine tutta brianzola, perlustravo da qualche tempo l’area frequentata dalla specie. E in un albero a ridosso di un sentiero e poco distante da una stradina, il nido. L’ubicazione rimane confinata ad un gruppo ristretto. In buona sostanza, i quattro addetti alla indagine ornitologica. Cui si aggiunge, meritato posto d’onore, il Marco Casati da Monza, che fornisce contributo prezioso, condito da proverbiale stile, alla causa. Specie amata dai fotografi, ahinoi, il picchio nero. Rivelare siti di nidificazione può significare compromettere la buona riuscita della covata. Fotografi naturalisti: i bracconieri del 2000, in tanti, troppi casi.
Il bellissimo picchio – il più grande sul territorio della vecchia Europa – affascina non poco. Nel passato, era specie confinata alle aree montane. Da alcuni anni, l’animale ha esteso il suo areale, occupando via via zone di pianura, dal Varesotto a, quasi, il Milanese. Nel nostro Parco, è stato segnalato per la prima volta nel novembre 2017. Le osservazioni di quest’anno sono le prime a documentarne la nidificazione. L’espansione può essere collegata alla sempre maggiore disponibilità di piante vecchie nelle zone di pianura, tra boschi, parchi, giardini. La specie non è nemmeno poi così elusiva o diffidente.





Seguiranno osservazioni da parte della nostra allegra brigata. Due i piccoli, un maschio ed una femmina. Fino al 25-26 maggio. Il giorno 27 maggio, il nido è silente: piccoli involati, in cerca di fortuna.
Del picchio nero ho raccolto alcune emissioni vocali, oltre ad alcune tracce di attività al nido. Ma queste sono altre storie. Alla prossima


Foto di Giovanni Fontana e Francesco Checco Ornaghi (dell’associazione CROS Varenna)

Matteo Barattieri

lunedì 10 giugno 2019

10 giugno 2019 - Al Parco col binocolo (parte prima): scarpette bagnate

Al Parco col binocolo (parte prima): scarpette bagnate

“Ta me dii ca faseum i strad e i sentee…”, sacramenta il Checco, che non indossa gli stivali come gli altri della comitiva. Sbagliare calzatura quando si è sul campo non è mai cosa buona. È come, nel pallone, fallire nella scelta dei biroeu (tacchetti per l’italiano).
È il 18 aprile 2019. Il progetto: da anni, dal 2004, non vengono effettuate indagini approfondite e complete sugli uccelli del nostro Parco. In questo caso, l’obiettivo è fotografare la situazione dei nidificanti. E partiamo, a ridosso dell’alba, col binocolo al collo. Una civetta fa capolino dal tetto di un manufatto: rimane sempre un mistero capire dove nidifichino le tante civette del Parco.
Il gruppo si compone di vari elementi: accanto al sottoscritto, Massimo Brigo da Muggiò, Italo Magatti da Monza, e il summenzionato Ornaghi (Francesco o “Checco”) da Macherio. L’erba bagnata del mattino suscita suggestioni, e non solo lamentele. Ma la concentrazione deve essere massima. Si usano il binocolo o, eventualmente, la specola – più familiarmente, il cannocchiale –, e le orecchie. Ogni specie osservata o sentita viene puntualmente annotata. Dice: “ma il Parco è grande… lo girate tutto?”. Domanda appropriata. Facciamo riferimento ad una griglia cartografica, utilizzata su una piattaforma internet europea, Ornitho, nata per riportare e condividere osservazioni di uccelli. Nel tempo, Ornitho si è allargata ad altri gruppi animali, dai rettili agli insetti, dai mammiferi alle specie esotiche dannose. La griglia citata è formata da quadrati di un km di lato. Nei vari quadrati ci muoviamo su un percorso lungo 1 km, registrando le nostre osservazioni.




Un bel lodolaio – un falco dal volo rapido – attraversa il nostro cammino. Prevalgono, va da sé, le specie forestali. Passiamo anche dalla ben nota garzaia, termine tecnico che indica un condominio di nidi di aironi. Quest’anno, i nidi sono 4. Ma la stella è lui, il picchio nero. Ne parleremo più avanti. E qualche specie è ancora in migrazione. Le condizioni meteo rimangono stabili, elemento a nostro favore. Il Parco comincia a contare i suoi frequentatori, che accorrono col passare delle ore: uno dei motivi per i quali è meglio muoversi nelle prime fasi del mattino.
Tecnicamente, sono anche i momenti durante i quali i pennuti sono più attivi, soprattutto dal punto di vista canoro. A fine giornata, il totale dei quadrati coperti assomma a 5 su un totale di 13: non male. Alla prossima, e tutti con l’equipaggiamento adeguato alla bisogna.

Matteo Barattieri

domenica 11 novembre 2018

11 novembre 2018 - PENNUTI COLORATI ED ESOTICI AL PARCO DI MONZA - parte terza ANATRA SPOSA


Anatra sposa – un gradito ritorno
12 ottobre 2018. Franco Leoni segnala la presenza di una coppia di anatra sposa sul Lambro nel nostro Parco. La segnalazione è di significato non trascurabile.




La specie mancava dal Parco da diversi anni.
L’anatra sposa – nome scientifico Aix sponsa – non viene considerata specie facente parte della fauna italiana. Gli esemplari visibili allo stato semiselvatico – quelli del Parco sono un esempio – sono individui usciti da qualche allevamento o liberati da qualcuno. L’anatra sposa ha il suo areale di distribuzione nel Nordamerica.
Per alcuni anni è stata censita nel Parco, in occasione dei conteggi IWC. La sigla indica il censimento degli uccelli acquatici svernanti effettuato ogni anno – nel mese di gennaio –, nelle zone umide a livello mondiale.
La tabella mostra i dati relativi al settore Parco di Monza – Giardini della Villa Reale, dal 2005 al 2018. Dati raccolti sempre a metà gennaio. “Come mai è sparita?”, si chiederà qualcuno. Ricordiamo che la specie non si riproduce allo stato selvatico o semiselvatico. Se muoiono degli individui, non hanno generazioni successive a rimpiazzarli.



Come detto altre volte, gli enti che si occupano di fauna raccomandano di tenere sempre sotto controllo queste specie di origine esotica. Possono sempre essere causa di impatti negativi per i nostri animali e per i nostri ecosistemi. Morale: ogni segnalazione è più che ben accetta.
Ancora grazie a Franco Leoni per la segnalazione.
E un grazie al bravo Edoardo Viganò, autore della foto.



giovedì 1 novembre 2018

PENNUTI COLORATI ED ESOTICI AL PARCO DI MONZA - parte prima



PENNUTI COLORATI ED ESOTICI AL PARCO DI MONZA - parte prima
ANATRA MANDARINA



Qualcuno chiedeva lumi su anatre mandarine e affini.
Ho messo assieme qualche nota. Spero sia materiale gradito.
Apprezzata e inquadrata dagli obiettivi di fotografi più o meno improvvisati, l'anatra mandarina merita l'interesse anche da parte dei naturalisti. E costituisce, in parte, una sorta di esclusiva monzese.
La specie non è indigena. Venne introdotta in Europa nel XX secolo. La sua area di provenienza interessa Russia, Cina, Corea e Giappone. La popolazione europea più numerosa è nel Regno Unito. Nel nostro paese, viene, ormai da qualche anno. inserita dagli esperti tra le specie naturalizzate.
Non tutti sanno che quella monzese è una delle popolazioni più importanti sul suolo italico, per numero di individui. Non solo: il nostro Parco è una delle poche località italiane in cui la bella anatra nidifica.
Si stima, per il Parco, un quantitativo di 2-4 coppie (da conteggi effettuati, anche dal sottoscritto, nel 2003).
Durante l’inverno, i soggetti che abitano le nostre lande si concentrano al Laghetto della Villa Reale.
Durante la stagione riproduttiva, sembrano sparire – “dove vanno a finire?”, chiedono in tanti –: in realtà si disperdono per cercare siti adatti alla nidificazione, ovvero cavità negli alberi.

Durante l’inverno, le mandarine, come detto, si raccolgono nel Laghetto della Villa Reale, e sul Lambro nel nostro Parco. Occasione favorevole per censirle. Il grafico che ho riportato si riferisce ai conteggi effettuati (sempre dal sottoscritto) tra il 2005 e il 2018, sempre a gennaio.



Si nota un decremento progressivo degli effettivi: da 44 (2005) a 7 (2018). Quali le possibili cause?
Vari fattori:
- Pressione da parte di predatori, soprattutto a danno dei pulcini e dei giovani, con ovvie ricadute sul ricambio generazionale.
- Interventi forestali. Ipotesi da verificare: il taglio di alberi degli ultimi anni nei nostri boschi può aver pregiudicato la possibilità di trovare cavità libere dove deporre le uova. 
- Concorrenza di altre specie. Fattore strettamente connesso al precedente. Se diminuiscono i tronchi con cavità, specie più aggressive e forti – in primis un rapace forte come l’allocco – ne risentono meno.

La tabella mostra i dati lombardi, sempre relativi al mese di gennaio, nel periodo considerato (2005-2018). L’importanza della popolazione monzese viene confermata.




Due note finali.
E’ importante raccogliere e aggiornare i dati su questa specie. È pur sempre di provenienza esotica: come tale, potrebbe essere causa di impatti sulla nostra fauna. Per il momento, non si hanno situazioni problematiche legate alle mandarine. L’invito a fare e comunicare osservazioni sulla specie è automatico.
A completamento del quadro, un cenno alla letteratura scientifica: secondo alcuni autori gli esemplari apparsi
negli ultimi anni nella Pianura Padana occidentale sarebbero da mettere in relazione all’aumento della popolazione europea, soprattutto di quella svizzera.


(continua)

Matteo Barattieri

venerdì 3 febbraio 2012

15 Gennaio 2012 - Anatre d'inverno: il censimento IWC al Parco

Come da tradizione, gennaio è dedicato ai censimenti di uccelli acquatici, una raccolta dati a livello globale. Anche il nostro Parco è coinvolto.

Il 15 gennaio 2012 ci siamo mossi in due, il sottoscritto e Alberto Confalonieri.
Ecco le nude cifre.

15 gennaio 2012 Parco censimento svernanti

Ore 8.30 – 10.30. Condizioni meteo: sereno. Rilevatori: Matteo Barattieri, Alberto Confalonieri


Laghetto Villa Reale

Cigno reale 1

Anatra mandarina 3M

XXXXA (un tempo “anatre germanate”) 4

Germano reale 81

Anatra sposa 1M

Gallinella d’acqua 1

Gabbiano comune 32

Anatra muta 3

CUA=XXXXB (un tempo Oca domestica) 1

Oca cignoide 2


Laghetto Valle dei Sospiri

Ghiacciato

Fiume Lambro

Dal Ponte delle Grazie Vecchie al Ponte delle Catene

Germano reale 3

Cormorano 2

Gallinella d’acqua 1

Dal Ponte delle Catene al Ponte Cavriga

Cormorano 2

Airone cenerino 1

Gallinella d’acqua 2

Anatra mandarina 7 (5M, 2F)

Germano reale 8

Dal Ponte Cavriga al Molino del Cantone

Germano reale 7

Dal Molino del Cantone al punto di confluenza della Roggia Molini Asciutti nel Lambro

Airone cenerino 3

Germano reale 19

Anatra mandarina 3 (2M, 1F)

Gallinella d’acqua 1

Dal punto di confluenza della Roggia Molini Asciutti al Ponte dei Bertoli

Germano reale 51

Dal Ponte dei Bertoli al ponte cieco

Gallinella d’acqua 3

Germano reale 30

Cormorano 1

Totali Lambro

Germano reale 118

Anatra mandarina 10 (7M, 3F)

Cormorano 5

Airone cenerino 4

Gallinella d’acqua 6

Totale Lambro Parco + Laghetto Villa Reale

Germano reale 199

Cigno reale 1

Anatra mandarina 13 (10M, 3F)

XXXXA (un tempo “anatre germanate”) 4

Anatra sposa 1M

Gallinella d’acqua 7

Gabbiano comune 32

Anatra muta 3

CUA=XXXXB (un tempo Oca domestica) 1

Oca cignoide 2

Cormorano 5

Airone cenerino 4


Fin qui le cifre. Torneremo poi sull'argomento.

Matteo Barattieri


venerdì 25 aprile 2008

Inverno 2008 Anatre (e affini) al Parco

Lambro nel Parco (foto: Raffaella Sala)


Ogni anno, a metà gennaio buona parte del mondo del binocolo europeo si ferma sulle rive di fiumi, laghi e zone umide: è il momento dei censimenti degli uccelli acquatici svernanti. La scheda (vedi sotto) vi fornisce qualche informazione in più su questa particolare raccolta dati.
La rete delle zone umide attribuisce un numero ai vari siti. Il nostro Parco non può mancare naturalmente. Qualche anno fa Diego Rubolini – allora referente per la Lombardia, da quest’anno il testimone è passato a Violetta Longoni – mi contattò per affidarmi il compito di coprire il Parco. Per la precisione, l’elenco lombardo parla di “Fiume Lambro nel tratto del Parco e Laghetto della Villa Reale di Monza".

L’attività non manca di fascino. Certo, in aree come il Delta del Po, o lo stesso Lario, la scala su cui si lavora è molto più grande, i numeri di anatre e affini maggiori, molto maggiori, la varietà di specie nemmeno confrontabile; e non mancano, va da sé, rarità o gioielli. Ma anche il nostro Parco può emozionarci. E farci penare: gioie e dolori del binocolo. Eh sì, ogni volta non mancano brividi e tormenti. Si spostano le anatre, eccome. Sulle rive del Laghetto della Villa Reale, tradizionale prima tappa dell’uscita, ogni inverno si deve spendere non poco tempo. I germani si muovono, si raccolgono in gruppi e si separano.

C’è un gruppetto formato da individui con i colori anomali. Nessuno scherzo della natura: si tratta delle cosiddette germanate. Sono anatre nate da incroci; i cacciatori le han create con lo scopo di farne richiamo per attirare i selvatici sugli specchi d’acqua. Successivamente si sono diffuse come animali semidomestici, distribuiti un po’ dappertutto, ma generalmente in luoghi frequentati dagli umani. Il protocollo dei censimenti prevede che siano separate dalle anatre “buone” (per usare gergo, spiccio come tutti i gerghi, da censitori) ovvero dai germani con il piumaggio corretto. Qui al Laghetto, le germanate tendono a fare gruppo a sé, non difficilmente separabile dal resto dei pennuti d’acqua. Quest’inverno – l’uscita si è svolta l’11 gennaio 2008 – è stato un poco più complicato rispetto ad altre volte. Ci si mettevano anche gli affezionati che fanno della passeggiata per “dare da mangiare alle papere” uno dei momenti fissi della loro giornata. Malnati! Non mi fan star ferme le anatre! Alla fine l’impresa – la mia – riesce. Il Laghetto fornisce: 81 germani e 8 germanate. 21 sono le anatre mandarine. Si tratta di quelle bellissime anatre dai colori vistosissimi (nel maschio): il Parco di Monza con buonissima probabilità ospita la popolazione più numerosa in Italia della specie di origine esotica. Ma questa è un’altra storia. Poi ci sono oche domestiche e cigni, ben noti al grande pubblico.


Uno dei cigni del Laghetto (foto: Susanna Chicco)

Il tempo non è dei più belli ma ho solo il pomeriggio dell’11 gennaio per compiere le operazioni. Dopo aver esaminato il Laghetto della Valle dei Sospiri, sono lungo il Lambro. Come sempre, sponda destra, dalle Grazie Vecchie al punto in cui il fiume entra nel Parco. Qui sono altri brividi per il malcapitato censitore. Il timore, tutto da sbinocolatore, è che i volatili partano via per farsi ritrovare successivamente, con il risultato di dar luogo a conteggi doppi. In ogni caso, si deve sempre tenere conto di ogni minimo spostamento.

Mi devo muovere con la massima cautela, in punta di piedi e sperare che non arrivino corridori, ciclisti, cavallerizzi e affini. Il comportamento delle anatre non facilita le operazioni: per carattere questi animali si spaventano anche per rumori improvvisi.
Il Lambro dal Ponte dei Bertoli (foto: Raffaella Sala)



Negli anni scorsi le anatre del Lambro hanno collaborato in modo encomiabile. Quest’anno invece han creato non pochi grattacapi. Ci si è messo anche il tempo: metà del censimento si è svolta sotto una pioggia battente. E gli ultimi minuti erano quasi avvolti dalle prime tenebre.

Ma veniamo ai numeri. Sul Lambro:
Germano reale 141
Anatre germanate 3
Anatra mandarina 13 (7 Maschi, 5 Femmine)
Gallinella d’acqua 16
Airone cenerino 2
Anatra sposa 1 (Maschio)


Al Laghetto della Villa Reale:
Germano reale 81
Anatre germanate 8
Cigno reale 2
Anatra sposa 2 (2 Maschi)
Anatra muta 2
Anatra domestica 2
Anatra mandarina 21 (14 Maschi, 7 Femmine)
Gallinella d’acqua 3
Oca domestica 2

I totali
Germano reale 222
Anatre germanate 11
Cigno reale 2
Anatra sposa 3 (3 Maschi)
Anatra muta 2
Anatra domestica 2
Anatra mandarina 34 (21 Maschi, 13 Femmine)
Gallinella d’acqua 19
Airone cenerino 2
Oca domestica 2


In altro articolo proverò a fare un bilancio delle osservazioni svolte in questi anni. Intanto l’appuntamento è, va da sé, per l’anno prossimo.




Scheda

I censimenti IWC

In Italia, i censimenti degli uccelli acquatici svernanti sono stati condotti abbastanzaregolarmente a partire dagli anni ’80, e la Lombardia non fa eccezione. Il censimento degli uccelli acquatici svernanti (International Waterbird Census, IWC) è organizzato a livello internazionale da Wetlands International (nuova denominazione dell’IWRB, International Wetlands Research Bureau). Nel nostro paese, la raccolta dei dati è compito dell’IstitutoNazionale per la Fauna Selvatica, che a livello locale fa riferimento a diversi enti e associazioni. Nell’inverno 2001-2002, in Lombardia è stato attivato un coordinamento formato da l’UOO Pianificazione Faunistica e Venatoria della Regione Lombardiaed il Dipartimento di Biologia Animale dell’Università di Pavia. È nato così un coordinamento regionale, che permette di raccogliere i dati e di organizzare i censimenti in modo unitario.Perchè è importante raccogliere questi dati? Gli scopi sono diversi. Da un lato i numeri hanno una finalità conservazionistica, ovvero permettono di avere degli strumenti per la tutela della fauna. Sapere se una specie è in aumento o in diminuzione, oppure se i suoi effettivi costituiscono un contingente stabile, ci permette di operare meglio per la sua tutela. Allo stesso modo, il censimento ci offre la possibilità di individuare aree di particolare rilevanza, sia per le specie presenti che per il numero di svernanti censiti. I dati vengono anche utilizzati per fissare il numero di capi che i cacciatori possono uccidere, oppure per definire quali specie possono essere inserite nell’elenco delle cacciabili. Naturalmente non va messo in secondo piano l’interesse scientifico: non a caso università ed enti di ricerca collaborano in maniera attiva alle operazioni.Il periodo per i censimenti è fissato regolarmente per il mese di gennaio, nella seconda e terza settimana. La scelta non è casuale: in questa fase dell’anno gli acquatici tendono a rimanere fissi in una località e a muoversi poco. Se si tiene conto del fatto che il lavoro viene svolto a scala globale e in un breve intervallo di tempo, quella che si ottiene è una vera e propria fotografia della situazione. Tutto ciò non vale però per quelle specie che anche d’inverno compiono spostamenti giornalieri nel raggio di chilometri: gabbiani, cormorani, aironi. Questi animali hanno però l’abitudine di radunarsi in posatoi fissi per trascorrere la note. I rilevatori si piazzano in corrispondenza di questi siti, ben noti, ed effettuano i conteggi. Durante le uscite diurne, queste specie vengono comunque contate, ma i numeri ottenuti sono puramente indicativi.Le zone umide sono catalogate con un numero in codice, in modo da agevolare la rielaborazione dei dati. Il Parco di Monza figura come MI1207. Per ulteriori informazioni e approfondimenti:
una pagina del sito dell’Università di Pavia http://www.unipv.it/ecoeto/indexsvernanti.html
pagina del sito dell’INFS http://www.infs-acquatici.it/

Marzo - Aprile 2008 Blue moon ovvero a civette nel Parco (prima puntata)

(foto: Alberto Confalonieri)

Quante sono le civette al Parco? Tradizione – e alcuni dati raccolti sul campo dal sottoscritto – vuole che il Parco non sia luogo congeniale alla nostra: troppi boschi, poche aree con caratteri propriamente agricoli, la presenza dell’allocco, foriera di pericoli per il piccolo rapace notturno.

La civetta (a fianco una bella immagine del bravissimo Edoardo Viganò da Villasanta) non ama gli ambienti forestali troppo estesi, gradisce invece contesti agricoli con spazi aperti dove potersi procurare il cibo. Questo ultimo tipo di ecosistemi, in realtà, non è assente nel Parco, ma si tratta per lo più di prati e ampie radure. Mancano inoltre quasi del tutto staccionate e affini, elementi del paesaggio preziosi per l’animale, che può utilizzarli come posatoi per procurarsi il cibo. Ottimali sono i terreni coltivati in modo estensivo, ma anche giardini e parchi urbani non sono disdegnati. E qui sta il punto: a pensarci bene, le condizioni non sarebbero poi così tremende per la nostra.












Molto fastidiosa è la presenza dell’allocco, che ha qui una densità di popolazione elevata, primato per l’Italia e eguagliata solo da alcune aree forestali situate in Polonia e al confine tra Belgio e Francia. L’allocco è più forte e, ciliegina sulla torta, non disprezza la civetta quale preda. Un’indagine seria sulla civetta nel nostro Parco, va detto, non è mai stata tentata. C’è qualche dato – opera del sottoscritto e di Massimo Favaron – relativo a ormai 4 anni or sono. Le nostre osservazioni confermavano le tradizionali roccaforti della civetta: Cascina Fontana, Molino del Cantone e Giardini della Villa (area del Laghetto). In buona sostanza, non si andrebbe oltre le 2-3 coppie: poca roba, insomma.


Ci vorrebbe però uno studio ad hoc. L’occasione è offerta dal progetto che come Fauna Viva abbiamo lanciato quest’anno: un’indagine sulla civetta in Provincia di Milano. Referente è il grande Gianpiero Calvi, ma anche il sottoscritto è nel, disemm inscì, comitato che coordina le operazioni. Sul sito di Fauna Viva trovate tutte le informazioni necessarie: http://www.faunaviva.it/.
Lo studio vuole coprire la Provincia di Milano, utilizzando la metodologia da qualche anno ideata, e sperimentata con successo, nelle Fiandre da Dries van Nieuwenhuyse e i suoi collaboratori. L’amico Dries, uno dei più grandi esperti mondiali del simpatico rapace notturno, ha apportato delle correzioni ai metodi di studio fin qui utilizzati: il territorio viene diviso in quadrati di 500 metri di lato, 16 quadrati formano una unità di rilevamento. Al centro di ogni quadrato è posto il punto di ascolto, da lì si manda secondo una sequenza ben definita la registrazione del richiamo dell’animale e si aspettano le reazioni delle civette. Il lavoro va effettuato in questo periodo, da metà marzo fino all’inizio di maggio: è la fase dell’anno in cui le civette sono molto vocifere. Si parte, va da sé, dopo il tramonto. Ulteriori particolari si possono leggere sul sito di Fauna Viva: lì troverete metodologia, la registrazione del richiamo (mp3), le carte per rilevare con i quadrati già individuati e, ovviamente, la scheda da compilare durante le uscite.


(foto: Alberto Confalonieri)











Purtroppo siamo in pochi a dividerci un territorio mica piccolo. Non è tutto: per fare un’unità (16 punti di ascolto) occorrono due sere consecutive. Se piove, si marca visita. Tenuto conto del periodo disponibile molto stretto, è dura riuscire a coprire tutto il territorio previsto. Bisogna scegliere dunque; vuoi non fare il Parco? Il territorio del Parco è distribuito su più unità di rilevamento. Poco male: ciò significa lavorare anche su aree limitrofe e dunque avere una visione più completa della situazione.

Ma veniamo alle nostre uscite. Battiamo il Parco, io e Alberto Confalonieri, per la prima volta la sera del 31 marzo 2008. Prima tappa è Villa Mirabello, proprio sul piazzale. Risponde una civetta, dal pratone dell’ex-ippodromo, da lontano. Non passa molto e le fa eco un altro esemplare, dal retro di Villa Mirabello, ovvero poco lontano dal Molino del Cantone (vedi sopra). All’incrocio tra Viale Mirabello e Viale di Vedano ci arriva un’altra risposta. Non cominciamo male, quindi; anzi, il tutto non manca di sorprenderci. Eh, il bello deve ancora venire.
Non manca la voce dell’allocco, che fa sentire più volte la sua presenza: re delle notti al Parco. Proseguendo sul Viale Mirabello, viaggiamo in area autodromo; al Prato del Roccolo becchiamo la quarta civetta della serata. Nell’area del golf, a poca distanza dalla direzione – “club house” la ciaman, con ridicola e pacchiana anglofilia – ne succedono di tutti i colori: tre civette, in contemporanea! Ormai ci accorgiamo che la storia del piccolo rapace è tutta da riscrivere: pochi punti di ascolto e siamo già ad almeno 5 esemplari.
Tra la Pineta e Molini Asciutti, altre due finiscono sulla scheda di campo. C’è anche l’allocco ad animare il concerto. Delle due l’una – è la nostra conclusione –: o le civette del Parco sono delle eroine, sprezzanti di qualsivoglia periglio, o sono votate al suicidio. Cantare con l’allocco a pochi ghelli di distanza significa rischiare di caderne preda.

Il bilancio della serata parla di 10 risposte. In più di una occasione si può trattare dello stesso esemplare, in ogni caso le civette censite saranno almeno 7-8. Un risultato di grande interesse, e una sorpresa non da poco. L’1 aprile gli entusiasmi subiranno un deciso raffreddamento. Percorriamo il territorio di Villasanta, risultato: niente da segnalare.