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mercoledì 11 marzo 2020

Se vi manca il Parco di Monza - parte prima: La garzaia

FOTO DI MARIO CERCHIAI

Il nostro Parco è chiuso per l'emergenza sanitaria. Ci manca. E allora, dedichiamo al nostro amato luogo una serie di testi e di immagini.
Ringraziamo il bravo Mario Cerchiai per averci concesso le sue foto. Avanti così, Mario.

La garzaia




E’ il 2014. Giugno. Mi ferma, nel Parco, l’Edoardo Viganò da Villasanta. Per chi non lo conoscesse, l’Edoardo è un grande fotografo naturalistico. Autore di veri e propri gioiellini, con il suo obiettivo. Non è un professionista, il Viganò: svolge questa sua attività da puro amatore, anche se le sue istantanee trovano spazio nelle pubblicazioni del settore. Se dovesse fare un bilancio economico di questa sua passione, sarebbe “profondo rosso”, per usare le sue parole. “e ‘l niasc dal cenerino?”, gli domando. Il bravo Viganò aveva segnalato qualche tempo prima la nidificazione dell’airone cenerino in quel di Villasanta. Si tratta di un evento di assoluta rilevanza. La prima nidificazione della specie nella nostra provincia, dopo quella del 1998, segnalata da quel simpatico pazzoide del Mario Colantonio da Renate.



Non sono solo quel giorno: con me, la comitiva dei ragazzi di una settimana verde nel nostro Parco. Il Viganò ci porta nel giardino di una ditta, appena fuori dalla mura. Un albero isolato, sulla riva di un laghetto artificiale. È in cima a quella pianta che la coppia di aironi aveva fatto il nido. L’albero è un esotico. Il tronco è alto giusto qualche metro (vado a memoria), e la sua chioma è stata sagomata in modo da formare una sorta di coppa, fitta di rami. Curioso che i cenerini si siano insediati qui. Ma mica tanto strano: il luogo non è molto disturbato.




Passeranno un paio di anni. Quello che avevamo visitato – quasi inutilmente avevo cercato tracce della specie nel prato, ricordo giusto una penna o due – può essere considerato, a distanza di tempo, una sorta di embrione della successiva garzaia. Garzaia: il termine indica una colonia di nidi, formata da uccelli del gruppo degli aironi. In alcune zone della Pianura Padana, e per la precisione della Bassa, queste colonie possono raggruppare un numero alto di nidi, fino a qualche centinaio o, anche, qualche migliaio. Un gruppo di lavoro, coordinato dal Professor Mauro Fasola, è attivo da tempo, dal 1972, e tiene una banca dati del fenomeno. Si potrebbe parlare a lungo. Solo un paio di note. Le garzaie possono essere mono- o plurispecifiche (ovvero formate da una sola o più specie). Una raccolta di dati naturalistici, quella sulle garzaie, su un arco di tempo così ampio (circa 50 anni) non è fatto comune in Italia: solo per lo stambecco abbiamo un intervallo di tempo più ampio, dal 1965.
2016. Il Giuseppe Redaelli segnala un gruppo di nidi al Parco di Monza. Airone cenerino, appunto: 3 nidi. E garzaia – puro prodotto locale – fu: la prima per il nostro territorio. Parte una operazione di controllo e censimento, che terrà sotto controllo la situazione. E qui occorre utile divagazione. Le garzaie non sono, in genere, luoghi avvicinabili. Bisogna tenere una distanza di rispetto, almeno 100 metri: in caso contrario, si causerebbe grave disturbo, col rischio anche di perdere la covata. Esistono poi le curiose garzaie localizzate in luoghi molto frequentati dall’uomo: una strana schizofrenia, dettata dalla psicologia di questo gruppo di animali, non ancora profondamente compresa. Chissà, probabilmente colgono dove non c’è particolare disturbo.
Certo, la colonia del nostro Parco è proprio piazzata in un luogo molto frequentato: ciclisti e corridori anche sotto i nidi – peraltro sistemati molto in alto, i nidi non gli umani citati –, comitive e famigliole, mezzi motorizzati, mentre il prato a poca distanza è classica meta per gitanti con spuntini al sacco annessi.




La stampa locale pubblica la notizia con tanto di foto. Quasi ribalto una cronista al telefono: “sarebbe stato meglio non diffondere la cosa… arriveranno masse di fotografi…”. Pessimismo e negatività del sottoscritto, al solito. La realtà sarebbe stata ben diversa. Nessun problema per i nostri aironi. Che continuano imperterriti a nidificare nel nostro Parco.

3 nidi nel 2016 e nel 2017; 4 nidi nel 2018 e nel 2019. Questi i numeri per gli anni scorsi.
Quest’anno, la comitiva subisce un incremento: siamo a 6 nidi a tutto il 7 marzo. Giusto un dettaglio: 3 nidi su una quercia europea, 2 nidi su un Taxodium distichum (cipresso calvo), 1 nido su un platano.
Le belle immagini di Mario Cerchiai, sempre bravo, sono state scattate nel nostro Parco.
Una colonia ormai consolidata, dunque. “ah, lei è un appassionato?” – capita che mi chieda chi mi vede girare per il Parco col binocolo – “sa che ci sono tanti aironi?...”, con a seguire il classico “li vedo sempre…”.


Matteo Barattieri

giovedì 13 giugno 2019

13 giugno 2019 - Al Parco col binocolo (parte seconda): è gradito l'abito scuro


Al Parco col binocolo (parte seconda): è gradito l’abito scuro

30 marzo 2019. Il messaggio viaggia rapido dal mio cellulare ai gruppi whatsapp dedicati. “Trovato nido del picchio nero”. Con testardaggine tutta brianzola, perlustravo da qualche tempo l’area frequentata dalla specie. E in un albero a ridosso di un sentiero e poco distante da una stradina, il nido. L’ubicazione rimane confinata ad un gruppo ristretto. In buona sostanza, i quattro addetti alla indagine ornitologica. Cui si aggiunge, meritato posto d’onore, il Marco Casati da Monza, che fornisce contributo prezioso, condito da proverbiale stile, alla causa. Specie amata dai fotografi, ahinoi, il picchio nero. Rivelare siti di nidificazione può significare compromettere la buona riuscita della covata. Fotografi naturalisti: i bracconieri del 2000, in tanti, troppi casi.
Il bellissimo picchio – il più grande sul territorio della vecchia Europa – affascina non poco. Nel passato, era specie confinata alle aree montane. Da alcuni anni, l’animale ha esteso il suo areale, occupando via via zone di pianura, dal Varesotto a, quasi, il Milanese. Nel nostro Parco, è stato segnalato per la prima volta nel novembre 2017. Le osservazioni di quest’anno sono le prime a documentarne la nidificazione. L’espansione può essere collegata alla sempre maggiore disponibilità di piante vecchie nelle zone di pianura, tra boschi, parchi, giardini. La specie non è nemmeno poi così elusiva o diffidente.





Seguiranno osservazioni da parte della nostra allegra brigata. Due i piccoli, un maschio ed una femmina. Fino al 25-26 maggio. Il giorno 27 maggio, il nido è silente: piccoli involati, in cerca di fortuna.
Del picchio nero ho raccolto alcune emissioni vocali, oltre ad alcune tracce di attività al nido. Ma queste sono altre storie. Alla prossima


Foto di Giovanni Fontana e Francesco Checco Ornaghi (dell’associazione CROS Varenna)

Matteo Barattieri

lunedì 10 giugno 2019

10 giugno 2019 - Al Parco col binocolo (parte prima): scarpette bagnate

Al Parco col binocolo (parte prima): scarpette bagnate

“Ta me dii ca faseum i strad e i sentee…”, sacramenta il Checco, che non indossa gli stivali come gli altri della comitiva. Sbagliare calzatura quando si è sul campo non è mai cosa buona. È come, nel pallone, fallire nella scelta dei biroeu (tacchetti per l’italiano).
È il 18 aprile 2019. Il progetto: da anni, dal 2004, non vengono effettuate indagini approfondite e complete sugli uccelli del nostro Parco. In questo caso, l’obiettivo è fotografare la situazione dei nidificanti. E partiamo, a ridosso dell’alba, col binocolo al collo. Una civetta fa capolino dal tetto di un manufatto: rimane sempre un mistero capire dove nidifichino le tante civette del Parco.
Il gruppo si compone di vari elementi: accanto al sottoscritto, Massimo Brigo da Muggiò, Italo Magatti da Monza, e il summenzionato Ornaghi (Francesco o “Checco”) da Macherio. L’erba bagnata del mattino suscita suggestioni, e non solo lamentele. Ma la concentrazione deve essere massima. Si usano il binocolo o, eventualmente, la specola – più familiarmente, il cannocchiale –, e le orecchie. Ogni specie osservata o sentita viene puntualmente annotata. Dice: “ma il Parco è grande… lo girate tutto?”. Domanda appropriata. Facciamo riferimento ad una griglia cartografica, utilizzata su una piattaforma internet europea, Ornitho, nata per riportare e condividere osservazioni di uccelli. Nel tempo, Ornitho si è allargata ad altri gruppi animali, dai rettili agli insetti, dai mammiferi alle specie esotiche dannose. La griglia citata è formata da quadrati di un km di lato. Nei vari quadrati ci muoviamo su un percorso lungo 1 km, registrando le nostre osservazioni.




Un bel lodolaio – un falco dal volo rapido – attraversa il nostro cammino. Prevalgono, va da sé, le specie forestali. Passiamo anche dalla ben nota garzaia, termine tecnico che indica un condominio di nidi di aironi. Quest’anno, i nidi sono 4. Ma la stella è lui, il picchio nero. Ne parleremo più avanti. E qualche specie è ancora in migrazione. Le condizioni meteo rimangono stabili, elemento a nostro favore. Il Parco comincia a contare i suoi frequentatori, che accorrono col passare delle ore: uno dei motivi per i quali è meglio muoversi nelle prime fasi del mattino.
Tecnicamente, sono anche i momenti durante i quali i pennuti sono più attivi, soprattutto dal punto di vista canoro. A fine giornata, il totale dei quadrati coperti assomma a 5 su un totale di 13: non male. Alla prossima, e tutti con l’equipaggiamento adeguato alla bisogna.

Matteo Barattieri