lunedì 30 marzo 2020

Se vi manca il Parco di Monza - parte 19: Da un mondo all'altro


Il nostro Parco è chiuso per l'emergenza. Ci manca. E allora: una serie di testi e immagini per alleviare la nostalgia.


Ci sono luoghi del cuore che possono essere definiti in questo modo per la loro bellezza o singolarità o per il fatto che evocano ricordi e situazioni vissute.
A Monza c’è una basilica di antica origine e, a poca distanza, l’ingresso al Parco che amo di più: sto parlando della chiesa di Santa Maria delle Grazie e dell’entrata all’area verde ubicata a poca distanza, in via Montecassino.
La chiesa è stata eretta nel 1463 in stile tardogotico, ma non quel gotico esuberante e fiorito che caratterizza la cattedrale di Milano e, seppur molto diversamente, la facciata del Duomo della nostra città; è un gotico più dimesso e contenuto, tipico di tutte le chiese conventuali: Santa Maria delle Grazie infatti è edificio francescano.
Dal parco è separata solo da un muro, ma quando si arriva sul piazzale davanti alla facciata, già se ne assapora la frescura e l’ondata di verde rigenerante.
Il colpo d’occhio sulla chiesa, giunti in via Montecassino, è suggestivo: sfilano il campanile, il fianco e la facciata con finestra serliana e le monofore spezzate dal portico, aggiunto nel 1632.

Peccato che l’interno abbia perduto la decorazione originaria in seguito ad un devastante incendio divampato nel 1893.

Poco più avanti si supera il ponte sul Lambro e si perviene ad una porticina che immette direttamente nel parco: a mio parere l’accesso più bello perché il tuffo nel bosco è immediato ed impetuoso. Si passa da un mondo ad un altro: certo il passaggio è mitigato dalla spiritualità francescana e già rilassante di Santa Maria delle Grazie e dal bel ponte che schiude la vista del Lambro, ma si salutano in fretta cemento e auto -spesso nei giorni festivi parcheggiate in modo selvaggio sul piazzale della basilica ed in via Montecassino- per pervenire in luogo fresco ed ombroso dove sono gli alberi a dominare e a scandire il ritmo delle stagioni!

Il piccolo ingresso è sempre affascinante sia che lo si varchi d’inverno quando rami e fronde nude favoriscono l’osservazione degli uccelli, sia durante l’autunno o la stagione primaverile; nel primo caso si apprezzano le tonalità dei gialli e degli arancioni in una miriade di sfumature, in primavera è la sinfonia di canti ad attirare l’attenzione.

Ma credo che d’estate il passaggio produca le sensazioni più nette. Quando la canicola imperversa e non lascia scampo, varcare il piccolo ingresso fa assaporare un’immediata ventata di freschezza: un piacere impagabile.
E una volta all’interno del Parco, a piedi o in bicicletta, vien proprio voglia di perlustrare il bosco e di percorrerne i sentieri. Tra l’altro poco oltre, costeggiando il Lambro, santa Maria delle Grazie offre un altro suggestivo scorcio.

Edo Melzi - Comitato per il Parco di Monza

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