lunedì 10 febbraio 2014

9 febbraio 2014 – E il Parco disse 103 anzi 99



Foto: Mario Cerchiai

La recente osservazione di merlo acquaiolo aveva portato a 102 il numero delle specie di uccelli osservate nel Parco. O a 98, se escludiamo i cosiddetti aufughi. Questo termine si riferisce a quelle specie di origine domestica che frequentano il nostro territorio in condizioni semiselvatiche o semidomestiche. Le liste ufficiali delle specie italiane, redatte dagli esperti del settore, non le considerano come appartenenti alla nostra avifauna; a loro viene appunto riservato un capitolo a parte. Sulla colonna di sinistra trovate il lavoro presentato al Convegno italiano di Ornitologia del settembre 2013, “25 anni di ornitologia al Parco di Monza", nel quale è stato fatto un bilancio sulle specie censite nell’ultimo quarto di secolo nel nostro Parco.
La lista presentata si fermava a 97 specie, 101 se consideriamo anche gli aufughi (ovvero i semidomestici). Il merlo acquaiolo recentemente segnalato porta il numero a 98 (o 102, vedi sopra). Insomma, uno non fa in tempo a organizzare un quadro definitivo che arrivano nuovi aggiornamenti. Da Parco 2.0 – mutuando espressioni dal campo degli informatici – passiamo a Parco 2.1, o giù di lì.

Mica finita. Rovistando nel suo archivio, Mario Cerchiai – bravo e appassionato fotografo – trova la foto di un’anatra, scattata nel nostro Parco. Ibrido di germano reale? O volpoca? Beta innocenza, è proprio una volpoca, per la precisione una femmina, dal momento che non ha la protuberanza alla base del becco. Specie non così comune dalle nostre parti, tra Brianza e Lario. Anzi, come recitano le bibbie dell’ornitologia italiana, si parla di poco più di 200 coppie presenti nel nostro paese, in buona parte concentrate nell’Alto Adriatico. La specie è in leggera espansione, negli ultimi anni: anche nelle nostre lande, aumentano le segnalazioni.

Detto del peccato e del peccatore – i complimenti e i ringraziamenti a Mario non glieli leva nessuno – occorre dare  alla vicenda corretta collocazione temporale. La foto è del maggio 2011. Il luogo è, va da sé o quasi, il vecchio Lambro.

Per il Parco fanno 99 specie (o 103 se contiamo anche gli aufughi). Mica male…


Matteo Barattieri


domenica 26 gennaio 2014

26 gennaio 2014 - Un merlo palombaro al Parco di Monza



foto: Massimo Brigo

23 gennaio 2014. Merlo acquaiolo: prima segnalazione per il Parco di Monza. La specie doveva alla fin fine apparire anche nel nostro Parco, viste le osservazioni recenti (inverno 2012-2013 le più fresche) nella zona di Canonica. Fin qui le scarne note, da addetti ai lavori. Professionisti e dilettanti, tecnici e praticoni: i soggetti del settore – quelli addentro alle segrete cose, per dirla con l’Alighieri – costituiscono comunque una nicchia. È il caso quindi di rendere edotto anche il resto del popolo.
Il merlo palombaro, dunque: il nome fa riferimento al colore scuro di buona parte del manto. In realtà, le affinità tra merlo acquaiolo e merlo si fermano qui. Come mostra la foto – scattata in condizioni non propriamente ottimali sul Lambro nel nostro Parco – il petto dell’acquaiolo è candido. Autore dell’istantanea è Massimo Brigo che, insieme a Italo Magatti, mette anche la firma sull’osservazione. Animale spettacolare e affascinante: passa la sua esistenza lungo i corsi d’acqua, anzi dentro i fiumi, tanto da costruire i suoi nidi anche dietro le cascate. Per nutrirsi, si immerge, e qui viene il bello: sotto la superficie, il nostro non nuota propriamente ma si sposta muovendo le ali come se fosse in volo. Gli occhi sono ben aperti, grazie ad una membrana trasparente che li protegge. E che permette all’animale di individuare le prede, in genere piccoli insetti e larve, e anche piccoli pesci.

Va da sé che la specie gradisce acque trasparenti e di qualità decente. Un piccolo segnale di ulteriori miglioramenti per il nostro Lambro? Possiamo dire di sì. Certo, tornare alle glorie di qualche decennio fa è impossibile, troppi gli abitanti localizzati lungo un fiume dalle portate purtroppo modeste e quindi non proporzionate alla popolazione del bacino. Ma godiamoci comunque la notizia.
Potrebbe nidificare? Si chiederà qualcuno. In realtà, l’areale di nidificazione italiano della specie è soprattutto confinato agli ambiti montani, ovvero a quelle zone dove è più facile trovare acque ancora in buone condizioni. Nel nostro caso, possiamo parlare di una presenza invernale: durante la stagione fredda, il palombaro si porta regolarmente più in basso, tanto da essere facilmente visto sulle rive del lago più bello del mondo, il Lario. Va ricordato però che in Lombardia nidifica anche nelle lande pedemontane, ad esempio sull’Adda a sud di Lecco.
Chissà, sarebbe un colpaccio per il nostro Parco.

Un grazie a Italo e Massimo per la segnalazione.

Matteo Barattieri

lunedì 13 gennaio 2014

10 gennaio 2014 - Uno sciame di gabbiani e altre storie ovvero conteggio acquatici svernanti (IWC) 2014


Gennaio anzi, più o meno, metà gennaio: appuntamento fisso per tanti binocoli, in Italia e nel mondo. La sigla di riferimento è sempre quella: IWC (International Waterbird Census). L’acronimo fa riferimento ad un conteggio che coinvolge a livello generale migliaia di rilevatori (più di 15mila), appassionati e universitari, dilettanti e professionisti. Il censimento si svolge dal 1967 – ormai siamo a oltre 25mila località in più di 100 paesi –, con lo scopo di ottenere una fotografia della situazione degli uccelli acquatici. Oltre che per le intuibili ricadute a livello scientifico e conservazionistico, i dati sono importanti, ahinoi, per determinare le quote di individui abbattili per le specie cacciabili.




E il nostro Parco? C’è, c’è. Dal 2002, le zone acquatiche del gioiello monzese sono inserite nella rete mondiale: Laghetto della Villa Reale, Laghetto della Valle dei Sospiri, tratto di Lambro. Anatre, gallinelle, gabbiani, aironi: negli anni si sono snocciolati dati e cifre. Il periodo prescelto è sempre il cuore di gennaio (per il 2014, esempio, tra il 10 e il 26): è la fase dell’anno in cui gli uccelli tendono a limitare i propri movimenti.

Il 10 gennaio, la mattina, parto, come consuetudine, dal Laghetto. Avere qualche ora libera in settimana è, in questo caso, ottima risorsa. Di solito, è la domenica e il sabato che i visitatori affezionati alle nostre papere si dirigono verso il Laghetto; dare da mangiare ai pennuti potrebbe essere anche una cosa carina, ma rende il compito di noi censitori più complesso. Le anatre si ammassano e si agitano: il conteggio diviene più difficile.

Dice: ma quanti acquatici vuoi ci siano al Parco di Monza? Non siamo mica al Delta del Po, o sui nostri laghi. Corretto. Ma la mania di perfezione diventa in questi ambiti fattore decisivo. E poi è il Parco, eterna passione del sottoscritto: un dato naturalistico in casa propria deve essere raccolto al meglio. È sfida di nervi, prima di tutto: non sbagliare un numero, evitare di far involare le anatre (lungo il Lambro, questo timore accompagna l’attività fino alla fine), non trascurare fino al più nascosto angolo.


Al Laghetto, dunque. Uno sciame di gabbiani comuni si muove a pendolo sopra lo specchio d’acqua. Saranno almeno 200, penso. Lascia stare le stime: armati di sana pazienza e conta. Mica semplice: si muovono di continuo, malnati. Alla fine, l’ipotesi di partenza non era campata per aria: il totale fa 204. Numero da primato per il nostro Parco. Come molti sanno, dalla metà degli anni 2000, la specie ha fatto la sua comparsa nella nostra città; si tratta di normali movimenti stagionali e periodici che caratterizzano questo gruppo di uccelli, ma ne riparleremo. Sui taccuini dei conteggi svernanti, il gabbiano comune viene invece registrato solo dal 2012.

gabbiano comune

Da tenere d’occhio sono le coloratissime mandarine. La popolazione monzese, ebbene sì, è per numeri una delle maggiori d’Italia. Tanto per dare un’idea, le acque del Parco ospitano ogni anno il 90% e oltre delle mandarine svernanti in Lombardia. Il numero finale si ferma a 21 (tra laghetti e fiume). I fasti del 2007 (48 individui) sono lontani.


anatra mandarina

Ed ora, il fiume Lambro. Passo felpato, andatura calma. Se si involano le papere, è un dramma: significa rischiare conteggi doppi. Ogni anno, mi scopro a lanciare messaggi ai nostri pennuti: brave, state ferme…non muovetevi… e compagnia cantante. Un’incognita è anche rappresentata da corridori e ciclisti che si muovono lungo le sponde. Ma le anatre, e gli uccelli in genere, temono di più il cambio repentino di ritmo, a dire il vero.



Poca roba in giro, come confermeranno i conteggi dell’11 gennaio tra Lario e Laghi Briantei. Il totale dei germani reali (l’anatra più nota e comune) si ferma a 83, battendo i primati negativi del 2011 e 2013 (rispettivamente 119 e 120). Ci sono poi le anatre germanate: si tratta dei germani coi colori pasticciati, risultato di incroci voluti dagli umani: sono 7 in tutto.
Un solo airone cenerino, 2 cormorani, 8 gallinelle d’acqua. E poi il cigno, le oche domestiche (4), le anatre domestiche (4), le curiose oche cignoidi (2) del Laghetto della Villa Reale.
A breve, entro la data di consegna dei dati, il tutto si trasformerà in numeri, aridi e freddi ma minga tropp. Per la gioia di Violetta Longoni (Università di Pavia, coordinatrice lombarda per l’IWC). Per il vostro censitore, il ricordo di belle ore trascorse al Parco, con il sottile ingrediente del brivido e della (in questi casi sacrosanta) tensione.



Matteo Barattieri

domenica 24 novembre 2013

24 novembre 2013 – Mille (e più) ali su San Biagio

FOTO: Antonella Galbiati


Domenica 24 novembre 2013. Nel primo pomeriggio mi chiama l’Antonella Galbiati. Caspita, non sapevo avesse il mio numero di cellulare.
“Sei a casa?”. Alla mia risposta affermativa, mi domanda se sto guardando il cielo. Capisco che negli ultimi tempi vedere una bava di sole possa essere una notizia, ma chiamarmi per dirmi di affacciarmi alla finestra suona decisamente eccentrico. Non è che le intemperie autunnali hanno prodotto qualche scompenso alla nostra concittadina? Niente di tutto questo, la signora – per gli amici Anta – gode, per il momento, ancora di pieno equilibrio psichico. Anzi, sempre attenta a quanto la circonda, l’Antonella mi segnala uno spettacolare assembramento di volatili in quel di San Biagio, in via Volta per la precisione. “Sono storni, credo”, afferma con buona sicurezza. Corretto, non può che trattarsi di questa specie, visti contesto e periodo. Attratta dal fracasso come solo questi pennuti sanno fare, ha potuto assistere alle loro evoluzioni. Tra la gru di un cantiere e i tetti delle case.



Naturalisti? Gente che conta, gente che censisce: per usare topos tra i più abusati. Sto mica lì a chiedere troppe descrizioni o ad indugiare sulle emozioni della fanciulla. Quanti saranno, chiedo, allontanando qualsivoglia conato di poesia. “Qualche centinaio?” – approfondisco – “Se sono solo alcune centinaia, non si tratta di un numero poi così eccezionale, anche se è comunque interessante”. Dalla tarda estate fino al termine della stagione invernale, gli storni si radunano in gruppi anche molto consistenti: da alcune decine fino a parecchie migliaia o, anche, decine di migliaia. I cieli delle aree urbane possono anche riempirsi in modo spettacolare. Ottime occasioni per ornito(fili) e belle opportunità per i fotografi.
L’Anta ha anche scattato qualche istantanea e promette di inviarle quanto prima.



Già intenzionato a fare una puntata in zona Taboga e dintorni – per gli alloctoni, il Taboga è un tratto di Lambro in quel di Biassono, il nome deriva dalla somiglianza con uno scivolo –, faccio anche una tappa in via Volta, proprio vicino alla scuola che mi vide alunno. Gli storni ormai sono spariti, a parte qualche unità. Si sono spostati verso il Rondò, spiega l’Antonella.

Anche il breve giro a Biassono non è foriero di particolari osservazioni: solo qualche fringuello. Non c’è più la piantagione a girasoli che negli scorsi inverni forniva risorse alimentari per migratori e svernanti. Un paio di cormorani arrivano al loro vicino dormitorio, proprio a ridosso del fiume: le avanguardie di un gruppetto che passa qui le notti nel periodo invernale.

Bando alle divagazioni. Sullo schermo del pc appaiono le foto. Ottimo strumento per effettuare un conteggio; con pazienza cerco ogni punto scuro sulle istantanee. Il risultato finale parla di circa 3200 individui. Numero non da poco, soprattutto per le nostre lande: un dato di sicuro interesse, meritevole di una citazione almeno nel prossimo annuario del CROS (Centro Ricerche Ornitologiche Scanagatta http://crosvarenna.blogspot.it/), e un quarto d’ora wharoliano per la sempre gentile Antonella.  Ringraziarla è il minimo, invitarla ad inviare altre segnalazioni automatico.
Il comportamento gregario degli storni non sorprenda il profano. Si tratta di strategie che caratterizzano non poche specie. Serve, eccome, radunarsi: miglior difesa da eventuali predatori, possibilità di scaldarsi a vicenda nel periodo freddo... Non solo: nei dormitori notturni, i pennuti si scambiano anche preziose informazioni.





Matteo Barattieri

sabato 19 ottobre 2013

15 ottobre 2013 - Uccelletti comuni lungo il Lambro

Massimo Brigo ci invia questo testo. Lo invitiamo a mandarci altre cose, magari anche qualche foto.

Martedì 15 ottobre 2013, dalle ore 15 alle 17
Parco di Monza, dalle Grazie Vecchie al Ponte dei Bertoli e ritorno.
Con un giorno di ritardo...

Oggi l'acqua non è poi così male, è particolarmente trasparente là dove scorre a pochi centimetri dal fondo.
Anche l'odore dell'acqua non è poi così male, profuma d'acqua; questo è certo un buon auspicio per un fiume ritenuto tra i più inquinati del nostro Bel Paese.
Oggi è un giorno fortunato! Anche chi ritiene queste presunte ovvietà delle sciocchezze, ha tenuto chiuse le saracinesche di vasche e cisterne.

Sulla ghiaia a fianco del fiume una ballerina gialla agita incessantemente le lunghe timoniere, forse a mostrare il suo brillante sottocoda.
Camminando lungo l'argine, lasciando alle spalle la corrente, la luce si fa più intensa quasi ad accendere i colori metallici di un fulmineo martin pescatore.
Appena al di là del Ponte delle Catene, un gruppetto di anatre mandarine fanno carosello; i maschi sfoggiano la superba livrea, mostrando le caratteristiche vele color terra di Siena rivolte all'insù. I germani reali non son da meno con la loro testa cangiante ed il magnifico specchio alare. Numerosi i pettirossi ai margini del fiume, se ne stanno piuttosto nascosti tra il fogliame contendendosi il territorio con un incessante ticchettio e con brevi canti; non si fan vedere, ma come non ricordarne le fantastiche piume di petto e gola?

Nulla di straordinario rispetto agli avvistamenti di questi giorni, solo uccelletti comuni, ma di rara bellezza.


Massimo Brigo

venerdì 13 settembre 2013

13 settembre 2013 - Anche il Parco di Monza al Convegno Nazionale di Ornitologia


“Ah, il Parco di Monza… famoso per il picchio minore”, a parlare non è qualche trinariciuto naturalista monsciasco o delle lande brianzole. Ma il Karol Tabarelli De Fatis da Trento – il nome rimanda direttamente alla genitrice polacca –: martella oggi, martella domani con la storia del piccolo (e mica tanto scontato o comune) picchio, ospite da sempre del nostro Parco, e qualche risultato salta fuori. A centinaia di chilometri di distanza, il simpatico volatile può costituire nobile biglietto da visita. Altro che autodromo, spara subito l’anticircuito che alberga e prospera in tanti di noi. E a Trento il Parco di Monza c’è, in queste luminose  giornate di settembre. L’abito scuro non è propriamente raccomandato, ma l’evento si può classificare nella rubrica gran gala: Convegno Italiano di Ornitologia (11-15 settembre 2013  http://events.unitn.it/ornitologia2013), sissignori. La meglio gente tra studiosi e appassionati di volatili del Bel Paese, con qualche ospite straniero di prestigio invitato per la circostanza.
“25 anni di ornitologia al Parco di Monza (Monza, MB): una revisione critica per la stesura di linee guida gestionali”, questo il titolo del lavoro presentato in forma di poster. Autori, oltre al sottoscritto, altri cultori della materia, ma sa diss: Massimo Brigo da Muggiò, Francesco “Checco” Ornaghi da Macherio, Piero “il prof.” (un docente fa sempre comodo) Bonvicini, lecchese per residenza, e Italo Magatti di Monza. Tutta la brigata con lo stendardo del CROS (Centro Ricerche Ornitologiche Scanagatta) di Varenna. Il titolo della comunicazione lascia poco spazio al mistero. Abbiamo preso in mano i dati sugli uccelli raccolti all’interno della mura del Parco, in buona parte proprio da noi, negli ultimi due decenni e rotti. L’obbiettivo è duplice: da un lato compilare una lista delle specie con relativa caratterizzazione – nidificante, svernante, stanziale, presenza occasionale….ecc…. –, dall’altro lato individuare alcune strategie per una gestione del nostro patrimonio verde più attenta agli aspetti naturalistici.


Il corpus di dati comprende 101 specie, di cui 4 esotiche e/o aufughe, ovvero da non considerarsi selvatiche ma semidomestiche. Per 89 specie possiamo definire in maniera abbastanza sicura quello che in termini tecnici si chiama status, ovvero la modalità di presenza: se è visibile solo di inverno oppure durante la migrazione, se nidifica oppure no, e via andare. Poi torneremo in maniera più dettagliata sul tema, con una analisi della lista delle specie. Per il momento possiamo segnalare che 43 sono i nidificanti, con netta prevalenza, va da sé, delle specie legate al bosco, ben 25. Qualche chicca? Detto del picchio rosso minore, che qui ha una delle più note (e non molte) stazioni sul territorio lombardo, possiamo citare rapaci come lo sparviere o il lodolaio (quest’ultimo aggiuntosi negli ultimi anni), il martin pescatore, gioia e desiderio di tanti fotografi, l’ormai consolidato airone cenerino (ben noto a tanti)….


Interessanti spunti sui metodi di censimento degli uccelli in aree montane, lavori sperimentali sul passero, una bellissima ricerca sulle berte, specie del mare aperto: il convegno snocciola importanti comunicazioni, e anche il nostro Parco fa la sua porca figura.

Matteo Barattieri

domenica 3 marzo 2013

Scorci di inverno... arriva la primavera

Riprendendo quanto mi ha scritto Mario, nel trasmettermi nuove immagini da lui scattate nel Parco:
Il parco si sta risvegliando :
Gli acquatici si notano sempre di più in coppia
Il picchio verde è molto visibile nelle macchie di prato concimate e libere dall'ultima neve ( anche se ne è prevista dell'altra che ricoprirà nuovamente i prati per qualcje giorno )
I cenerini stanno tornando sui prati.
Il gheppio è sempre più vigile sugli alberi che circondano le radure . E' talmente attento a osservare se vede prede nei prati che diventa molto avvicinabile e fotografabile con buon successo.
Ieri ho visto ( ma le foto non sono belle quindi ci riprovo) un gruppo di rigoli cercare cibo sui tronchi messi a P.ta Villasanta per delimitare l'area parcheggio/ingresso vialetto al parco.
Gli scoiattoli sono numerosi e molto attivi.
Avvistate lepri in più zone , sia in ferme che in fuga attraverso i prati ancora innevati.
Anche la flora si sta svegliando : Bucaneve ( lungolambro ), Crocus ( pratone Lo Scittore ) e Veroniche sono già in fiore.


Con qualche giorno di ritardo, i fringuelli hanno ripreso la loro attività canora sullo scorcio del mese di febbraio, e con loro numerose altre specie.
Prossimamente, vi manderò qualche ragguaglio su un progetto di monitoraggio del Picchio Rosso Minore, che vede impegnati tra gli altri il mio socio Matteo.
A presto!